Lisa Ponti girava il mondo con la sua Rolleiflex appesa al collo, fotografava e scriveva di architettura e di design, e lo faceva assai bene. Lo faceva perché glielo chiedeva suo papà, Gio Ponti, che lei amava moltissimo essendone ugualmente riamata, ma nel suo cuore coltivava la passione per il disegno e la esercitava in segreto. Arrivò a dedicarvisi a tempo pieno solo negli ultimi decenni di vita.

Mi ha raccontato suo figlio, Matteo Licitra, che la madre aveva imparato ad amare quella macchina fotografica e a servirsene con maestria dopo essere stata a lungo ospite di Charles e Ray Eames, in California (gli immensi designer della Herman Miller che hanno progettato, tra le altre cose, le più belle sedute del Novecento e le più comode), i quali giravano sempre con le loro Rollei appese al collo, pronti a cogliere ogni dettaglio, perché dicevano che “i dettagli non sono dettagli. Sono l’essenza del progetto”.

Giornalista (di arte, architettura e design), autrice di fiabe, fotografa, artista visuale (soprattutto disegni), figlia d’arte e mamma meravigliosa, Lisa è stata poi la curatrice e l’esecutrice intellettuale dell’eredità culturale di suo padre, Gio Ponti, tra i più grandi maestri dell’architettura italiana del Novecento, del quale ha curato anche la prima monografia sull’opera omnia (1990).

Costantemente in relazione con i grandi nomi della scena artistica italiana e internazionale, Lisa Ponti ha viaggiato in tutto il mondo per raccogliere testimonianze che poi riportava nei suoi articoli, prima sulla rivista “Stile” e poi su “Domus”, di cui è stata redattrice per circa quarant’anni.

Dal padre Lisa ha assimilato la passione per l’arte e per gli artisti, che frequentavano abitualmente la dimora Ponti in via Randaccio 9, come ha raccontato in un’intervista per “Icon Design”: “Per noi era naturale essere circondati da artisti: da bambine [aveva due sorelle, Giovanna e Letizia, detta Tita, Ndr] ci piaceva molto Giorgio De Chirico, quando veniva era per noi una festa: lui era golosissimo e noi pure. Ci intendevamo su questo. Ricordo anche che ci piaceva ascoltare il poliedrico poeta lucano Leonardo Sinisgalli e il pittore pugliese Domenico Cantatore. Erano giovani e non ancora famosi. Venivano lì a cena e raccontavano episodi di costume di un Meridione che, allora, appariva a noi tutti un mondo remotissimo”.

Accanto alla carriera giornalistica, in privato, Lisa, oltre che disegnare, scriveva favole. Aveva scritto un libro di favole (L’armadio Magico, 1946), in cui aveva raccolto i racconti che si era inventata per intrattenere i fratellini nel periodo della guerra.

Così ha detto in un’intervista: “Eravamo sfollati in campagna e come sorella maggiore mi dovevo occupare di un fratello e di una sorella piccola, Giulio e Tita. Per noi la guerra non è stata pericolo di vita, quanto disagio, freddo e scarsità di cibo. Trasferiti a Civate, in quell’ex-roccolo che abitavamo. Le favole iniziavano con uno spunto qualsiasi, il tetto, il cielo, gli animali, duravano anche tutto il giorno e il giorno successivo. A un certo punto mio padre mi esortò a buttare giù questi racconti. Nel libro il testo era accompagnato da alcuni bellissimi disegni di Ettore Calvelli. L’armadio Magico è nato dalla libertà casalinga, non da un editore”.

Altre fiabe le avrebbe inventate in seguito anche per i suoi due figli, Matteo e Salvatore. Matteo mi ha raccontato che la madre era così brava a mescolare la fantasia con la realtà che quando loro erano bimbi credevano a tutto quello che lei diceva loro. Ci credevano veramente. Mi ha anche raccontato che, dopo la prematura morte del papà, Luigi Licitra, che fu sepolto al cimitero Monumentale ospite della cappella progettata dal loro nonno per la famiglia Borletti (di cui i Ponti erano parenti acquisiti – la sorella della moglie di Gio, Giulia Vimercati, aveva sposato il conte Romualdo Borletti), quando mamma Lisa li portava lì, faceva dondolare una lastra di marmo mal fissata alla parete che produceva un rumore particolare, dicendo loro: “Bimbi, salutate papà!”. E loro lo salutavano, credendo che quel rumore lo avesse prodotto davvero il papà, per salutarli.

D’altra parte la fantasia, la poesia e l’immaginazione erano nel DNA della famiglia Ponti, se Gio così ha scritto alla figlia:“Ciao, cara Lisa, gli acrobati ci insegnano che tutto è immaginabile e possibile, al di là dei limiti, ma con lietezza, forza, coraggio, e giovinezza, immaginazione, bontà. Tuo Padre” (giugno 1973).

Matteo ha un’importante collezione di disegni della madre, compreso quello di un cerchio del quale mi ha detto: “Lei lo ha tracciato a mano libera in un attimo, ma se gli si sovrappone il compasso, si può verificarne la perfezione”. I disegni di Lisa sono infatti tecnicamente perfetti.

Sebbene Lisa abbia tenuto la prima mostra dei suoi disegni quando aveva già compiuto settant’anni, disegnare è sempre stata la sua passione. Così ne ha scritto lei stessa in un’intervista rilasciata all’amico Franco Toselli, che è stato anche il suo primo gallerista: “I miei disegni mi salvano, mi appaiono nel sonno e al mio risveglio la matita mi prende la mano e io la seguo con fiducia verso una meta benefica, una costellazione, un viaggio ad Abano Terme. Dell’arte riconosco gli strumenti, come gli artigiani: il foglio, la matita, il temperino, il colore, il tavolo, l’arcobaleno… Non uso la gomma che frena la matita, il mio disegno è un eroe casalingo. San Giorgio legge il giornale, il drago è nella cuccia, l’orso suona il violino, se la matita si altera è solo per un duello tra disegno e acquerello; il mio disegno non evolve, è come l’erba di un campo da golf”.

I disegni di Lisa sono lievi, lirici, evocatori di sogni, generatori di incanto fino a rasentare il sublime. Sono, insomma, autentiche opere d’arte, degne del suo illustre padre.

Per loro aveva scelto il formato A4, con questa motivazione: “Ho trovato questo sistema industriale di adoperare i fogli A4 che sono una misura standard e che in tutto il mondo non mancheranno mai. Ne ho qui delle pile. Mi sono imposta questo metodo dove sono obbligata ad adoperare il formato A4 che è universale. Non mi viene nemmeno la curiosità di provare su un foglio più largo”.

A chi un giorno le aveva domandato perché utilizzasse sempre e solo questo formato, ha risposto: “È un formato universale così il disegno sa dove atterrare. L’A4 è mettersi nei limiti che ti invogliano”.

Concludo con un pensiero di Jean Cocteau che ben si addice all’essere lieve di Lisa Ponti e alla leggerezza della sua matita: “Gli angeli volano perché si prendono alla leggera”. E poi essi si vanno a posare sulla vela che suo padre Gio ha costruito nella concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto, simile a una trina ricamata sul cielo, proprio “per far sostare gli angeli”. E padre e figlia siedono lì con loro, nella luce e nella poesia. Per sempre.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Lisa Ponti

AA.VV, Lisa Ponti. Io sono un disegno, Humboldt Books e MACRO - Museo d’Arte Contemporanea di Roma, 2023.
Cristina Fiordimela - Matteo Pirola, Lisa Ponti: basta non fare quasi niente, “Domus”, 23 marzo 2012.
Maria Luisa Ghianda, Lisa Ponti: i disegni mi salvano, “Doppiozero”, 20 aprile 2023.
Luca Lo Pinto, Le affinità elettive: Lisa Ponti, “Doppiozero”, 18 settembre 2012.
Giulia Ronchi, Morta Lisa Ponti, figlia del celebre designer e architetto Gio Ponti, “Artribune”, 10 aprile 2019.

Per conoscere il contributo di Lisa Ponti alla diffusione della conoscenza delle opere di suo padre, si segnala la puntata a lui dedicata dal programma Rai Lezioni di design condotto da Ugo Gregoretti, 1999-2000.




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026