Nadia Tarantini nasce a Carsoli (L’Aquila) il 22 giugno 1946, da padre abruzzese e madre trentina di genitori lombardi (Brescia e Cremona). Le famiglie materna e paterna abitavano nello stesso palazzo, e la bambina poteva sviluppare la sua fantasia seguendone le dinamiche piuttosto vivaci. Il padre, Domenico Tarantini, conosciuto come Mimì, era comunista, non c’era quasi mai e talvolta portava a casa dirigenti importanti del partito. La madre era bellissima, perciò il padre – si raccontava – dopo la seconda media non l’aveva mandata più a scuola per paura che i ragazzi la molestassero. La figura principale della famiglia era quella della nonna materna, donna insieme d’umore oscuro e assai spiritosa, che impartiva insegnamenti attraverso frasi tratte dalle arie d’opera, in particolare pucciniane. In generale, le figure femminili affollavano la sua vita, e in modi sia pure contraddittori, le diedero l’impronta principale.

Fondamentale, nella sua formazione, fu l’anno trascorso a Roma a casa della giornalista Miriam Mafai dopo l’improvvisa morte del padre, nell’autunno del 1962, per frequentare la prima liceo classico. Fra i sedici e i diciassette anni, dopo una vita passata in paese e in provincia (Carsoli, Avezzano, Pescara), le si apriva la possibilità di vivere da vicino da un lato una grande città, che girava in autobus in autonomia e solitudine, dall’altro la casa di Miriam, frequentata dai più brillanti politici del Pci, da giornalisti, intellettuali, artisti (tra i quali la madre di Miriam, la pittrice e scultrice Antonietta Raphaël Mafai). Miriam era diventata il suo modello di donna: giornalista e scrittrice (per guadagnare qualcosa in più, infatti, scriveva novelle su una rivista, con uno pseudonimo).

Nadia frequentò poi a Bologna il secondo e terzo anno di liceo, e il primo di università. Le mature dirigenti del Circolo dell’Udi di Bologna furono maestre di vita, sì, ma in senso negativo: tra le altre cose, sanzionarono infatti l’intero gruppo delle giovani per un articolo modestamente favorevole al divorzio. Era il 1963.

Nadia si sarebbe poi laureata in filosofia, con una tesi sperimentale di Psicologia dell’età evolutiva, soltanto nel 1976 – dopo essersi sposata e aver avuto un figlio e una figlia. Dal 1968 era tornata a vivere a Pescara. Nel novembre del 1977, il corrispondente locale de L’Unità le affidò l’incarico di scrivere di una fabbrica occupata (interamente da donne!). Al secondo articolo, la chiamarono da Roma e divenne corrispondente fissa. Nel 1979 fu assunta nella redazione centrale, dove lavorò ai settori economia, politica in Parlamento e a Palazzo Chigi, cronaca, spettacoli e cultura, fino al 1998. In quell’anno lasciò il giornale e iniziò a insegnare Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico presso l’Università di Teramo. Qui diresse per dieci anni il Laboratorio di scrittura e fondò un master di scrittura creativa, pubblicità e sceneggiatura.

Ha condotto in seguito laboratori di scrittura nella facoltà di Scienze storiche dell’Università di Roma Tre e creato corsi e laboratori di scrittura chiamati “Le vie dei cinque sensi”. Ha collaborato con Diario della settimana, DWF e collabora con LetterateMagazine.it e succedeoggi.

Nadia Tarantini ha continuato a privilegiare la relazione con singole donne e gruppi femminili. Lo ha fatto già nella militanza politica nel Pci, al quale si era iscritta nel 1966, come Commissione femminile. È stata una delle due donne negli organismi dirigenti a Pescara (Comitato federale e Comitato regionale) e ha preso parte ai Comitati di donne per la legge sul divorzio – un vasto coordinamento (dal Pci alle donne liberali e radicali) per l’applicazione della legge sull’interruzione della gravidanza.

Con Maria Rosa Cutrufelli e altre dirigenti della Lega delle cooperative ha esplorato il mondo delle donne dentro quella realtà; con Anna Maria Guadagni, Franca Fossati e Bia Sarasini come direttrici, ha collaborato a Noi Donne con inchieste e rubriche dedicate al lavoro parlamentare e alla salute naturale. Nella redazione di Noi Donne conosce Anna Maria Crispino, e sotto la sua direzione comincia a collaborare a Leggendaria, collaborazione che nel 2026 tocca i trent’anni. È attraverso Leggendaria e la giornalista della Rai Maria Rosaria La Morgia che scopre “il terremoto delle donne” aquilane nel 2010, un anno dopo il disastro, sviluppando con le donne aquilane un rapporto durato cinque anni, con la costituzione dell’Associazione donne terremutate, gli incontri con donne di tutta Italia e l’apertura della Casa delle Donne de L’Aquila.

Attraverso Anna Maria Crispino si iscrive alla Sil (Società Italiana delle Letterate), alla quale collabora dal 2004. Fondamentale è anche l’incontro con Grazia Livi, dai primi anni Novanta: un’amicizia stimolante sul piano sia personale che letterario.

Leggendaria per lei è stata una importante palestra, su cui ha curato temi e approfondimenti, da quello su I talenti delle donne (2009), a quello su Terre-Mutate (2010 – il numero speciale sulle donne de L’Aquila), infine a quello su Sensibili guerriere. Leggendaria è stata anche l’occasione per presentazioni in tutta Italia e rapporti con singole donne e associazioni, che hanno prodotto relazioni e collaborazioni. Su Leggendaria è stato inoltre pubblicato il suo secondo racconto, Gazpacho (il primo, Lei, era stato pubblicato sulla rivista Tuttestorie). Un terzo racconto si trova nella raccolta Allupa Allupa, curata con Silvana Maja.

Nel 2017, dopo un’elaborazione durata trentasette anni, è uscito il primo romanzo distopico, Quando nascesti tu, stella lucente, ambientato nel 2346. Al romanzo è dedicato un capitolo del saggio di Giuliana Misserville Donne e fantastico. Narrativa oltre i generi. Nel 2019 ha pubblicato Amore inquieto, memoir sulla madre e sulla nonna materna.

Ma la scrittura narrativa si era già sviluppata nel romanzo-saggio Il risveglio del corpo, sulla salute naturale, scritto insieme alla terapeuta Maria Teresa Pinardi. Come avveniva per i partecipanti ai suoi corsi di scrittura, anche per Nadia Tarantini c’è stato inizialmente un problema di autorizzazione alla scrittura – e le figure che più l’hanno incoraggiata sono state Anna Maria Crispino e le redattrici di Leggendaria; le socie della Sil; l’editrice Laura Lepetit che ne aveva intuito le capacità e l’aveva spinta a scrivere il Risveglio. Per presentare il suo racconto su Tuttestorie aveva scritto: “Il racconto fa parte di me da sempre”.

Nell’ultimo decennio, l’hanno aiutata a mantenere il filo della scrittura letteraria alcune amicizie importanti: Antonella Cilento, Giuliana Misserville, Maria Vittoria Vittori, l’ambiente della Libreria Tuba, lo sceneggiatore Achille Pisanti, Roberta Mazzanti, oltre all’autrice di questa voce.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Nadia Tarantini

Opere di Nadia Tarantini

Il processo di Maria Goretti, Roma, Libri de l’Unità, 1994.

Il risveglio del corpo. Dai sintomi alle emozioni, con Maria Teresa Pinardi, Milano, La Tartaruga edizioni, 1996.

Il nostro giornale quotidiano. Il mestiere di giornalista, Parma, Pratiche Editrice, 1998.
Allupa, allupa. Stupore e allarme di 25 scruttori e 25 artisti visivi, a cura di e con Silvana Maja, Bologna, DeriveApprodi, 2006.
Laboratorio di scrittura. Come lavorare nella comunicazione e migliorare il proprio stile, Milano, FrancoAngeli, 2009.

Quando nascesti, tu stella lucente, San Bonifacio, L’Iguana editrice, 2017.

Amore inquieto, Guidonia, Iacobelli editore, 2019.

La diciottesima vita. Rinunceresti ai tuoi ricordi in cambio dell’immortalità?, Milano, Delos Digital, 2022.




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026