“La più alta educazione dello spirito è in contraddizione con i ruoli tradizionali della donna in quanto moglie, madre e donna di casa?”1. È con questa domanda che inizia l’opera principale di Amalia Holst, una pensatrice vissuta a cavallo tra Illuminismo e Romanticismo, a lungo dimenticata e oggi riscoperta grazie alla traduzione di Über die Bestimmung des Weibes zur höheren Geistesbildung (Sulla destinazione della donna per un’educazione superiore) (1802) a opera di Andrew Cooper. Quella che pone è una domanda radicale, che, nonostante tutto, risuona ancora come “fenomeno fantasma” in tante pratiche odierne. Una domanda, quindi, che sfidava i pregiudizi e gli impedimenti effettivi all’istruzione per le donne dell’epoca, entrando a fondo nell’argomento fondamentale utilizzato, anche dall’Illuminismo, per ostacolare l’accesso all’istruzione per le donne.

I ruoli tradizioni delle donne, ovvero i loro “dreifache Berufe” non sono, per Holst, un argomento contro un’istruzione superiore, una “Höhere Geistelbisdung”, ma diventano, all’opposto, il motivo per cui le donne dovrebbero avere non solo il diritto ma addirittura il dovere di accedere a un’educazione superiore. Tra i ruoli tradizionali delle donne, infatti, vi è quello di madre, e le madri, a cavallo tra Settecento e Ottocento, sono considerate le educatrici primarie dei futuri cittadini, tesi sostenuta fortemente anche dalla contemporanea e più famosa Mary Wollstonecraft, la quale però vuole arrivare a esiti più rivoluzionari, fino a chiedere un ruolo pubblico per le donne.

L’educazione delle donne in quanto madri non può essere quindi trascurata. Pena il venir meno del più importante dovere civico di costruzione di cittadinanza. Nel secondo capitolo della sua opera principale, “Das Gebildete Frau als Mutter” (La donna istruita come madre), scrive infatti: “Niente ci offre nella natura uno sguardo più giocoso e che eleva il cuore, dell’immagine di una madre amante e tenera. Se questa madre diventa al contempo educatrice, con nobile spirito, attraverso azioni nobili e umane e un’attività finalizzata, diventa il modello dei suoi amati piccoli”.

Amalia Holst, da questo punto di vista, rappresenta una delle prime voci, in Germania, che cercano la strada per l’emancipazione femminile a partire dal ruolo di madre, aprendo al cosiddetto “femminismo materno” che tanta importanza ha avuto per il femminismo tedesco. Muovendosi in un contesto più conservatore di quello inglese, ella non rivendica, tuttavia, ruoli pubblici, ma si sofferma sul diritto a un’uguale educazione per le donne.

In quale modo la nostra protagonista ha potuto portare avanti le sue idee durante il corso della sua vita?
Amalia nasce il 10 febbraio 1758 ad Altona, allora sotto il dominio danese, in una famiglia di funzionari colti. Figlia di Johann Heinrich Gottlob von Justi, alto ispettore minerario prussiano, economista e riformatore illuminista, cresce in un ambiente intellettualmente vivace. La morte prematura del padre, nel 1771, quando Amalia ha solo tredici anni, segna una svolta drammatica nella sua vita. Nonostante le difficoltà economiche, continua a studiare grazie alla rete di intellettuali vicini al padre, acquisendo una formazione fuori dagli schemi per una ragazza dell’epoca che prevedeva francese, latino e nozioni di scienze naturali. La famiglia però cade in disgrazia, e Amalia, a tredici anni, resta con la madre, Johanna Maria Magdalena Merchand, in condizioni economiche precarie.

Tra il 1770 e il 1780 Amburgo è un centro culturale vivace. Amalia frequenta probabilmente il salotto di Elise Reimarus, figlia del filosofo Hermann Samuel Reimarus. È probabile che qui abbia conosciuto Theodor Gottlieb von Hippel, alto funzionario prussiano, futuro autore di Über die Verbesserung des weibliches Geshlecht (Sul miglioramento civile delle donne) (1792).

Tra il 1780 e il 1790 lavora come precettrice privata per famiglie della borghesia mercantile. Questa esperienza le consente di osservare da vicino i limiti dell’educazione femminile dell’epoca, basata su ricamo, musica e nozioni di religione. Nel 1791 si trasferisce definitivamente ad Amburgo e sposa Johann Ludolf Holst, avvocato e direttore di un istituto pedagogico progressista. Il matrimonio è probabilmente un’unione di interessi intellettuali: Holst condivide le idee della moglie sulla riforma scolastica. Tra il 1792 e il 1795 nascono i loro tre figli: Emilie, Mariane e Eduard.

Tra il 1792 e il 1802 Amalia dirige la scuola materna annessa all’istituto del marito. Qui sperimenta un metodo innovativo: coeducazione per i bambini sotto i sette anni, insegnamento delle scienze (botanica, geografia) attraverso osservazione diretta e giochi, lettura di testi filosofici semplificati per le ragazze più grandi.

Nel 1802 esce Über die Bestimmung des Weibes zur höheren Geistesbildung (Sulla destinazione della donna a un’istruzione superiore), il suo testo più noto. Il libro è una risposta diretta ai filantropisti, che sostenevano la naturalità della divisione dei ruoli. Holst pensa, al contrario, che lo Spirito è “senza sesso” (“geschlechtsloser Geist”), che le donne hanno diritto a studiare filosofia, scienze e lingue antiche, e che l’istruzione superiore migliori le loro capacità di madri e cittadine. In quest’opera emerge il suo tentativo di argomentare a favore di un’educazione superiore utilizzando proprio il tema della maternità e capovolgendo il ruolo riproduttivo, trasformandolo da ostacolo a fattore fondamentale per l’educazione e l’emancipazione femminili. Leggendo le sue parole: “E chi sarebbe ovviamente più adatto a essere questa prima maestra e formatrice, se non una madre amorevole e colta? (…) Ma per questo nobile compito abbiamo bisogno di una formazione personale a un livello molto elevato, e di conoscenze molteplici e variegate”. Rovescia, in questo modo, le tesi portate avanti da Rousseau nell’Emilio, le quali influenzarono non solo le moderne teorie pedagogiche ma anche una certa tradizione di pensiero che sanciva l’inferiorità e la separazione della donna dalla sfera pubblica. Il libro riceve recensioni ostili. Nonostante ciò, il testo circola nei salotti di Berlino e Lipsia.

Nel 1803 Amalia fonda una scuola per ragazze a Boizenburg (Meclemburgo), dove applica i suoi principi: programma che include storia, matematica, scienze naturali, oltre alle tradizionali “arti femminili”; metodo basato su lezioni dialogiche e uso di testi originali; allieve figlie della borghesia locale, ma anche alcune borsiste provenienti da famiglie povere.

Tra il 1805 e il 1810 apre altre due scuole, ad Amburgo e Parchim. Tuttavia, i progetti falliscono per l’ostilità dei conservatori e a causa di difficoltà economiche. Nel 1813 si trasferisce a Parchim con il marito. Il motivo è probabilmente politico: dopo la sconfitta di Napoleone, la Prussia impone un ritorno all’ordine tradizionale, ostile alle riformatrici. Nel 1825 muore il marito e Amalia si ritira a Greater Timkenberg, un villaggio sull’Elba, dove vive con il figlio Eduard.

Il 24 aprile 1829 muore a settantun anni. I suoi scritti vengono dimenticati per quasi un secolo. Solo nel 1983, grazie a Berta Rahm, il suo testo principale viene riedito.

Amalia Holst, sebbene a lungo trascurata, merita, quindi, di essere inserita tra le pioniere del femminismo illuminista, al pari delle più famose Mary Wollstonecraft e Olympe de Gouges, proprio perché – nonostante l’ambiente più conservatore, quello tedesco, in cui si trovò a vivere – scrisse opere di contenuto filosofico che mettevano in discussione proprio i concetti chiave dell’Illuminismo, ovvero quello di educazione (Bildung) e destinazione della natura umana (Bestimmung), mostrando come illustri filosofi e pedagogisti dell’epoca avessero preteso l’universalità di questi valori escludendo però metà del genere umano dalla loro applicazione.

Note


1 Le traduzioni in italiano delle citazioni sono a cura dell’autrice della voce.


Fonti, risorse bibliografiche, siti su Amalia Holst

Allen, A.T., Feminism and Motherhood in Germany 1800-1914, New Brunswick, Rutgers University Press, 1991.
Cooper, A., Introduction to On the Vocation of Woman to Higher Intellectual Education, by Amalia Holst, edited with an English translation by Andrew Cooper, ix-ivii, Oxford, Oxford University Press, 2023.
Cooper, A., Amalia Holst, Cambridge, Cambridge University Press, 2024.
Holst, A., Über die Bestimmung des Weibes zur höheren Geistesbildung, ed. Berta Rahm, Zurich, ALA Verlag, 1983.




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026