“Quando ti portano via i figli e ti distruggono tutta la famiglia, ti devi sedere a riflettere e decidere… Ti restano due sole strade: vivere o morire. Io ho scelto di vivere. Kika Pastor smise di esistere il giorno in cui portarono via Jorge.”
Hebe/Kika Pastor de Bonafini nasce il 4 dicembre 1928 a El Dique, Ensenada. “Ciò che sono, il mio modo di parlare, perfino di vestirmi, viene da qui”, dirà. Figlia di una casalinga e di un operaio, cresce all’interno di un modello femminile tradizionale: casa, marito, figli. La politica non la riguarda. La sua vita è quella di molte donne argentine del tempo: lavoro domestico, cura, sacrificio. Fino a quarantotto anni resta ai margini della storia. Poi la storia entra in casa.
Tra il 1976 e 1977, durante la dittatura militare del Paese, i figli Jorge e Raúl vengono sequestrati e fatti sparire uno dopo l’altro: il primo l’8 febbraio 1977 a La Plata, il secondo il 6 dicembre dello stesso anno a Berazategui. Hebe cerca ovunque. Ministeri, tribunali, uffici. Ripete lo stesso racconto davanti a impiegati diversi. Di notte a Buenos Aires dorme in pensioni economiche; un giorno, in uno di quei corridoi sporchi e malmessi, incontra un’altra madre, Aurora Molina de Fraccarolli. All’inizio si studiano, esitano, poi una frase rompe il silenzio: “Ho un figlio scomparso”. “Anch’io”. Si abbracciano. Da quel momento non sono più sole. Nelle sale d’attesa dei vari uffici Hebe riconosce sempre gli stessi volti: parenti senza notizie, senza lutto possibile. Molti amici si allontanano. La paura isola. Ma tra quelle madri nasce una rete. Si scambiano telefoni, indirizzi. Si cercano.
Qualcuno parla di un gruppo che si ritrova ogni giovedì a Buenos Aires in Plaza de Mayo. È il 1977. Le prime a esporsi sono poche: tra loro Azucena Villaflor, María Adela Gard, Beatriz “Ketty” Neuhaus, Nora Morales de Cortiñas. Non hanno ancora il fazzoletto bianco. Non gridano slogan. Camminano in cerchio, in silenzio. Chiedono notizie dei figli. È un gesto semplice e radicale: occupano lo spazio pubblico come madri che non accettano la versione ufficiale. L’obiettivo iniziale è consegnare una lettera al presidente de facto Jorge Rafael Videla. Per loro il potere ha un nome e un volto. Anche dentro l’opposizione c’è chi le critica: troppo dirette, troppo esposte. Ma la piazza cresce, e anche la stampa internazionale inizia a parlare di loro.
Per Hebe è una trasformazione. La maternità privata diventa azione politica. La casa non basta più. Deve ancora occuparsi della figlia più piccola, Alejandra, delle pratiche burocratiche per la ricerca dei figli e del marito, Humberto, che non sempre riesce a comprendere la necessità di Hebe di incontrarsi con le altre madri. Ma ogni giovedì torna in piazza. Lì trova ascolto, discussione, conflitto. Lì impara a parlare in pubblico.
Nel tempo, dopo il sequestro e l’assassinio di Azucena Villaflor, il gruppo si struttura. Hebe assume un ruolo sempre più centrale e dal 1979 presiede l’Associazione Madres de Plaza de Mayo. Diventa una figura internazionale, un riferimento, una voce scomoda anche in democrazia. Non evita lo scontro politico, prende posizioni nette, talvolta divisive. Non è una figura lineare: la sua leadership forte suscita consenso e critiche, anche all’interno del movimento. Resta però un dato: senza quelle donne – e senza il loro ostinato camminare in cerchio – la memoria dei desaparecidos avrebbe avuto assai meno spazio pubblico. Hebe nasce madre “di casa” e diventa madre di una piazza. La sua biografia attraversa il dolore privato e lo trasforma in presenza collettiva. Non cerca eroismi, ma i figli. E nel farlo cambia il linguaggio politico dell’Argentina.
Dopo la caduta del regime militare nel 1983, nell’organizzazione iniziano a svilupparsi divisioni relative alle azioni del presidente Raúl Alfonsín volte a perseguire i colpevoli delle persecuzioni, giudicate da alcune eccessivamente caute.
Nel 1986 l’associazione de Las Madres si divide in due gruppi: uno rimane fedele ai fondatori mentre l’altro, identificato come l’ala più radicale del movimento, viene guidato da Hebe. Negli anni 2000 Hebe inizia a collaborare con i presidenti Néstor Kirchner e Cristina Fernández, divenendo regolare consigliera della Casa Rosada. L’associazione Madri di Plaza de Mayo promuove, grazie anche ai finanziamenti governativi, la nascita di un giornale, La Voz de las Madres, una stazione radio e l’università popolare Madri di Plaza de Mayo.
Tra il 2008 e il 2011 Hebe supervisiona la costruzione di migliaia di unità abitative destinate agli abitanti delle baraccopoli in sei province e nella città di Buenos Aires. Riceverà premi e onorificenze in diversi paesi del mondo. Sosterrà inoltre diverse figure e realtà scomode della politica estera, come movimenti anarchici e rivoluzionari, prima di spegnersi il 20 novembre 2022 a novantatré anni.