Genoeffa Cocconi Cervi è nota per essere stata la madre di Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore, i sette fratelli Cervi fucilati dai repubblichini a Reggio Emilia il 28 dicembre 1943 insieme a Quarto Camurri, tutti decorati con medaglia d’argento al valor militare “alla memoria”. Con loro era stato arrestato anche il padre Alcide, che in seguito sarà il principale testimone e custode dell’epopea della famiglia, mentre la figura della madre è rimasta a lungo nell’ombra, nonostante il suo ruolo centrale.
“Li ha cresciuti così: con quella capacità di resistenza al male e di visione straordinaria del futuro che, a mio parere, l’ha fatta una delle fondamenta della Repubblica italiana. Lei è nella storia d’Italia, lei, non solo i suoi sette figli”. Così ne parla Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Cervi di Gattatico fino al 2025, nel film di Marco Mazzieri Genoeffa Cocconi: i miei figli, i fratelli Cervi.
Possiamo considerare Genoeffa l’ottava vittima dell’eccidio. Muore infatti il 14 novembre 1944, a sessantotto anni, meno di un anno dopo i suoi sette figli, di cui ha continuato la lotta insieme al marito Alcide (sposato nel 1899) e alle altre donne della famiglia, nonostante le intimidazioni e gli attacchi dei fascisti. A ottobre c’era stato un altro assalto alla casa dei Campi Rossi dove viveva con il marito, gli undici piccoli nipoti e le quattro nuore.
Nella sezione del Museo di Casa Cervi dedicata alle “Donne dei Cervi” si delinea la sua figura: “Genoeffa non è ‘soltanto una mamma’: è la resdòra, la reggitrice delle sorti domestiche, così come la custode dell’etica credente in una casa attraversata dalla passione politica. Da lei vengono i primi libri che i figli maneggiano, è la sua voce nella stalla a donare il piacere della lettura. È sempre lei che regge l’ansia del pericolo costante per l’attività clandestina, il rifugio degli sbandati, fino a portare il peso del segreto di fronte al convalescente Alcide, di ritorno dal carcere e ignaro della fucilazione”1.
Dopo una giornata dedicata a pulire, lavare, cucinare, cucire, filare, tessere, allevare conigli e altri animali, Genoeffa legge – nelle sere d’inverno nella stalla, d’estate nel cortile – pagine della Bibbia, dei Promessi sposi, della Divina Commedia, appassionando i figli a ideali di lavoro, giustizia, pace e libertà. È una donna pratica, esperta dei lavori della campagna, interessata a conoscere il mondo e con l’aspirazione a un futuro migliore. Per lei e per i tutti i Cervi, come per tante altre donne e uomini, la Resistenza è fatta di gesti quotidiani: portare un carico di armi, nascondere una pistola sotto i vestiti, rifiutare la fede d’oro alla patria… “Gesti piccoli. La Resistenza è avere paura e farla lo stesso”2.
Dopo l’uccisione dei figli continua le attività di resistenza insieme alle quattro nuore: Jolanda, Margherita, Irnes e Verina. Margherita, la prima, l’affianca nella gestione dell’azienda agricola; tutte collaborano anche nell’attività clandestina. Nessuna otterrà il riconoscimento della qualifica di partigiana, ma sono loro che ospitano, nutrono e curano renitenti alla leva, disertori e prigionieri evasi dai campi di concentramento, americani, inglesi, francesi, russi, che “venivano stracciati e con i pidocchi, certi in mutandine, e ritornavano via puliti, vestiti, ingrassati. Le donne di casa Cervi lavorano fino all’una di notte per preparargli vestiti e camicie”, racconta Alcide. Molto resta ancora da scrivere sul loro contributo alla Resistenza.
La valorizzazione del ruolo di Genoeffa inizia a vent’anni dalla sua morte. Nel 1965 viene ricordata tra le altre donne reggiane, come “formatrice di patrioti”, attraverso le testimonianze della nuora Irnes Bigi e della nipote Maria Cervi, anche se il loro ricordo resta circoscritto alla dimensione affettiva.
Nel 2004 l’Istituto Cervi e la Società italiana delle storiche organizzano un convegno dedicato a Genoeffa. La nipote Maria Cervi richiama la centralità della nonna nella famiglia, non solo come resdòra e come colei che con Alcide quei figli “li ha partoriti, allattati e nutriti, ma perché ‘insieme’ li hanno cresciuti ed educati all’amore per la famiglia e per il lavoro, ma anche per la lettura, per lo studio, per il gusto della comunicazione e del reciproco ascolto”.
Genoeffa è stata attiva in quella Resistenza senz’armi delle donne che è rimasta a lungo in secondo piano. All’indomani del 25 aprile le partigiane sono state respinte dietro le quinte. Poche hanno visto riconosciuti i loro meriti di combattenti. Occorre arrivare agli anni Ottanta perché si sviluppi la ricerca delle storiche – Anna Bravo in testa – che valorizzano quelle attività di collegamento, informazione e cura svolte dai Gruppi di Difesa delle Donne, ma anche da molte altre donne spontaneamente su tutto il territorio: è quella “resistenza senza armi” che ha avuto un’importanza cruciale nella lotta di liberazione e che implicava rischi gravissimi.
Il mito dei “sette fratelli” ha avuto origine nel dopoguerra a partire da un articolo di Italo Calvino pubblicato su L’Unità il 27 dicembre 1953: “Ecco a pochi chilometri da Reggio, tra Campegine e Gattatico, il fondo di Fraticello. Una vasta casa colonica, tra verdi prati da foraggi, era ed è la casa dei Cervi. Ci vivono ora le quattro vedove e gli undici figli dei Cervi; la vecchia famiglia patriarcale è unita oggi come allora, intorno ad Alcide Cervi, il vecchio Cide, il padre dei sette, e intorno alla memoria dei fucilati e della madre, morta di dolore poco dopo”.
Genoeffa è ricordata anche da Piero Calamandrei, che nell’Epigrafe per la madre dei fratelli Cervi la celebra con parole commoventi, ma circoscrivendola nella sfera del sentimento: “il padre è forte e rincuora i nipoti / dopo un raccolto ne viene un altro / ma io sono soltanto una mamma / o figli cari / vengo con voi”. In questi versi si coglie l’aspetto affettivo, il dolore devastante che ne deriva, ma si lascia in ombra la forza morale e politica e la centralità di Genoeffa, di cui si trovano invece tracce già nel libro I miei sette figli di Alcide Cervi, apparso nel 1955 a cura del giornalista Renato Nicolai.
A Casa Cervi si è via via valorizzato il ruolo della madre e delle donne della famiglia, accanto alla memoria dei “sette fratelli”, contadini innovatori e partigiani, tra gli eroi più popolari della Resistenza al fascismo e all’occupazione nazista. Nel 2022 è stata allestita la mostra Genoeffa Cocconi Cervi. Una donna, una madre, nella quale sono stati esposti i disegni di Clelia Mori realizzati con stili e tecniche differenti per rappresentare le emozioni di Genoeffa rielaborando le due sole fotografie che la ritraggono: un austero ritratto a mezzo busto e una foto scattata insieme a tutta la famiglia.
Nel 2024, in occasione dell’ottantesimo anniversario della scomparsa di Genoeffa, si è tenuto il convegno Gli strappi della storia e le riparazioni delle donne. La vicenda esemplare di Genoeffa Cocconi 80 anni dopo, fra storia e sguardi contemporanei. Oltre ad approfondire la figura di Genoeffa, si è stabilito un filo rosso tra la Resistenza italiana e le tante “resistenze” di oggi nel mondo, con testimonianze di donne ucraine e russe, curde e iraniane. In quella sede è stato anche presentato il film Genoeffa Cocconi: i miei figli, i fratelli Cervi (2024), di Marco Mazzieri, nel quale Genoeffa, nell’interpretazione di Lucia Vasini, rivive in dialogo con una giovane studentessa.
Fonti, risorse bibliografiche, siti su Genoeffa Cocconi Cervi
Portale dell’Istituto Alcide Cervi.
Mirella Alloisio, La ‘rezdora’ e le altre. Le straordinarie donne della famiglia Cervi, in Patria indipendente, 19 settembre 2004.
Piero Calamandrei, Epigrafe per la madre dei fratelli Cervi, in Id., Uomini e città della Resistenza, Bari, Laterza, 1955.
Italo Calvino, I sette fratelli, L’Unità, 27 dicembre 1953.
Alcide Cervi, I miei sette figli, a cura di Renato Nicolai, Roma, Editori Riuniti, 1955.
Maria Cervi, Un ricordo di Genoeffa Cocconi, in Guerra Resistenza Politica. Storie di donne, a cura di Dianella Gagliani, Novellara, Aliberti editore, 2006.
Genoeffa80. 80° anniversario della scomparsa di Genoeffa Cocconi, Convegno presso l’Istituto Alcide Cervi, 14-20 novembre 2024.
La donna reggiana nella Resistenza. Atti del convegno, Reggio Emilia, Sala del Consiglio provinciale, 5 aprile 1965.
Anna Paola Moretti, Una mostra per Genoeffa Cocconi Cervi. L’ottava vittima, in Patria Indipendente, 25 novembre 2022.
Marco Paterlini, Genoeffa Cocconi donna, madre, contadina, in Quaderni del Museo Cervi, n. 2, novembre 2004.
Documentari e film
Adelmo Cervi, I miei sette padri, documentario di Liviana Davì, 2023.
Genoeffa Cocconi: i miei figli, i fratelli Cervi, regia di Marco Mazzieri, Aleo Film - Schicchera Production 2024.