Cose minimali è molto difficile che ne faccia perché io non ricerco il minimalismo, semmai la semplicità che è una cosa molto differente.

Gae (Gaetana Emilia Anna Maria) Aulenti nasce in una famiglia benestante di origini meridionali, ragione che la porterà a passare molto tempo in Calabria, trascorrendo le estati in campagna in una casa di famiglia. Per motivi di lavoro del padre, la famiglia si trasferisce a Biella, dove Gae frequenta l'istituto tecnico commerciale, dal 1938 al 1942. Questa formazione sarà fondamentale per la sua esperienza aziendale quando, anni più tardi, entrerà nella Olivetti. Da “spirito nomade” qual ella si autodefiniva, e da giovane donna caratterizzata da subito per la sua indipendenza, Gae sceglie di iscriversi al liceo artistico di Firenze per poter essere libera di completare la sua formazione lontano dalla famiglia, evidentemente percepita come presenza limitante. Ma poco dopo, a causa dello scoppio del conflitto mondiale, la giovane è costretta a riunirsi nuovamente alla famiglia.

Gli anni della guerra segnano Aulenti nella sua sensibilità, spingendola ad un impegno politico antifascista di stampo comunista, iscrivendosi al PCI nell'immediato dopoguerra. Una volta all'Università, prende parte al collettivo di Architettura, nato dalla costola della cellula comunista di Facoltà. Infine esce dal partito nel 1952 per prendere le distanze dallo stalinismo, che Gae criticava a causa della persecuzione antisemita da parte del segretario generale del partito comunista sovietico. La questione ebraica è un tema che la tocca da vicino, come testimonia la sua amicizia con Luciana e Fernanda (Dindi) Nissim: “A Biella ero amica di due sorelle ebree che sparirono da un giorno all’altro”. Le sorelle Nissim, salvatesi dall'Olocausto, si stabilirono a Torino, dove introdussero Gae ad una cerchia di personalità di cultura ebraica, fra cui Primo Levi e Franco Momigliano (che sposa Luciana Nissim). Intanto anche Gae vive nel capoluogo piemontese, dove conclude il percorso di studi superiori presso l'Accademia Albertina di belle arti e liceo artistico. La sua formazione prosegue poi a Milano, dove si laurea in architettura al Politecnico nel 1954 e dove conosce Francesco Buzzi Ceriani, collega di studi, che Gae sposa subito dopo la laurea, nel maggio 1954 e da cui ha l'unica figlia, Giovanna Buzzi, nata nel 1955. Per conciliare il ruolo materno con il lavoro, G. svolge l'attività in uno studio realizzato nell'abitazione di via Cesariano 8. La formula della casa-studio sarà la costante della sua attività professionale, quasi a rimarcare l'indissolubilità della vita professionale da quella privata. L'ultima residenza, in via Fiori Oscuri 3, è oggi la sede dell'Archivio Gae Aulenti.

In questi anni si assiste a un diverso configurarsi della figura dell’architetto e alla proliferazione di singole specificità professionali: il designer, il grafico e altri segmenti settoriali che animano il lavoro progettuale e l’industria. Un clima che alimenta i molteplici interessi di Aulenti: il teatro, il design, l'architettura di interni e la grafica, rivelando ben presto una personalità poliedrica. Nel decennio 1955-1965 collabora con la redazione della rivista Casabella-Continuità, diretta allora dal suo “maestro” Ernesto Nathan Rogers, esponente di spicco del razionalismo italiano, ridisegnandone la veste grafica. Per la composizione del numero 215 della rivista (1957) G. fu attaccata da un gruppo di progettisti razionalisti che videro in quello una sorta di manifesto del Neoliberty, una cifra stilistica incompatibile con i principi del Movimento moderno internazionale, ma in realtà la componente “eccentrica” è l'unica chiave di lettura della progettazione della Aulenti.
Se piaci a tutti, vuol dire che c’è qualcosa che non va”, ribadiva spesso per esprimere la sua indipendenza di pensiero, in cui era compreso anche il tentativo di diffondere il più possibile la cultura della qualità, come dimostra il ruolo che Aulenti ricopre nel 1966 come art director del Centro Fly casa. Si trattò di un'esperienza innovativa in cui si mirava ad abbattere la barriera esistente tra mobile di qualità e destinazione esclusiva, elitaria, introducendo la filosofia del “grande magazzino”.

Attiva anche in ambito universitario, G. Aulenti è assistente volontaria presso le cattedre di Composizione Architettonica di Giuseppe Samonà (1960-1962) allo IUAV di Venezia, e poco dopo (1964-1969) quella di Ernesto Nathan Rogers al Politecnico di Milano.

Dalla metà degli anni Sessanta, G. riuscì ad avviare una fruttuosa collaborazione con due importanti imprese nazionali per l'allestimento di stand e punti vendita e la progettazione di soluzioni espositive, la Olivetti di Ivrea e la FIAT di Torino. Il primo oggetto prodotto è la sedia a dondolo Sgarsul (Poltronova 1962), ispirata e dedicata al suo amore Carlo Ripa di Meana, con il quale ha la relazione sentimentale più lunga della sua vita, dal 1960 al 1978. L'abitudine di battezzare i suoi oggetti di design con i vezzeggiativi di persone care si rivela anche nella lampada Giova (diminutivo della figlia), che segna l'esordio di G. nell'illuminazione d'autore (FontanaArte 1964).

Del 1965 è la sua celebre lampada da tavolo Pipistrello, disegnata appositamente per lo showroom di Olivetti a Parigi. Poco dopo, per la stessa Olivetti disegnerà lo showroom di Buenos Aires. La collaborazione con le due note aziende consacra Aulenti a progettista dell'élite industriale italiana, tanto che Gianni Agnelli in persona la chiama per affidarle la ristrutturazione del suo appartamento milanese in zona Brera e altri progetti.

L'anno della morte di Ernesto Nathan Rogers, il 1969, lascia su Aulenti un segno decisivo, tanto che G. conclude il suo impegno accademico, abbandonando la collaborazione con il Politecnico. Nel 1974 comincia la sua attività in campo teatrale al fianco di Luca Ronconi, per il quale firma le scene ed i costumi di alcune opere (come ad esempio: Le astuzie femminili al Teatro Mediterraneo di Napoli, 1974; Elektra, Teatro alla Scala, 1994). È proprio grazie all'attività di scenografa teatrale che Aulenti lascia in eredità la passione per il teatro alla figlia, Giovanna, affermata costumista, che debutta anch'ella con Luca Ronconi, realizzando i costumi de La serva amorosa (1986) e lavora poi nel Barbiere di Siviglia per l´edizione 2005 del Rossini Opera Festival, con lo stesso Ronconi e sua madre come scenografa.

Tra i più celebri suoi interventi urbanistico-architettonici dei decenni ottanta e novanta: dal 1980 al 1986 lavora alla riqualificazione della Gare d'Orsay parigina, creando edificio ed allestimento del Musée d'Orsay. A questo si aggancia temporalmente il lavoro di recupero di Palazzo Grassi a Venezia (1985-1986). In entrambe le ristrutturazioni, Aulenti crea soluzioni equilibrate introducendo elementi moderni e mantenendo l'integrità architettonica originale, fedele al principio che estetica e funzionalità debbano convivere.
Tra la fine degli anni '90 e i primi anni 2000 realizza le stazioni metropolitane della linea 1 di Napoli: “Museo” e “Dante” e si occupa di riprogettare le piazze Cavour e Dante. Nel 2005 fonda la “G. Aulenti Architetti Associati”, con Marco Buffoni, Francesca Fenaroli e Vittoria Massa.

Lungo e ricco di prestigiose esperienze, il curriculum della Aulenti vanta anche: il nuovo accesso alla stazione di Santa Maria Novella di Firenze (1990); Palazzo Italia all’EXPO ‘92 di Siviglia; la Galleria per Esposizioni Temporanee alla Triennale di Milano (1994); la conversione in museo delle ex-Scuderie Papali presso il Quirinale a Roma (1999); la riqualificazione di piazzale Cadorna a Milano (2000); l'Asian Art Museum di San Francisco (2003) e il Museo Nazionale d’Arte Catalana a Barcellona (2004).

Gae Aulenti si spegne a Milano, il 31 ottobre 2012, ma pochi giorni prima della sua scomparsa, il 16 ottobre, viene insignita del premio alla carriera consegnatole dalla Triennale, a cui G. aveva fortemente ambito.

Di lei scriverà Emilio Battisti che “è il primo architetto che abbia dimostrato in tutta evidenza che Architettura è un sostantivo di genere femminile”.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Gae Aulenti

Gae Aulenti (Intervista a), Dacia Maraini, in «Vogue Italia», giugno 1972, p. 71 poi ripubblicata come D. Maraini, E tu chi eri?, Milano, Bompiani, 1973, pp. 171-80.

Manuel Roberto Guido, AULENTI, Gae (propr. Gaetana) in «Enciclopedia Italiana Treccani» V Appendice (1991).

Margherita Petranzan, Gae Aulenti, Milano 1996.

AULENTI, Gaetana Emilia, di Francesco Samassa in «Dizionario Biografico degli Italiani» (2016).

Annarita Briganti, Gae Aulenti. Riflessioni e pensieri sull'architetto geniale, Milano 2022.

Lorenza Minoli, Mappa femminile della città di Milano, Enciclopedia delle Donne, Milano 2023.

Giovanni Agosti, Gae Aulenti (1927-2012). I mondi: guida alla mostra, Milano, 2024.

Agosti, Giovanni; Buzzi, Giovanna. Il gioco. Milano, Electa, 2024.

La Gae. Gae Aulenti (1927-2012), a cura di Giovanni Agosti, 2025.

La casa studio Gae Aulenti a Milano raccontata da Nina Artioli, RAI Radio 3, “Le meraviglie” puntata dell'8 marzo 2025.

Sito dell'Archivio Gae Aulenti


Voce pubblicata nel: 2026