“Sono la prima attrice del Novecento”, dice scherzosamente di sé Paola Borboni. Nasce infatti l’1 gennaio del 1900 a Golese, in provincia di Parma. Il padre Giuseppe è impresario teatrale specializzato in allestimenti di opere liriche al Teatro Regio di Parma. Anche la madre, Gemma Paris, ricca ereditiera, è vicina al mondo del teatro, tanto da aver investito il suo patrimonio nell’impresa del marito. Nel 1916 la famiglia si trasferisce a Milano e questo offre a Paola l’occasione di iscriversi all’Accademia dei Filodrammatici. Così, a dispetto dei suoi genitori che sognano per lei un futuro da maestra, abbandona la scuola per seguire il suo sogno di diventare attrice.

“Il giorno in cui mi inciamperò nella dentiera credo che smetterò di recitare”. Questa frase testimonia con ironia la lunghissima carriera di questa attrice, durata settantasei anni. Debutta, infatti, a soli diciassette anni, nella compagnia di Alfredo De Sanctis, come sostituta dell’attrice giovane, nel dramma Il dio della vendetta di Shalomon Asch. Da quel momento non si fermerà più, anche perché il padre muore prematuramente e la madre si ritrova oberata dai debiti.

Porterà in scena i più grandi autori: da Sofocle a Eschilo, da William Shakespeare a Gabriele D’Annunzio fino a George Bernard Shaw, Harold Pinter, Bertold Brecht, Samuel Beckett e Eugène Ionesco. Ma il suo grande amore è Luigi Pirandello. “Sono stata la prima donna a rischiare con una compagnia tutta mia, dedicata al lavoro di Pirandello, nel 1934. Un colpo di testa che mi ha reso felice e quasi povera. Ho sacrificato tutto il mio denaro e i miei gioielli. Oggi, se mi guardo indietro, sono contenta di quello che ho fatto”.

Come capocomico della Compagnia pirandelliana mette in scena diciassette opere del drammaturgo siciliano: tra le sue interpretazioni più note, Silia Gala ne Il gioco delle parti e Donna Anna Luna ne La vita che ti diedi. Paola dice di Pirandello: “Ai miei occhi era un uomo bellissimo. Elegante, assolutamente elegante, naturalmente elegante”.

L’attrice lavora sotto la direzione dei più grandi registi teatrali italiani, da Giorgio Strehler a Luchino Visconti. “Con Visconti non andavo d’accordo, non sono tipo da farmi mettere i piedi sulla testa. Nell’Oreste di Alfieri io facevo Clitemnestra e dovevo andare su e giù per una scala. Ma che bisogno c’era di farmelo ripetere tre, quattro volte? Un attore si sciuta! E poi non gli piacevano le mie pause che erano un modo di riflettere sulle cose”.

“Il nudo in sé stesso può essere anche bello. La pornografia è scandalo”. Così ribatte quando, nel 1925, sfida le critiche e la censura fascista andando in scena a seno nudo – la prima a mostrarlo in Italia – nello spettacolo teatrale Alga marina di Carlo Veneziani. Ha scritto il giornalista Orio Vergani: “Le repliche di quella commedia mobilitarono più binocoli di quanti ne fossero stati usati in mezzo secolo di prove ippiche a San Siro”.

“Il cinema è un’operazione commerciale, l’attore resta sempre un po’ una marionetta. Mentre il teatro è vita, è come mangiare, dormire, amare...”. Eppure Paola, tra una pièce teatrale e l’altra, recita in più di settanta film, come Gelosia di Pietro Germi, I vitelloni di Federico Fellini, Per grazia ricevuta di Nino Manfredi e Sesso matto di Dino Risi.

Non disdegna neanche la TV, comparendo, come ospite, in diverse trasmissioni. Famosa la sua apparizione nel programma condotto da Enzo Tortora, Portobello, perché riesce a far parlare il pappagallo, da sempre muto di fronte ai tentativi di molti importanti personaggi dello spettacolo.

“Io l’ho sposato perché mi chiudesse gli occhi. La cosa orrenda è che poi è morto lui e io non finirò mai di piangerlo”, racconta in un’intervista. Lui è Bruno Villaraggio, in arte Bruno Vilar, poeta, mimo, pittore, di quarant’anni più giovane di lei. Prima di lui Paola ha avuto diverse relazioni. La più lunga, intrecciata a quella professionale, è stata con l’attore Salvo Randone, più giovane di lei di sei anni. “Con Randone ho avuto un amore, una storia che mi ha dato dolore. Sono stata costretta a lasciarlo nel 1946 a Milano. L’aveva scritturato Paolo Grassi come primo attore, ma lui mi teneva nascosta la cosa. Sono venuta a saperlo da altri: che vergogna! Non ho più voluto vederlo per oltre quarant’anni. L’ho rivisto per caso a un premio, ma non mi è sembrato più lui. Era un uomo cosi bello, tutto in lui era classe, quando recitava era un dio, ma si era ridotto male”. Ma è con Bruno che Paola, all’età di settantadue anni, si sposa per la prima volta. Il matrimonio però durerà pochi anni. Il 23 giugno 1978, infatti, lei e il marito hanno un terribile incidente d’auto. Bruno muore, Paola sopravvive, ma riporta diverse fratture che la renderanno per sempre claudicante.

“Per il teatro ho rinunciato al matrimonio, per lungo tempo. Poi un giorno ho conosciuto un ragazzo di trenta e l’ho sposato. Credevo mi chiudesse gli occhi ma è morto prima di me in un incidente d’auto che mi ha lasciato in stampelle. La cosa strana e patetica di questa creatura è che aveva sempre dormito accanto alla sua nonna, che per contribuire a mantenere i nipoti faceva anche la lavandaia. Quando mio marito mi ha conosciuta ero sì anziana ma mi tenevo bene, ero un’attrice. Ed è stato come se le due fisionomie, della nonna e la mia, gli si unissero pur nelle ovvie diversità. E così – sa era un po’ matto, era un poeta – gli è venuta l’idea di sposarmi. Ed io sono stata orgogliosa di essere sua moglie”.

Tuttavia, anche dopo l’incidente, Paola non abbandona il palcoscenico: lo calca ancora per molti anni, sempre con le stampelle, che riveste con stoffe damascate e sgargianti. E dopo la morte di Bruno, a ottant’anni si innamora, corrisposta, di un uomo di quaranta: il regista Fabio Battistini. A novantatré anni va in scena per l’ultima volta, con il suo amato Pirandello ne Il berretto a sonagli per ritirarsi, l’anno dopo, in una casa di riposo a Bodio Lomnago, vicino a Varese, dove continua a recitare per gli ospiti ricoverati.

Muore il 9 aprile 1995, colpita da un ictus. È sepolta a Parma, al cimitero della Villetta all’ingresso del reparto San Pellegrino, nella tomba di famiglia con le sorelle Anna (1901-1982) ed Elena (1904-1984).

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Paola Borboni

P. Borboni, Falsariga per la mia intervista, da Il Dramma, anno VII, n. 110, 15 marzo 1931.
Dattiloscritti e manoscritti inediti, Archivio Paola Borboni-Roberto Durigon.

E. Lancia, R. Poppi, Dizionario del cinema italiano. Le attrici dal 1930 ai giorni nostri, Roma, Gremese, 2003.

D. Musini, Le Magnifiche. 33 donne che hanno fatto la storia d’Italia, Milano, Piemme, 2022.

F. Savio, M.A. Prolo, Borboni Paola, in Enciclopedia dello spettacolo, vol. II, Roma, Le Maschere, 1954.



Voce pubblicata nel: 2016

Ultimo aggiornamento: 2026