"Il concetto di sé dipende da dove una persona si trova all'interno della società a seconda del genere, della razza, della classe; penso che da quella consapevolezza nasca una grande letteratura"1 Acclamata fin dal suo esordio, nel 1982, Gloria Naylor è una delle voci chiave del movimento letterario femminista nero. Nelle sue opere affronta temi sociali quali povertà, razzismo, sessismo e diritti degli omosessuali, attraverso personaggi femminili afroamericani interconnessi e raccontando la resilienza degli oppressi e l’eroismo delle persone comuni. È tra le poche donne nere a vincere l’ambita borsa di studio Guggenheim per la scrittura creativa; l'African American Review l’ha definita “una delle scrittrici più perspicaci e significative della letteratura afroamericana contemporanea”. Conosciuta per i suoi romanzi, è stata anche saggista, insegnante, ricercatrice, produttrice cinematografica, sceneggiatrice e drammaturga.
Nasce il 25 gennaio 1950 a New York, la maggiore delle tre figlie di Roosevelt e Alberta McAlpin Naylor. I genitori, mezzadri del Mississippi, per sfuggire alla segregazione razziale nel 1949 si trasferiscono ad Harlem, dove il padre trova lavoro nei trasporti pubblici e la madre come centralinista. Pur non avendo studiato, proprio la madre è centrale nella sua formazione: quando ha solo quattro anni le regala la tessera della biblioteca, e dopo pochi anni la incoraggia a tenere un diario; Gloria inizia così a scrivere, riempiendo molti quaderni con osservazioni, poesie e racconti.
Cresciuta a New York, vi si diploma nel 1968. Al liceo scopre i classici inglesi che gettano le basi del suo impegno nella scrittura: “La passione delle Brontë, l'ironia di Jane Austen e l’indignazione sociale di Dickens alimentarono la mia immaginazione”, dichiara nel 1984 sul New York Times Book Review. La sua evoluzione come scrittrice ha un blocco durante l’ultimo anno di liceo: l'assassinio di Martin Luther King la colpisce profondamente, lasciandola sconcertata riguardo al futuro della comunità nera.
Dopo un’esperienza di sette anni con i testimoni di Geova, a venticinque anni s’iscrive all’Università di Brooklyn, lavorando di notte come centralinista in un hotel per mantenersi. Il college è un periodo cruciale in quanto la scoperta di scrittrici nere come Toni Morrison e Alice Walker forma la sua coscienza di donna afroamericana e la spinge a tornare a esplorare le sue potenzialità creative: in particolare, è colpita dalla lettura di L'occhio più azzurro, di Morrison; in seguito affermerà di “essere stata privata fino a quel momento della magia di autrici nere che riflettessero la mia realtà, come creatore e come soggetto”2 Con questi modelli di riferimento scrive il racconto A Life on Beekman Place, che viene pubblicato sulla rivista Essence nel 1980 procurandole un contratto con la casa editrice Viking. Si laurea in Letteratura inglese nel 1981 e completa il primo romanzo, The Women of Brewster Place, pubblicato nel 1982 con grande successo e premiato con il National Book Award: le sette donne raccontate vivono in un quartiere degradato e hanno età, origini e stili di vita diversi ma affrontano insieme la povertà, le discriminazioni o la violenza; la storia è ambientata simbolicamente in una strada senza uscita circondata da un muro di mattoni.
Con i soldi guadagnati viaggia tra Cadice e Tangeri dove inizia a lavorare al secondo romanzo, che diventa il progetto di tesi del suo Master in Studi afroamericani a Yale; alla laurea, nel 1983, seguono prestigiosi incarichi accademici. Tornata a Brooklyn, nel 1985 pubblica Linden Hills: un’allegoria dell’Inferno di Dante in cui il sogno americano diventa un incubo a causa del materialismo distruttivo che pervade l’ascesa sociale dei neri, solo apparentemente integrati nella classe media dei bianchi. Nel 1986 vince il Premio Candace, assegnato dalla National Coalition of 100 Black Women (NCBW) a "modelli neri di rara distinzione che hanno stabilito uno standard di eccellenza per i giovani di tutte le razze". Nel 1988 pubblica Mama Day, saga familiare ambientata tra New York e un’immaginaria comunità isolata: l’amore e il senso di colpa sono intrecciati al folclore, alla magia e ai gesti quotidiani, con allusioni alle opere di Shakespeare. Nel 1989 le viene assegnato il premio Lillian Smith, che onora gli autori che narrano la disuguaglianza razziale e sociale proponendo una visione di giustizia e comprensione umana; nello stesso anno adatta The Women of Brewster Place come film per la tv, con Oprah Winfrey protagonista e produttrice.
Negli anni successivi prosegue l’insegnamento presso importanti università e nel 1992 pubblica Bailey's Cafe, con cui affronta le discriminazioni di genere e il dramma collettivo della guerra, e intende dimostrare il trionfo della perseveranza sulle avversità; è il primo romanzo nel quale compaiono personaggi maschili. Naylor inizia a lavorare su quello che doveva essere il suo quinto libro: un romanzo storico su Sapphira Wade, la leggendaria antenata dei personaggi principali di Mama Day; per questo nel 1993 compie due viaggi di ricerca, nel Sahel occidentale e in Scandinavia. In questo periodo svolge anche lavori editoriali e, tra gli altri, cura la pubblicazione di Children of the Night: The Best Short Stories by African American Writers, 1967 to the Present (1996).
Nel 1995 scrive The Men of Brewster Place, pubblicato nel 1998, che affronta la difficile situazione dell'uomo afroamericano. Nel 2005 pubblica 1996, che racconta il razzismo e la sorveglianza governativa subìti durante il suo soggiorno sull'isola di Sant'Elena, al largo della Carolina del Sud. Per mantenere un maggiore controllo sugli adattamenti dei suoi lavori, fonda la società di produzione One Way Productions. Scrive testi per il teatro tra cui uno spettacolo per bambini e un dramma sulle donne recluse nel carcere di Parchman; nel 1994, l’adattamento di Bailey's Cafe viene rappresentato all'Hartford Stage nel Connecticut.
Naylor muore per un infarto nelle Isole Vergini Americane, il 28 settembre 2016. Nel 2019 Sapphira Wade, il romanzo incompiuto, viene pubblicato online e su African American Review. In merito al movimento per i diritti civili, Naylor osserva:
“Durante la segregazione, i bambini neri crescevano con medici neri, insegnanti neri e poliziotti neri; la struttura del potere ad Harlem era nera, come in molte città come Atlanta e Charlotte. Ma l'integrazione ha fatto allontanare gli insegnanti neri dalle classi, senza che nessuno insegnasse più ai bambini neri la loro cultura: gli insegnanti bianchi danno spesso per scontato che i neri siano stupidi, e così gli studenti neri vengono inseriti in classi di sostegno, creando una profezia che si autoavvera”.
Opere di Gloria Naylor pubblicate in Italia
Le donne di Brewster Place (The Women of Brewster Place, 1982), traduzione di Silvia Gambescia, Le lettere, Firenze 2003.
Caffè Bailey (Bailey's Cafe, 1992), traduzione di Grazia Gatti, Feltrinelli, Milano 1994.
Fonti bibliografiche
Archivio Gloria Naylor
Fowler Virginia, Gloria Naylor: In Search of Sanctuary, Twayne Publishers, 1996.
Montgomery Maxine Lavon, Conversations with Gloria Naylor, University Press of Mississippi, 2004.
Morrison Tony, Conversations (Jackson: Mississippi University Press, 1994) include una preziosa intervista con Gloria Naylor.
Wilson Charles E. Jr., Gloria Naylor: A Critical Companion, Greenwood, 2001.
Daniel E. Slotnik, “Gloria Naylor, Whose Honored Novel Was Set in a Housing Project, Dies at 66”, New York Times, 3 ottobre 2016.
Voce pubblicata nel: 2023
Ultimo aggiornamento: 2026