Mure Yōko, pseudonimo di Kihara Hiromi, è una scrittrice giapponese molto prolifica, con una media di tre pubblicazioni l'anno 1. Nata a Tokyo nel 1954, è stata tradotta per la prima volta in Italia nel febbraio 2026 con il romanzo Una zuppa calda e un gatto sulle gambe (2012)2, edito da Rizzoli.

La sua infanzia è segnata dall’instabilità economica e dal difficile rapporto tra i genitori che divorziano nel 1975. Le vicende familiari la portano ad affrontare e superare l’anoressia e influenzano il suo rapporto con l’altro sesso. Dopo una laurea in Belle Arti, ottiene un impiego nella rivista Hon no Zasshisha e inizia a scrivere prima per la rivista Today e poi per la stessa Hon no Zasshisha, che le attribuirà anche il suo nome d’arte.

Debutta nel 1984 con Gozen reiji no genmai pan (Pane al riso integrale a mezzanotte), una raccolta dei primi articoli e saggi, ricchi di episodi autobiografici come il primo amore e il lavoro nell’editoria. Con l’aumentare degli impegni editoriali abbandona il suo impiego stabile per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno, una scelta sofferta. I cambi di rotta per realizzare i propri sogni diventano ricorrenti nei suoi romanzi, come nella prima traduzione italiana e in Kamome Shokudō (Al ristorante “Il gabbiano” - 2006), soggetto dell’omonimo film di Naoko Ogigami, che verte intorno a una tavola calda sotto il cielo azzurro di Helsinki, tra amicizia femminile e intimità quotidiana.

Nel dicembre 1985 pubblica Betsujin “Mure Yōko” no dekiru made (Fino alla nascita di “Mure Yōko”, l’altra me stessa), un testo capace di osservare e descrivere con semplicità i piccoli fatti della vita quotidiana, creando vividi bozzetti della società giapponese e della cultura manga. Nel gennaio 1986 inaugura con il saggio Mujirushi ryōhin (Brave donne senza marca) una lunga serie di bestseller sull’universo femminile inquadrato nelle varie età, in contesti sociali differenti e caratterizzato dal contrasto con gli uomini, percepiti come contorno o causa d’infelicità. Ne è un esempio Mujirushi OL Monogatari (1989), che descrive la figura della office Lady, impiegata esposta alle avances dei colleghi maschi.

Mure parla a una donna insoddisfatta, sola, immersa nelle proprie fantasie e alla ricerca della libertà. Spesso si sente soffocare ed è insicura, ma, allo stesso tempo, è forte e reattiva. È consapevole del fatto che comprendendo sé stessa potrà vivere bene nella società contemporanea. Con la sua scrittura, l’autrice cerca di aiutare in particolare le lettrici a soddisfare i desideri che per lungo tempo sono stati tenuti nascosti e ignorati. Si assicura così un ampio pubblico anche per la capacità di descrivere emozioni e stati d’animo di donne qualunque. Le soluzioni proposte, però, non sono gli unici antidoti per raggiungere la felicità, dato che Mure è consapevole dei propri limiti e contraddizioni. Nella nota esplicativa di Hontorimushi (L’insetto acchiappalibri) la sua curatrice, Tsuruta Hikari, afferma che la scrittrice è una delle poche donne che hanno compreso che libertà e solitudine vanno di pari passo, e che non ci si può dichiarare libere solo quando conviene, come emerge anche in Idomu onna (Donne combattive - 1997), Demo onna (Ma le donne - 1997) e Hitori no onna (Donne sole - 2000).

La produzione letteraria di Mure Yōko affonda le proprie radici nella letteratura femminile giapponese (joryū bungaku), di cui conosce e valorizza le figure più significative: quelle che hanno lottato per migliorare la condizione delle donne attraverso la scrittura. Contrariamente a loro, però, non sente più il bisogno di denunciare apertamente il maschilismo. Preferisce l’ironia sottile per ridicolizzare l’ottusità del padre – come in Atashiga kaeru ie (1997)3 – e degli uomini in generale.

Prima grande opera di formazione per Mure è sicuramente lo Hōrōki4 di Hayashi Fumiko (1903-1951), grazie al quale comprende che, contrariamente alla frase “si sposarono e vissero felici e contenti”, le donne possono diventare libere e indipendenti con il lavoro e non sono obbligate necessariamente a sposarsi, come ribadito anche in Ue (Carestia - 1998).

Tra le sue fonti di ispirazione ci sono Higuchi Ichiyō (1872-1896), Kimura Akebono (1872- 1890), Mori Mari (1903-1987) e Hirabayashi Taiko (1905-1981), che denunciano abitudini e comportamenti sociali discriminatori e sanno affrontare anche tematiche contrarie alla morale comune, come l’omosessualità. Passando al panorama letterario contemporaneo, l’autrice ammira Hayashi Mariko (1954-) per aver ridato lustro al saggio, sebbene se ne discosti per via della maggiore attenzione di quest’ultima al pubblico e alla critica e all’abitudine di mescolare elementi futili, come shopping e moda, a argomenti più elevati, sul modello dei bestseller anni Novanta di Sophie Kinsella o della celebre Bridget Jones di Helen Fielding.

Mure ha anche scritto Anata mitaina Meiji no onna (1999), in cui racconta la vita di otto donne scrittrici dell’epoca Meiji (1868-1912) per commemorare il lungo e faticoso cammino verso l’emancipazione, e Ichiyō no kuchibeni akebono no ribon (1996), un esplicito riferimento alle già citate Higuchi Ichiyō e Kimura Akebono.

Una pubblicazione più recente è Jizō wa minna shitteiru (I jizō sanno tutto - 2003), che richiama la divinità buddhista dalle sembianze di un monaco, molto diffusa per le strade e nei cimiteri giapponesi con funzione protettiva verso i viaggiatori, i defunti, i prematuri, i malformati e i mai nati. Interessanti sono anche i numerosi diari di viaggio, in grado di ricostruire con le parole le atmosfere dei paesi asiatici visitati.

In riferimento alla sua popolarità si è espressa anche la scrittrice Fujita Kaori in Mure Yōko, Ninki no Himitsu (Mure Yōko, il segreto del suo successo - 1999): il suo caso risulta un mistero, dato che nella produzione letteraria di questa “cronista della vita di tutti i giorni” non c’è civetteria, né frivolezza, non si parla di feste, shopping, concerti, momenti grandiosi, e l’amore è solo un argomento marginale. Le percentuali, però, parlano chiaro: Mure Yōko oggi piace alle donne dai dieci ai cinquanta anni, il 90 % del suo pubblico è donna e più dell’80 % ha letto più di un suo libro. L’unica critica che le si muove è che, nonostante l’accuratezza delle trame, i sentimenti coinvolti e lo stile chiaro e scorrevole che ipnotizza il pubblico, non si può parlare di capolavori letterari (bunkeidaisaku). Tuttavia, a Mure non interessano i riconoscimenti. Il suo messaggio è che la felicità è possibile nel quotidiano con una buona dose di coraggio e voglia di realizzarsi, come dimostrano proprio le donne ordinarie che descrive.

Note


1 Salvo dove diversamente indicato, le traduzioni dei titoli giapponesi presenti nella voce sono dell’autrice.
2 Questa la trama del romanzo: Akiko, stanca del lavoro in editoria, decide di licenziarsi e trova il coraggio di riaprire il ristorante di sua madre, morta improvvisamente. Vuole trasformarlo in un luogo che la rispecchi, in un angolo di pace. Ricrea così il brodo di una volta, con il sostegno della collaboratrice Shima e di Taro, che ogni sera la accoglie con miagolii e fusa. È una storia commovente sull’amore, il lutto e il fare pace con la propria storia.
3 La casa in cui ritorno è una raccolta di nove racconti da cui emerge il ritratto di una famiglia giapponese vista attraverso gli occhi di una bambina di nove anni che arriva a non sopportare più la sua casa e ad avvertire odio per il padre, considerato la causa dell’infelicità familiare. Ciò la spingerà a pianificarne l’omicidio (ovviamente incompiuto), avvalendosi di diversi strumenti, tra cui i semi della prugna giapponese.
4 Cronache di un vagabondaggio, traduzione di Lydia Origlia, Venezia, Marsilio, 2005.


Fonti, risorse bibliografiche, siti su Yoko Mure

L. Bienati (a cura di), Letteratura giapponese vol. II. Dalla fine dell’Ottocento all’inizio del terzo millennio, Torino, Einaudi, 2005.
C. Ceci (a cura di), Prefazione in Racconti dal Giappone, 2 voll., Milano, Mondadori, 1992.
M. De Petra, “Himojii Tsukihi (Tempi di fame) di Enchi Fumiko”, Il Giappone XXXIV, 1994, pp. 59-87.
F. Enchi, Maschere di donna, Venezia, Marsilio,1999.
F. Hayashi, Nuages flottants, Paris, Éditions du Rocher, 2005.
L. Ingrosso, Mure Yōko tra Joryū bungaku e influenze contemporanee, in Orientalia Parthenopea n. VI, Napoli, 2007, pp. 119-138.
M.C. Migliore, “Alcune considerazioni sul ruolo politico e rituale della donna nel Giappone antico”, Il Giappone XXXV, 1998, pp. 5-17.
Y. Mure, Atashiga kaeru ie, Tōkyō, Bunshun Bunko, 1997.
Y. Mure, Betsujin “Mure Yōko” no dekiru made, Tōkyō, Bunshun Bunko, 1988.
Y. Mure, Demo Onna, Tōkyō, Shūeisha Bunko, 1997.
Y. Mure, Hataraku onna, Tōkyō, Shūeisha Bunko, 2002.
Y. Mure, Jūgonenme no genmai pan, Tōkyō, Gentōsha, 1999.
Y. Mure, Now and Then Mure Yōko, Tōkyō, Kadogawa Shoten, 1997.
Y. Mure, Omekakesan, traduzione di Luciana Ingrosso, in Orientalia Parthenopea n. VII, Napoli, 2008, pp. 173-185.
Y. Mure, Una zuppa calda e un gatto sulle gambe, traduzione di Rebecca Suter, Milano, Rizzoli, 2026.
M.T. Orsi,Cronaca e letteratura: dal “Caso Genta” a Masurao di Enchi Fumiko, in Il Giappone XXIII, 1983, pp. 187-205.
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A. Specchio, I am every woman. Hayashi Mariko verso un nuovo modello di donna nel Giappone contemporaneo, in Orizzonti giapponesi. Ricerche, idee, prospettive, Ariccia, Aracne editrice, 2019, pp. 389-406.




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026