Silvana Galli nasce a Viareggio il 25 dicembre 1928 in una famiglia benestante. Il padre, Amedeo, è costruttore; la madre, Antonietta, casalinga. Dopo di lei nascono i fratelli Elvano, Leandro e Nara.
I primi anni dell’infanzia trascorrono sereni a Lido di Camaiore; nelle sue memorie riaffiorano le vacanze dai nonni a Pontemazzori, i lunghi pomeriggi passati a pescare col padre e al Bagno Stella e l’agiatezza economica di cui la famiglia godeva.

Ma la spensieratezza di quegli anni avrà una breve durata: il 10 giugno 1940 la famiglia Galli, riunitasi attorno alla radio, ascolta il discorso del duce che annuncia l’entrata dell’Italia in guerra; Silvana racconterà l’angoscia provata in quel momento al pensiero di perdere il padre, che tuttavia non verrà reclutato. Nonostante la guerra, la vita della famiglia Galli prosegue con una parvenza di normalità.

Tre anni dopo, un altro fulmine si abbatte sulla vita di Silvana, ormai adolescente: la madre Antonietta si ammala di tisi e viene ricoverata al sanatorio di Carignano; questo evento traumatico segna in modo drastico il destino di Silvana, che lo descriverà come un brusco passaggio al mondo degli adulti. È lei a fare le veci della madre, ad occuparsi della casa e dei fratelli minori:

Dentro mi sentivo ancora quella tenerezza di bambina, rimasta monca, e anche storpia, dalla parte delle coccole, dell’amore materno, delle coperte rimboccate, di tutte quelle cose che avrei solo avuto il diritto di ricevere e che ora erano un ricordo lontanissimo. […] Mi faceva rabbia. Del resto non potevo biasimare nessuno per questo, per i miei fratelli certo rappresentavo una via di mezzo tra la mamma e la sorella, per mio padre ero una figlia cresciuta in fretta e molto utile per la casa. E per me? io non sapevo collocarmi.

Il 16 settembre 1944 gli alleati liberano Viareggio e Lido di Camaiore; tra essi è presente anche la 92esima divisione della fanteria americana, soprannominata Buffalo, composta da soldati americani ed afroamericani.

In un clima ancora fortemente impregnato dall’ideologia razziale che aveva caratterizzato gli anni della guerra, la presenza dei soldati neri fu accolta con ambivalenza. Come racconta Silvana, vi era un atteggiamento di diffidenza nei loro confronti ma, allo stesso tempo, molte donne italiane intrattenevano relazioni sessuali con gli alleati in cambio di cibo o di una promessa di matrimonio.

È in questo clima di pregiudizi che Silvana incontra Samuel August Washington, un soldato afroamericano che alloggia nella villetta a fianco della sua abitazione.

Vedevo sempre anche quel solito ragazzo che ormai riconoscevo. Pensavo che non fosse cattivo e così altri come lui, ma tutto quello che si sentiva in giro sui comportamenti dei soldati verso le donne accresceva il mio disagio.

A partire dalla primavera del 1945 gli incontri tra Silvana e Samuel diventano sempre più frequenti; seppur con difficoltà e aiutandosi coi gesti, i due giovani si raccontano le rispettive vite; Silvana racconta anche della malattia della madre. Ben presto la sua diffidenza verso il giovane soldato muta in un sentimento di fiducia e di affetto:

Sentivo dal profondo del cuore che potevo fidarmi di lui, che non mi avrebbe mai fatto del male. Era tutta una scoperta, tutto una novità, e diventava a tratti un appuntamento fisso.

Il 6 agosto di quell’anno, Antonietta esalò il suo ultimo respiro; la morte della madre è un evento che perseguiterà Silvana per il resto della sua vita. Si legge nelle sue memorie:

Uscii da quel periodo col cuore a pezzi, benché ricordassi appena cosa significasse avere una mamma, sapevo che c’era anche se era ricoverata. Ma vederla morire sotto i miei occhi, sapere che non l’avrei mai più rivista provocò in me un vuoto che forse tutt’ora, dopo 67 anni, non sono ancora riuscita a colmare.

È in Samuel che Silvana trova il conforto di quei giorni difficili:

Lui mi prese la mano, cercò di consolarmi come meglio poteva, l’unico che almeno in tutto quel caos ci provò, l’unico che mi trattava come una persona che in quel momento aveva bisogno di aiuto.

Il loro legame diventa sempre più intenso fino a trasformarsi in un amore clandestino, ma i progetti di vita comune vengono spazzati via dall’improvvisa partenza del soldato, reclutato per la guerra in Corea. Silvana non lo rivedrà mai più. Poco tempo dopo, la ragazza scopre di essere incinta. La notizia manda su tutte le furie il padre, che tenta di costringerla ad abortire. Silvana si opporrà con tutte le sue forze, decisa a tenere il suo bambino. Nei suoi scritti ricorda di come molte donne abbandonavano al brefotrofio i loro figli avuti dai soldati stranieri, considerando questi bambini lo stigma sociale delle unioni interrazziali.

Il 31 luglio 1946 Silvana dà alla luce Giorgio Augusto Galli. I primi mesi non sono facili e deve fare i conti con l’indifferenza del padre Amedeo, che col tempo però si affeziona al nipote e ne farà le veci del padre, sino alla sua morte, avvenuta in un tragico incidente.

Se da un lato la giovane madre ha potuto contare sull’affetto ed il sostegno della famiglia, dall’altro si è trovata molto spesso a fare i conti con episodi di razzismo subìti dal figlio. Da qui l’esigenza di scrivere un libro sul suo vissuto. Nelle ultime pagine si legge:

Ecco, questo non è un finale, questa è soltanto una pagina in più a tutti gli accadimenti della mia esistenza di ragazza madre, di un figlio che ho voluto con tutte le mie forze, che ho amato al di sopra di tutto e di tutti, che ha tirato fuori la forza da dentro di me, la forza della disperazione, a volte, ma soprattutto la forza dell’amore. Di me hanno detto di tutto, che ero una pazza a voler tenere un bambino di colore; che ero un’incosciente a volerlo lasciare al mondo; che se mia madre fosse stata viva, l’avrei fatta io morire di crepacuore.

Negli anni a seguire Silvana si è sposata e ha avuto altri due figli; ha lavorato come guida turistica e agente immobiliare: è stata la prima a portare i turisti stranieri a Lido di Camaiore dove aiutava loro a trovare un alloggio.

Si è spenta il 20 gennaio 2020 all’età di 91 anni. Le sue parole mantengono in vita quel messaggio di amore e di speranza contro un mondo ancora inquinato dal razzismo.


Fonti, risorse bibliografiche, siti su Silvana Galli

Galli S., Little Blonde, perché tutti sappiano che mio figlio è stato una scelta e non uno sbaglio. 2012, Cinquemarzo Edizioni, Piazza Sacro Cuore 4, Lido di Camaiore.

Patriarca S., Il colore della repubblica, «Figli della guerra» e razzismo nell’Italia postfascista, 2021, Einaudi Editore, Torino.

Sitografia
Addio a Silvana, 'Little Blondie'. Una vita contro le ingiustizie. Si è spenta a 91 anni. Durante la guerra ebbe un figlio con un soldato di colore. La sua storia finì alla Rai

CAMAIORE – In ricordo di Silvana Galli



Voce pubblicata nel: 2026