A oggi riconosciuta come maestra del racconto breve, nella prefazione di The Collected Stories of Mavis Gallant (1996), l’autrice descrive il suo processo creativo come un lampo narrativo muto, un fermo immagine, dove i personaggi compaiono già con le loro caratteristiche, le loro storie personali e le loro ambizioni. Le storie sono variegate, così come i personaggi e le ambientazioni, mentre il genere del racconto assume contorni sfumati, in una struttura che viene costantemente riscoperta, rimaneggiata e reinventata.

Nata nel 1922 a Montréal, in Canada, Mavis Gallant vive un’infanzia segnata da un sentimento di abbandono e instabilità: i genitori si separano quando è molto piccola, ma sono soprattutto la morte prematura del padre e il nuovo matrimonio della madre a dare inizio a un lungo periodo inquieto. La madre, infatti, si trasferisce a New York, lasciando indietro la figlia. Mavis Gallant cambia molto spesso città, arrivando a frequentare ben diciassette scuole diverse tra Canada e Stati Uniti, l’ultima a New York.

A diciotto anni torna a Montréal, dove inizia a lavorare prima presso il National Film Board of Canada e poi come giornalista apprendista per la rivista The Standard. Recensisce film, scrive rubriche settimanali e, nonostante il provincialismo canadese che mal reputava la sua ambizione da giovane giornalista, riesce anche a intervistare Jean-Paul Sartre. Malgrado questo successo professionale, la sua paga resta inferiore a quella dei suoi colleghi uomini e le sue richieste di equità cadono nel vuoto. Giovanissima, si sposa con John Gallant, musicista di Winnipeg, ma il matrimonio dura solo qualche anno e non sarà seguito da altre unioni. In un’intervista del 1976, Mavis Gallant dice: “Ogni volta che mi sono riavvicinata al matrimonio, mi sono dovuta chiedere: ‘Che tipo di vita sarebbe? La sua vita è più piena della mia? Perché la mia già lo è. La mia vita lascerà spazio alla sua, o sarà la sua a fare spazio alla mia?’”1.

Mantenendo una promessa fatta a se stessa, nel 1950, a ventotto anni, lascia Montréal e il giornalismo alla volta dell’Europa, per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Nel frattempo, invia un primo racconto al New Yorker, che viene però rifiutato. Senza scoraggiarsi, propone altro materiale. Malgrado l’ottimismo, è un momento difficile per Mavis Gallant, che proprio per i numerosi rifiuti vive un periodo di gravi stenti economici. La situazione si ribalta quando scopre che il suo agente letterario newyorkese, Jacques Chambrun, non l’aveva informata della pubblicazione dei suoi racconti da parte del New Yorker e si era intascato i compensi ($1.535).

Dalla stampa di Madeline’s Birthday in poi, la collaborazione con il New Yorker diventa un vero e proprio sodalizio che le permetterà di pubblicare più di cento racconti brevi e altri lavori di non fiction, diventando una delle autrici più attive e prolifiche della rivista. Nel frattempo, dopo aver visitato la Spagna di Franco e la Germania post bellica, si stabilisce definitivamente a Parigi, dove vive per il resto della sua vita, senza mai richiedere la cittadinanza francese. La sua (non) appartenenza a entrambi i continenti (Europa e Canada) e le sue esperienze autobiografiche confluiscono costantemente nelle sue opere: nei racconti raccolti in Paris Stories (2002), ambientati in Francia, Italia, Germania, Austria e Svizzera, i personaggi sono espatriati, immigrati nomadi, molti con radici canadesi, ma senza un vero e proprio Paese di appartenenza; in Montréal Stories (2004), invece, emergono conflitti familiari, genitori crudeli ed egoisti, nonché la lotta per la conquista della propria libertà.

Oltre a dedicarsi alla scrittura dei racconti, a Parigi Mavis Gallant lavora come reporter durante le rivolte studentesche del 1968, sempre per il New Yorker. Condividerà quest’esperienza in Paris Notebooks. Essays and Reviews by Mavis Gallant (1986), una selezione di saggi scritti tra il 1968 e il 1985.

Per molto tempo rimane poco conosciuta in Canada, fin quando nel 1979 l’editore canadese Macmillan decide di pubblicare il suo From the Fifteenth District. Le opere di Mavis Gallant, fino ad allora inaccessibili, si fanno finalmente strada nel mercato del suo Paese d’origine, che inizia ad apprezzarla.

Nel corso della sua carriera, oltre ai romanzi Green Water, Green Sky (1959) e A Fairly Good Time (1970), e all’opera teatrale What Is to Be Done? (1983), sono state pubblicate molte raccolte dei suoi racconti brevi, grazie ai quali l’autrice ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti, come il Canadian Fiction Prize nel 1978, il Governor-General’s Award for Fiction nel 1982 per la raccolta Home Truths, il Canada Council Molson Prize for the Arts nel 1997, il PEN/Nabokov Award nel 2004 e il Prix Athanase-David nel 2006. È stata inoltre insignita di importanti onorificenze per la sua attività letteraria, come Ufficiale dell’Ordine del Canada nel 1981 e poi come Compagna dell’Ordine del Canada nel 1993.

Mavis Gallant muore a Parigi nel 2014. Oltre alle tematiche psicosociali di stampo autobiografico, come l’isolamento, l’espatrio, i legami familiari, il pregiudizio, il patriarcato e il potere, rappresentati con satira e pungente ironia, nei racconti non manca la vena politica: viene affrontato il tema dell’impatto psicologico del fascismo, del nazismo e dell’Olocausto, visti dai suoi protagonisti come normalità, accettati non per condivisione degli ideali, ma per necessità, indifferenza o interesse personale. Le sue opere non mirano a reggersi su una catena di eventi, bensì su ciò che accade tra un evento e l’altro, sulle esperienze e gli stati d’animo dei suoi personaggi. La critica ha spesso paragonato le sue storie a quelle di Alice Munro, scrittrice canadese e premio Nobel per la letteratura nel 2013, per la loro comune capacità di racchiudere vite intere in una storia. La figura di Mavis Gallant ha infine ispirato il personaggio di Lucinda Krementz nel film The French Dispatch (2021) di Wes Anderson.

Note

1 Lawrence, Karen. “From the Other Paris: interview with Mavis Gallant”. Branching Out 3, n. 1 (1976): 19 (traduzione di Francesca Cipriani).



Fonti, risorse bibliografiche, siti su Mavis Gallant

Condé, Mary, “Mavis Gallant and the Politics of Cruelty.” The Yearbook of English Studies 31 (2001): 168–81.

Gallant, Mavis, Montréal Stories. Ed. Russell Banks. McClelland & Stewart (2004).

Gallant, Mavis, Paris Stories. Ed. Michael Ondaatje. New York Review Books (2002).

Gallant, Mavis, The Collected Stories of Mavis Gallant. New York: Random House (1996).

Lawrence, Karen, “From the Other Paris: interview with Mavis Gallant”. Branching Out 3, n. 1 (1976): 18-19.

Kalotay, Daphne, “Mavis Gallant, The Art of Fiction No. 160”. The Paris Review 153 (1999).

Dvorak, Marta, “Mavis Gallant (1922-2014)”. The Journal of Commonwealth Literature 49, n. 2 (2014): 147-155.

Schenk, Leslie, “Celebrating Mavis Gallant”. World Literature Today 72, n. 1 (1998): 18-26.

Risorse online:
Garth Risk Hallberg, “Chasing Mystery Through Fiction: On the Life and Literary Career of Mavis Gallant”, Literary Hub.

Emily Zarevich, “Remembering Mavis Gallant”, JSTOR Daily.

Heather O’Neill, “100 Years of Mavis Gallant”, The Walrus. Canada’s Conversation.




Voce pubblicata nel: 2016

Ultimo aggiornamento: 2026