Quando amo, amo del tutto o – o non amo affatto. Quando odio sono feroce. E sono troppo buona o troppo cattiva.
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Operaia e artista, ma innanzitutto poeta, Nella Nobili nasce a Bologna il 6 gennaio 1926, nel quartiere popolare di Pontevecchio. Suo padre, “l’ Autre, l’usurpateur, le père”2, è un muratore emigrato in Algeria. Sua madre è sarta. Ha una sorella maggiore, Liliana Sangiorgi, con la quale condividerà l’infanzia trahie3, il lavoro infernale della fabbrica. Nella è costretta ad abbandonare la scuola dopo la quinta elementare per aiutare la sua famiglia economicamente. Effettua commissioni e decora ceramiche fino ai quattordici anni, quando ottiene la licenza per lavorare in fabbrica. Un’ora di tragitto per raggiungere la vetreria in via Zamboni. Da giovanissima, l’animo curioso e caparbio di Nella la porta a scoprire la poesia, tanto da restarne folgorata: è con le poesie di Ada Negri il primissimo incontro poetico. Poi, grazie all’intermediazione di un vicino di casa, cantante lirico, ha accesso alla sua biblioteca privata; scopre così i libretti di Verdi, e ancora Carducci, Emily Dickinson, Rilke. Legge e scrive nel pochissimo tempo libero: «Studio e scrivo molto nelle poche ore libere. Non so davvero da dove mi venga la volontà. Ma ne approfitto fin che c’è».4
Apprende da autodidatta l’inglese e il tedesco per poter leggere in lingua originale i suoi testi prediletti e cimentarsi nelle traduzioni. Le prime poesie che scrive sono poesie d’amore: Nella vive con estrema libertà la sua omosessualità, ne sono testimoni le poesie composte durante il lavoro in fabbrica, contenute nelle raccolte postume Hanna e I quaderni della fabbrica degli anni 1948-1950.
Nella ha un animo estremamente sensibile, in grado di percepire e vivere con estrema intensità le fluttuazioni della vita; un animo in grado di commuoversi e godere intensamente tanto della commozione quanto dei tormenti.
L’incontro fortuito con Aldo Borgonzoni le apre la strada verso i primi riconoscimenti della materia poetica. Grazie al pittore bolognese la giovanissima poeta inizia a frequentare il Caffè Zanarini e gli intellettuali che vi gravitano attorno, tra i quali Enrico Berlinguer, Renata Viganò, Antonio Meluschi. Giuseppe Lipparini, critico d’arte, poeta e latinista, diventa un caro amico e le permette di formarsi presso la sua biblioteca privata.
Una sua poesia, Fate largo, viene pubblicata nell’agosto 1948 su La lotta, organo della federazione provinciale di Bologna del PCI. Attraverso Giorgio Morandi, la poeta conosce il giornalista Giuseppe Galassi, direttore del Giornale della sera, che il 28 luglio 1948 pubblica un articolo decisivo ma “maledetto”: Nella Nobili poetessa operaia. Decisivo perché il primo a elogiare le poesie della scrittrice, e a farla conoscere nella penisola; maledetto perché l’etichetta “poetessa-operaia” genererà un malinteso, una “camicia di forza”, una “pubblicità ingannevole”: da un lato determina la sua partenza per Roma e l’unica pubblicazione italiana finché è in vita, dall’altro farà sì che l’attenzione si concentri maggiormente sull’attività proletaria che su quella poetica.
Poesie, pubblicato da Tosi&Danzi a Roma nel 1949, è candidato come finalista al Premio Viareggio. Nella, prendendo un congedo da lavoro, segue Galassi a Roma. Lì l’attendono i salotti letterari di Maria Bellonci, ai quali prendono parte Sibilla Aleramo, con la quale intreccerà un rapporto di stima e amicizia, e ancora, Elsa Morante. Nonostante le premesse incoraggianti, a Roma non trova la sua dimensione: dura tre anni il suo “periodo romano”.
Nel 1953, senza parlare francese, si trasferisce a Parigi. Segue un corso d’arte di Gino Severini, e frequenta perlopiù artisti. Brevetta un metodo di fissazioni delle immagini con smalti a freddo e ben presto apre la sua piccola bottega d’arte: realizza, con questa tecnica, delle riproduzioni di opere d’arte su scatole, gemelli, specchi. Vive in affitto nel XVème arrondissement.
Continua a scrivere, poesie, ma anche pensieri sotto forma di diario privato, in italiano dapprima, poi in francese, lingua d’elezione.
All’inizio degli anni Settanta acquista una casa nella banlieue, a Cachan. Nel frattempo, cerca con insistenza e passione di pubblicare La jeune fille à l’usine, una raccolta poetica di oltre settanta componimenti, aventi per oggetto il lavoro in fabbrica. Ci riesce dopo un doloroso rifiuto di Simone De Beauvoir, di matrice classista, pubblicandola a sue spese per le Editions Caractères nel 1979. Lo stesso anno conosce in una galleria d’arte la sua ultima compagna, Edith Zha, assieme alla quale pubblica un saggio-intervista, di matrice sociologica, alle donne amanti nelle fabbriche francesi, Les femmes et l’amour homosexuel.
La raccolta poetica le fa guadagnare gli apprezzamenti di poeti francesi del calibro di Bernard Nöel e Henri Thomas. Nel 1980 pubblica Douze poèmes de deuil presso la casa editrice Nane Stern: la breve raccolta poetica è interamente realizzata a mano, numerata e in edizione limitata.
Negli anni Settanta scrive un testo teatrale, Le sommeil de la raison engendre des monstres, e ancora, una cara amica e cineasta comincia a lavorare a un adattamento cinematografico basato su La jeune fille à l’usine. L’ultima opera, pubblicata postuma, risale al 1983, Histoire d’amour. Si tratta di una serie di lettere dal tono fortemente lirico, dedicate alla madre, sepolta alla Certosa di Bologna, morta nel 1971. Nobili evoca attraverso la figura materna le proprie radici e le radici del dolore, inestinto e devastante.
Un dolore mentale, ma anche fisico: l’inalazione degli smalti per il suo lavoro le aveva causato emicranie incessanti.
Il 18 febbraio 1985 Nella Nobili si suicida nella sua casa di Cachan. La poeta aveva lasciato i suoi materiali di lavoro sulla scrivania. Nel 2012 Edith Zha consegna l’archivio privato di Nella Nobili ad Albert Dichy, direttore dell’IMEC, Institut Mémoires de l’édition contemporaine di Caen, in Normandia. Con lo stesso fervore con il quale Nella si batteva per veder pubblicate le sue opere, nel 2018, grazie all’incontro con Marie-José Tramuta, vede la luce la prima raccolta miscellanea e bilingue, Poèmes. Segue nel 2019 una pubblicazione italiana, sul modello francese, edita da Solferino e curata da Maria Grazia Calandrone, Ho camminato nel mondo con l’anima aperta.
Nel 2023 l’editore indipendente Cambourakis si interessa alla figura di Nella Nobili e pubblica una nuova edizione di La jeune fille à l’usine e l’inedito Histoire d’amour. Nel marzo 2026 la casa editrice indipendente Somara!edizioni, dell’associazione ferrarese Sentieri Sterrati, pubblica un inedito integrale, Bloc-notes. Parigi 1953. La stessa prevede una serie di eventi attorno alla figura della scrittrice, aperti alla cittadinanza, in occasione del centenario della sua nascita, nella città che l’ha vista nascere e alla quale fu profondamente legata. È sintomo di qualcosa che, dopo decenni, è cambiato: la città e i suoi lettori sono pronti ad accoglierla, prima di tutto come poeta e artista, ancor prima che come omosessuale, proletaria e operaia.
In una lettera a Galassi, Nobili scrive, quasi in maniera auto-profetica: «Io dico, e ne sono convinta, che la mia poesia sarà conosciuta (forse) solo dopo che io sarò morta. E questo lo so con certezza perché farò di tutto per disgustare coloro che sono tentati ad occuparsi di me».5 È la profezia, destinata ad avverarsi, di un’intellettuale a tuttotondo, che crede vivacemente nel valore della poesia, nella sua possibilità vivificante e di salvezza. Dalle sue poesie traspare l’animo tenace e combattivo che abbiamo finalmente la possibilità di leggere senza interpolazioni, con la sua purezza e profondità, e le sue contraddizioni profondamente umane:
Se rifiuto l’armonia
Se rifiuto di pensare in poesia
Se rompo il verso, se lo scompongo
Se ne faccio un’umile riga
Descrittiva
E priva del profumo della fantasia,
È per raggiungere l’essenziale
Per collocarlo nel pensiero
Al punto esatto, per fissarlo
Ed infine per comunicarlo.
Ormai solo il vero conta.
Penetrare nel vero, affidarsi al senso più concreto
Con i mezzi più concreti:
Ogni uomo li possiede.6
Note
1 Nella Nobili a Giuseppe Galassi, s.d., 1948, in Ead., Nella Nobili, Bloc-notes. Parigi 1953, a cura di Marie-José Tramuta e Donatella Allegro, Ferrara, Somara!Edizioni, p. 66.
2 Nella Nobili, Histoire d’amour, Paris, Cambourakis, p. 31.
3 Nella Nobili, La jeune fille à l’usine, Paris, Cambourakis, 2023, p. 22. Torna spesso il riferimento all’infanzia come “violenza” nella raccolta poetica.
4 Nella Nobili a Giuseppe Galassi, 12.VII.’48, in Ead., Nella Nobili, Bloc-notes. Parigi 1953, cit., p. 59.
5 Nella Nobili a Giuseppe Galassi, s.d., in Ead., Nella Nobili, Bloc-notes. Parigi 1953, cit., p. 67.
6 Ivi, p. 30.
Fonti, risorse bibliografiche, siti su Nella Nobili
Pagina online della Biblioteca Salaborsa di Bologna
Chiamami col mio nome: Nella Nobili - Minima et moralia
Nella Nobili poeta di frontiera, a cura di Maria Pia Testoni e Gregorio Scalise, Verona, Giorgio Bertani editore, 1987. Catalogo della mostra di foto e opere di Nella Nobili e Aldo Borgonzoni.
La jeune fille à l’usine, Paris, Editions Caractères, 1978; seconda edizione presso Cambourakis, Parigi, 2022.
Histoire d’amour, Paris, Cambourakis, 2023.
Poèmes, a cura di Marie-José Tramuta, postfazione di Antoine Letournel, Paris, Cahiers de l’Hôtel de Galliffet, Institut italien de culture, 2017, seconda edizione 2025.
Ho camminato nel mondo con l’anima aperta, a cura di Maria Grazia Calandrone, Milano, Solferino, 2018.
Bloc-notes. Parigi 1953, a cura di Marie-José Tramuta e Donatella Allegro, Ferrara, Somara!Edizioni, 2026.