Nata nella capitale francese, Nathalie Léger vive e lavora tra Parigi e Caen. Nel corso degli anni la sua carriera si è sviluppata seguendo un doppio binario, la curatela e direzione museale e la scrittura.
A partire dagli anni Novanta, ha curato diverse mostre, tra cui Le Jeu et la Raison, dedicata ad Antoine Vitez (Festival d’Avignon 1994), L’Auteur et son éditeur (IMEC, 1998), nonché la mostra su Roland Barthes, che si è tenuta al Centre Georges Pompidou nel 2002 e poi nel 2007, e la mostra di Samuel Beckett, nella stessa sede. Ha curato, altresì, l’edizione in cinque volumi Scritti sul teatro di Antoine Vitez (POL, 1994-98) e introdotto l’edizione delle ultime due lezioni di Roland Barthes al Collège de France, La Préparation du roman (Seuil-IMEC, 2002). Léger è autrice del saggio Le vite silenziose di Samuel Beckett (Allia, 2006).
A partire dagli anni 2000 al suo lavoro inizia ad affiancare la scrittura. Da subito, la sua prosa si impone come una forma ibrida al confine tra saggio, biografia e autofiction, e il suo lavoro di curatrice e archivista si intreccia, sempre di più, con quello di scrittrice che interroga la rappresentazione della donna attraverso l’arte e l’immagine.
Fanno parte di questo lavoro una vera e propria trilogia al femminile che prende avvio con la pubblicazione dello scritto L’Exposition (2008). Qui, Nathalie Léger esplora la figura della contessa di Castiglione, Virginia Oldoini, la “donna più fotografata dell’Ottocento”, il cui corpo e volto diventano il campo di un’esposizione continua e insieme di una sparizione.
Suite per Barbara Loden (2012, Premio Livre Inter nello stesso anno), in Italia tradotto da La Nuova Frontiera, prende spunto dalla vita dell’attrice e regista statunitense Barbara Loden, autrice del film Wanda. Léger realizza un ritratto di più donne e, insieme, una riflessione sulla scrittura biografica e sull’impossibilità di raccontare l’altra senza raccontare sé stessa. In questo testo, la scrittura diventa un atto di co-costruzione, non solo della figura di Barbara Loden, ma anche di quella di Wanda, della donna che ha ispirato il film nella realtà, e soprattutto della stessa Léger, la donna che era mentre scriveva, quella che è stata prima della stesura del libro e quella che è diventata durante la scrittura.
Completa la trilogia L’abito bianco (2018), dedicato all’artista milanese Pippa Bacca, uccisa durante la performance Sposa in viaggio, nei dintorni di Gebze, in Turchia. Léger costruisce un racconto che non è una semplice cronaca né biografia, ma una riflessione sulla vulnerabilità e sull’esposizione del corpo femminile, sulla relazione tra arte e vita quando al centro c’è una voce femminile, sul legame tra memoria e testimonianza.
“Mi piace l’idea dello scrittore come recidivo: torna costantemente nello stesso territorio angusto; impasta poche idee, non molte; le rimugina; le rigira nel buio; e qualcosa prende forma, a poco a poco. Mi ci sono voluti tre libri per finire di dire più o meno quello che dovevo dire sulla sofferenza di una donna umiliata, sulla rabbia di una coppia che si sta lacerando a vicenda, sull’impotenza delle donne, sulla loro ribellione e sul loro coraggio”.
Dion, Robert, “Mélancolies françaises. Mémoire, oubli et réparation dans Supplément à la vie de Barbara Loden et La Robe blanche de Nathalie Léger”, Traces et oublis, 2022/3 n. 207.
Karácsonyi, Judit, “Shifting Frontiers across Cinema and Literature: Nathalie Léger’s Suite for Barbara Loden”, Americana E-Journal of American Studies in Hungary, vol. 20, n. 1, Dec. 2024, pp. 17-25.
Martens, David, “Le lieu de l’archive. Entretien avec Nathalie Léger”, Marges, n. 34, 2022, pp. 130-145.
Coda, Antonio, “Nathalie Léger, L’abito bianco”, Pangea.
Voce pubblicata nel: 2025
Ultimo aggiornamento: 2026