Aida Borghigiani nasce a Massa Marittima (in provincia di Grosseto) il 21 marzo 1913, figlia di Enrico Borghigiani e Brunetta Mencacci. Il padre è minatore, membro della banda cittadina, del mutuo soccorso e socio del circolo culturale “La pace”, tutte istituzioni che animano il tessuto associativo e civile di Massa Marittima di quel periodo. Il retroterra familiare e l’ambiente di provenienza – una comunità mineraria caratterizzata da forme di solidarietà, vita associativa e sensibilità politica – influenzano le scelte di vita e l’impegno civico di Aida fin dalla giovinezza.
Giovanissima, Aida inizia a lavorare come commessa nell’emporio Billi in piazza San Michele. Alla morte prematura del padre, avvenuta nel 1936 per silicosi, la sua vita cambia: si trasferisce a Niccioleta per gestire la foresteria del villaggio minerario fondato dalla Società Montecatini. Con lei si stabiliscono la madre e la sorella Sonia, impiegate rispettivamente in cucina e nello spaccio della miniera. La gestione della foresteria e la partecipazione alla vita quotidiana della comunità mineraria la mettono in contatto diretto con le condizioni di lavoro, le reti di sussistenza e le problematiche delle famiglie dei minatori.
La vicenda privata di Aida si intreccia strettamente con il quadro bellico internazionale: nel 1939 sposa per procura l’amato marito, Italo Michele Lolini, che, appena diciottenne, nel 1930 si era arruolato in Marina e nel 1936, già sottoufficiale, era stato destinato ad Asmara in Africa Orientale; nel 1941 durante la campagna d’Africa viene ferito, poi catturato e successivamente internato in un campo di prigionia britannico a Massaua. Da questo momento di lui non si avranno più notizie. L’isolamento affettivo e l’angoscia per le sorti del congiunto spiegano in parte il coinvolgimento emotivo e l’intensa partecipazione di Aida alle informazioni belliche, raccolte anche ascoltando di nascosto Radio Londra e condivise con i compaesani. Queste pratiche di condivisione delle informazioni costituiscono un elemento ricorrente nelle microstorie di comunità occupate o sotto pressione bellica, e mostrano come la dimensione privata abbia alimentato forme di azione civile e di mutuo soccorso.
Nel giugno 1944 la situazione a Niccioleta precipita drammaticamente: l’eccidio di ottantatré minatori della locale miniera di pirite, avvenuto tra i giorni 13 e 14 di quel mese, genera un clima di terrore. Il 22 giugno viene effettuato a Massa Marittima un ulteriore rastrellamento che porta all’arresto di ventisei ostaggi, in maggioranza minatori, poi rinchiusi nella caserma dei carabinieri del villaggio. Alla paura collettiva e all’isolamento degli arrestati, Aida e l’amica Reanda Basarri reagiscono in modo concreto quanto rischioso. La sera del secondo giorno approfittano della semioscurità e aggirano la sorveglianza tedesca, passano dal retro della caserma e porgono dalla finestra ai prigionieri, digiuni da due giorni, cartocci di cibo preparati con le loro risorse e con ciò che erano riuscite a raccogliere nella comunità. Questo gesto di assistenza materiale va letto sia come atto di solidarietà umana sia come forma di resistenza sociale rispetto alla logica repressiva dell’occupazione. La sua azione non si limita all’assistenza immediata: gli ostaggi chiedono alle due donne di poter avvertire le loro famiglie e le autorità civili della gravità della loro situazione a Niccioleta. Reanda Basarri è appena rimasta orfana di padre, ucciso nella strage dei giorni precedenti, e il fratello le vieta di andare a Massa, quindi Aida decide di fare tutto da sola. Fra la notte del 23 e la mattina del 24 giugno, attraversando boschi e campi – le strade sono troppo pericolose, percorse dalle truppe naziste in ritirata –, sotto il fuoco d’artiglieria che colpiva la zona, raggiunge il Commissario prefettizio di Massa e riesce a far pervenire appelli e qualche soccorso. Al ritorno, mentre comunica l’esito del viaggio agli ostaggi, viene ferita gravemente da schegge di granata esplosa nei pressi della caserma. Viene portata in ospedale, a Massa, solo il giorno successivo, quando Niccioleta viene finalmente liberata, e resterà ricoverata per sei mesi.
Nel 1945, ormai guarita, finalmente si stabilisce a Livorno con il marito. Muore a Massa Marittima nel 1996.
L’intervento di Aida risultò determinante per il rilascio degli ostaggi, come attesta la loro successiva dichiarazione dattiloscritta indirizzata al Comitato di Liberazione Nazionale e al Comando partigiano. Nella testimonianza, gli ex prigionieri sottolineano non solo l’aiuto alimentare e il viaggio per la trasmissione del loro appello, ma anche le ferite riportate dalla donna e la mancata o insufficiente reazione collettiva a causa del clima di terrore. Per il coraggio dimostrato le fu conferita la medaglia di bronzo al valor militare, riconoscimento istituzionale che inscrive il suo comportamento fra gli atti di sostegno alla popolazione e di resistenza civile durante l’occupazione tedesca. A questo proposito ecco quanto compare alla voce “Aida Borghigiani” su “ToscanaNovecento”: “Nel dopoguerra è riconosciuta come partigiana combattente della banda ‘Camicia rossa’ di Massa Marittima e proposta per una medaglia d’argento al valor militare. Nonostante le testimonianze degli uomini rastrellati, solo nel 1967 le è conferita la medaglia di bronzo”.
La vicenda di Aida Borghigiani, rimasta ingiustamente dimenticata per più di settant’anni, ricostruisce nodi importanti della storia locale della Resistenza: il ruolo femminile nelle pratiche di solidarietà e informazione, e la dialettica fra paura collettiva e atti individuali di coraggio. Il suo caso illustra come il soccorso quotidiano e la comunicazione di notizie potessero costituire forme operative di opposizione all’occupante e il sacrificio individuale trovasse riconoscimento, anche se in ritardo, nella memoria pubblica postbellica, confermando in tal modo che il ruolo attivo di donne come Aida risulta rilevante nella trama sociale della Resistenza italiana.
Lolini R., Sozzi M., Niccioleta (GR). Aida Borghigiani. Medaglia di bronzo al valor militare, “Le Antiche Dogane”, anno XX, n. 231, settembre 2018, p. 4.
Cocolli A., Sozzi M., Norma e le compagne, Le strade bianche di stampa alternativa, Pitigliano (GR).
Voce “Aida Borghigiani” in “ToscanaNovecento. Portale di storia contemporanea”.
Voce pubblicata nel: 2025
Ultimo aggiornamento: 2026