Mai tornerò indietro (1980)
Sono la donna che si è destata
Mi sono alzata e sono diventata una tempesta
che soffia sulle ceneri dei miei figli
Dai flutti di sangue di mio fratello sono nata
L'ira della mia nazione mi ha dato la forza
I villaggi distrutti ed arsi nutrono il mio odio per il nemico,
Sono la donna che si è destata,
ho trovato la mia strada e mai più tornerò indietro.
Ho aperto le porte chiuse dell’ignoranza
Ho detto addio a ninnoli d’oro
Oh compatriota, non sono ciò che ero.
Sono la donna che si è destata.
ho trovato la mia strada e mai più tornerò indietro.
Ho visto bambini a piedi nudi, smarriti e senza casa
Ho visto spose con mani dipinte di henné indossare abiti di lutto
Ho visto gli enormi muri delle prigioni inghiottire la libertà
nel loro insaziabile stomaco.
Sono rinata tra storie di resistenza e coraggio
La canzone della libertà ho imparato negli ultimi respiri,
nei flutti di sangue e nella vittoria
Compatriota, fratello, non considerarmi più debole ed incapace
Sono con te con tutta la mia forza sulla via della liberazione della mia terra.
La mia voce si confonde con la voce di migliaia di donne rinate
I miei pugni sono chiusi insieme ai pugni di migliaia di compatrioti
Insieme a voi ho risalito la strada della mia nazione,
Per rompere tutte queste sofferenze, tutte queste catene di schiavitù,
Compatriota, non sono ciò che ero
sono la donna che si è destata
Ho trovato la mia strada e mai più tornerò indietro.

Meena (“luce” in dari, la lingua ufficiale afghana, insieme al pashto), è stata poeta, femminista, rivoluzionaria e ha fondato RAWA (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan). Era una giovane allegra, loquace e ribelle e apparteneva a una famiglia benestante di etnia pashtun, il gruppo etnico maggioritario in Afghanistan.

Era ancora una bimba quando un giorno, di ritorno a Kabul con la madre dopo una visita ai suoi parenti, Meena vide un pullman fermo sul bordo della carreggiata; sul tetto, una donna gravemente malata, col marito che, da sotto, le allungava del tè e del pane. Meena chiese perché, piangendo; non poteva accettare che una donna in quelle condizioni fosse costretta dalla tradizione patriarcale a viaggiare sul tetto di un pullman.

Meena amava la scuola, e la sua materia preferita era Storia. La sua insegnante incoraggiava le ragazze a discutere di questioni quali la disuguaglianza sociale, che colpiva soprattutto le vite delle donne; purtroppo le statistiche rivelavano che l’Afghanistan era uno dei pochi paesi al mondo in cui gli uomini vivevano più a lungo delle donne. Meena promise a se stessa che si sarebbe impegnata per migliorare le condizioni delle donne e di conseguenza per cambiare radicalmente l’intera società.

Al liceo Meena frequentò anche le lezioni di interpretazione del Corano ed ebbe modo di discutere con le sue compagne alcune questioni come l’uso del velo e la legittimazione della violenza nei confronti delle donne presente nella sharia; concluse che non si sarebbe mai sposata con un uomo violento e patriarcale. “Mi sposerò solo per amore”, disse.

Meena trascorse infanzia e adolescenza in un paese in pace fino a quando, nel 1973, il re venne detronizzato dal cugino, il principe Sardar Daud, che aveva stretto alleanze con il Parcham, un partito comunista afghano filosovietico. Allo stesso tempo nell’Università di Kabul, Berhanuddin Rabbani, un professore di sharia, fondò, con la sua cerchia di studenti, una corrente di Islam che definì “puro”. Pretendevano che le donne lasciassero l’università e iniziarono ad attaccarle con l’acido muriatico. Queste azioni delle bande di fondamentalisti furono tollerate dal potere e questi criminali, tra cui Hekmatyar, Massoud, Sayyaf, aumentarono di numero.

All’università Meena non entrò a far parte di nessuna formazione politica, ma leggeva moltissimo per potersi fare una sua opinione, seguiva le discussioni interne ai movimenti e dibatteva con le sue compagne. Al compimento dei 19 anni la famiglia di Meena iniziò a insistere affinché trovasse un marito; alla fine, grazie alla mediazione di una zia, sposò Fahiz Ahmed, un medico 11 anni più grande di lei, dirigente di un partito socialista ispirato al maoismo, che le promise di rispettare le sue idee e soprattutto la sua volontà di proseguire gli studi. Con Faiz, marito amato e compagno di lotta, ebbe tre figli, cresciuti anche grazie all’aiuto delle sue compagne di RAWA.

Era il 1977 e Meena decise di andare a conoscere le donne che si recavano con i figli davanti alla prigione di Pul-e-Charkhi, a Kabul, per avere notizie dei mariti arrestati. Su spinta di Meena, alcune di queste aderirono all’idea di fondare, in segreto, RAWA, un’associazione femminile, laica, democratica, con lo scopo di rivendicare diritti e libertà per le donne. Iniziarono con discussioni politiche e poi si impegnarono per aiutare concretamente altre donne, organizzando le prime classi di alfabetizzazione.
Grazie al passaparola RAWA crebbe, ma il regime filosovietico si faceva sempre più feroce e repressivo; nel 1978 venne firmato un accordo con l’URSS che, il 27 dicembre del 1979, invase l’Afghanistan. Le donne di RAWA lanciarono una campagna contro le forze di occupazione, organizzando manifestazioni, volantinaggi e incontri nelle scuole e recandosi davanti alla prigione con le donne che chiedevano la liberazione dei loro cari arrestati; le sue militanti iniziarono anche a fornire assistenza alle migliaia di persone costrette a lasciare il paese per il Pakistan e a educare generazioni di donne non solo con l’istruzione di base ma dando loro consapevolezza dei loro diritti. RAWA iniziò anche la pubblicazione di “Payam-e-Zan” (“Il messaggio delle donne”), una rivista che denunciava gli abusi del regime e raccontava le condizioni delle donne.

Nel 1981 RAWA, che iniziava a essere conosciuta anche in Europa, venne invitata dal presidente francese Mitterrand a partecipare alla conferenza dell’Internazionale socialista, nella città di Valence, e fu Meena la persona scelta per presenziare a questo importante evento. Nella sala del congresso Meena si trovò di fronte al Boris Ponomarëv, il capo del dipartimento esteri sovietico responsabile dell’invasione del suo paese. Nel suo intervento, accolto con un lungo applauso, descrisse le sofferenze del suo popolo, le migliaia di persone uccise e scomparse, le incarcerazioni, le esecuzioni, le torture; la delegazione sovietica abbandonò la sala.

Questo successo espose Meena a un grosso rischio: il suo volto ora era pubblico e le autorità afghane avevano ordinato il suo arresto e diffuso le sue fotografie in tutti i posti di blocco. Meena rientrò in Afghanistan alcuni mesi dopo, e continuò a lavorare senza sosta, in clandestinità.

Il 4 febbraio 1987, a dieci anni dalla fondazione di RAWA, Meena venne rapita, torturata e uccisa da un gruppo di fondamentalisti assoldati dal KHAD, i servizi segreti afghani al tempo dell’occupazione sovietica. Le sue compagne scoprirono solo sei mesi dopo qual era stata la sua sorte; pochi mesi prima anche Faiz, suo marito, era stato ucciso. RAWA è sopravvissuta all’assassinio della sua leader, e nella sua memoria ha continuato a lavorare per coltivare il sogno di un Afghanistan democratico, laico, libero dal fondamentalismo e dal patriarcato.


Voce pubblicata nel: 2026