Figlia di Agostino Benevoli, Margherita proveniva da una famiglia fiorentina di modeste condizioni. La sua formazione musicale avvenne nell’ambiente della corte medicea, dove fu quasi certamente allieva di Antonio e Vittoria Archilei, i più celebri interpreti del nascente stile monodico. La Romanina, com’era chiamata Vittoria Archilei, era la cantante di riferimento dell’intera generazione: prima interprete degli Intermedi della Pellegrina (1589) e del ruolo di Euridice nell’opera di Jacopo Peri (1600), aveva elaborato una pratica esecutiva fondata sulla sprezzatura ornamentale e sul primato dell’affetto sul virtuosismo astratto. In questa tradizione si formò Margherita, prima ancora di entrare in contatto con Giulio Caccini.

Dopo la morte della prima moglie, la cantante Lucia Gagnolanti (gennaio 1593), Caccini sposò Margherita intorno al 1594, quando aveva circa diciotto anni e portava una dote di soli cento scudi, segno di una condizione economica fragile che contrastava con la solidità della sua preparazione artistica. Nel nuovo nucleo familiare, Margherita assunse un ruolo insieme domestico e professionale: era moglie del compositore, matrigna delle figlie Francesca e Settimia (che avevano rispettivamente sette e tre anni) e al contempo voce di un ensemble che Caccini stava costruendo con deliberata strategia. Nella prefazione alle Nuove musiche (1601-1602), egli affermò che tutti i componenti della sua famiglia, «dalla moglie alle figlie», erano esperti cantori del nuovo stile da lui teorizzato, riconoscendo implicitamente in Margherita l’interprete più matura del gruppo.

Il debutto pubblico documentato avvenne nell’ottobre 1600, in occasione delle nozze di Maria de’ Medici con Enrico IV di Francia: la famiglia Caccini partecipò alle esecuzioni dell’Euridice di Jacopo Peri (6 ottobre) e del Rapimento di Cefalo (9 ottobre), il grande dramma musicale su libretto di Gabriello Chiabrera allestito nel salone degli Uffizi. Sebbene la musica del Rapimento sia andata quasi interamente perduta, la descrizione di Michelangelo Buonarroti il Giovane e i frammenti confluiti nelle Nuove musiche consentono di identificare Margherita tra le interpreti dei ruoli femminili principali. La sua presenza in questi spettacoli inaugurali del melodramma italiano la colloca tra le primissime voci che diedero corpo al recitar cantando nella sua forma più elaborata.

Negli anni successivi l’ensemble, detto comunemente «concerto delle donne di Giulio Romano» o «concerto Caccini», divenne il principale ensemble vocale della corte medicea. Il Diario di Cesare Tinghi, aiutante di camera del granduca Ferdinando I, ne registra con regolarità le esibizioni. Il 3 aprile 1602, nella chiesa di San Nicola a Pisa, si eseguirono «musiche a 3 cori» dirette da «Giulio Romano, avendovi menate la moglie e le due figliuole le quale cantano bene»: è la prima menzione esplicita e datata di Margherita come cantante di corte in servizio. Il valore documentario della formula è notevole: nel 1602, quando Francesca aveva quindici anni e Settimia undici, Margherita era la voce adulta del concerto, quella con la formazione più estesa.

La reputazione dell’ensemble raggiunse la corte francese: nell’estate del 1604 Maria de’ Medici e Enrico IV scrissero da Fontainebleau per chiedere formalmente al granduca di inviare il «concerto» a Parigi. La partenza avvenne il 30 settembre 1604: il quaderno del maggiordomo Giovanni del Maestro registra Giulio, «la moglie», le due figliuole, il figlio pittore Pompeo e un putto allievo. Il viaggio fu trionfale, con tappe a Modena, Milano, Torino, Lione, e il gruppo soggiornò a Parigi fino alla fine di aprile 1605. Fu in questa tournée che Francesca si impose come solista di fama europea, spingendo Enrico IV a tentare di trattenerla alla corte reale. Che la sedicenne brillasse di luce propria non cancella il fatto che Margherita fosse parte inseparabile dell’ensemble e ne sostenesse la coerenza esecutiva con la propria esperienza.

Il decennio 1602-1612 rappresenta l’apice della carriera documentata di Margherita. Poi iniziò un’eclissi progressiva: dal 1607 Francesca aveva un contratto autonomo con la corte medicea, uno stipendio superiore a quello del marito, una carriera compositiva in rapida ascesa. Dal 1613 le voci del Tinghi nominano il gruppo quasi esclusivamente con la formula «la Vittoria Archilei e la Cecchina di Giulio Romano», tacendo Margherita. Il confronto con la grande Adriana Basile, che dal 1610 dominava le corti italiane come suprema interprete del canto espressivo e che Monteverdi proclamò superiore a tutte le virtuose del tempo, contribuì a definire una gerarchia in cui Margherita, cantante di solida tradizione ma priva di una firma compositiva propria, non poteva emergere individualmente.

Il ruolo di Margherita all’interno della rete femminile della corte medicea trascende tuttavia la sola questione del prestigio. La sua convivenza pluridecennale con Francesca e Settimia costituì un laboratorio pedagogico informale: la trasmissione quotidiana di tecniche esecutive – fraseggio, ornamentazione, dizione affettiva – avvenne per ascolto, imitazione e confronto, senza che alcun trattato ne lasciasse traccia. Quando Francesca aprì la propria scuola di canto (dal 1619 si parlava già delle sue «fanciulle» e «discepole»), ella perpetuava inconsapevolmente una catena che passava per Margherita e risaliva a Vittoria Archilei: una trasmissione del sapere esecutivo esclusivamente femminile, incarnata nelle voci di generazione in generazione. La stessa Arcangela Palladini, cantante attiva a Firenze negli stessi anni e menzionata da Francesca in una lettera del 1618, faceva parte di questa rete diffusa di professioniste che si sorreggevano, competevano e influenzavano reciprocamente senza che la storia le nominasse mai con la stessa frequenza riservata ai colleghi maschi.

Giulio Caccini morì il 10 dicembre 1618 e Margherita gli sopravvisse diciotto anni, fino al 1636, ma le fonti tacciono quasi completamente su questo periodo. Con la scomparsa del marito si dissolse anche la sua visibilità pubblica: non aveva un contratto proprio, non aveva pubblicato composizioni a suo nome e non lasciava allievi nominalmente riconosciuti. La figlia che Francesca ebbe nel 1622 dal marito Signorini fu battezzata Margherita, un omaggio che suggerisce la persistenza di un legame affettivo e di un riconoscimento artistico nella sfera privata della famiglia. Quella nipote avrebbe cantato nel convento con il nome di Suor Placida Maria come terza generazione di musiciste Caccini. È in questa silenziosa continuità che si misura l’impronta artistica di Margherita Benevoli.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Margherita di Agostino Benevoli della Scala

Fonti primarie
Buonarroti il Giovane, Michelangelo, Descrizione delle felicissime nozze della Christianissima Maestà di Madama Maria Medici, Firenze, 1600; in: Solerti, Angelo, Gli albori del melodramma, 3 voll., Milano, Sandron, 1904 (rist. Bologna, Forni, 1976), vol. III, pp. 29-58.
Caccini, Giulio, Le nuove musiche, Firenze, Marescotti, 1601/1602; ed. critica a cura di H. Wiley Hitchcock, A-R Editions, Madison, 1970 (Recent Researches in the Music of the Baroque Era, 9); 2a ed. 2009.
Caccini, Giulio, L’Euridice composta in musica in stile rappresentativo, Firenze, Marescotti, 1600; rist. anastatica, Bologna, Forni, 1968.
Tinghi, Cesare, Diario e cerimoniale della corte medicea dal 22 luglio 1600 al 9 novembre 1623, ms. I-Fn (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze); estratti in: Solerti, Angelo, Musica, ballo e drammatica alla Corte Medicea dal 1600 al 1637, Firenze, R. Bemporad & Figlio, 1905.
Archivio di Stato di Firenze (I-Fas): Guardaroba Mediceo (registri di pagamento); Mediceo del Principato (corrispondenza diplomatica); Carte Strozziane, filza XXX (quaderno del maggiordomo Giovanni del Maestro, 1604).

Studi
Bonechi, Maddalena, «La figura della cantante alla corte medicea nella prima metà del Seicento», in Con dolce forza. Donne nell’universo musicale del Cinque e Seicento, 2018, pp. 29–36 (FLORE, Università di Firenze, hdl.handle.net/2158/1118364).
Carter, Tim, «Il rapimento di Cefalo», in Journal of Seventeenth-Century Music, 9/1 (2003). Prima ricostruzione sistematica del dramma del 1600; identifica Margherita come allieva degli Archilei e candidata ai ruoli femminili principali.
Cusick, Suzanne G., Francesca Caccini at the Medici Court. Music and the Circulation of Power, Chicago-London, University of Chicago Press, 2009. Studio monografico fondamentale sulla famiglia Caccini e sulla corte delle donne medicee.
Kirkendale, Warren, The Court Musicians in Florence during the Principate of the Medici. With a Reconstruction of the Artistic Establishment, Firenze, Leo S. Olschki, 1993. Repertorio archivistico di 173 biografie di musicisti medicei; indispensabile per i dati documentari su Margherita e sul concerto Caccini.
Masera, Maria Giovanna, «Alcune lettere inedite di Francesca Caccini», in La Rassegna Musicale, IV (1940). Prima pubblicazione delle lettere di Francesca, con il riferimento ad Arcangela Palladini e alla rete femminile della corte.
Pannella, Liliana, Caccini, Giulio, detto anche Giulio Romano; Caccini, Francesca, detta la Cecchina, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 16, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1973. Voci di riferimento in italiano per l’intera famiglia; citano Margherita nel contesto del concerto di corte e dei documenti medicei.




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026