Lucia Itria nasce a Piazza Armerina il 20 giugno (e registrata il 22) del 1931, da Calogera Ficarra e Filippo Itria. Frequenta le scuole elementari nello stesso paese in cui è nata, istituto che, in una particolare occasione, accoglie Benito Mussolini, il quale propina un discorso agli alunni e concede una stretta di mano ad ognuno di loro. A causa della nascita della sorella Maria, Lucia è costretta a lasciare le elementari, concludendo appena due anni di studio per favorire la sussistenza della propria numerosa famiglia. Nella soffocante penuria di un’Italia sconvolta dalla guerra, in Sicilia era prassi costringere i figli e le figlie ad abbandonare gli studi.

A diciotto anni, lascia la sua casa per lavorare come domestica a Nicolosi, presso la dimora dei signori Torrisi, una facoltosa famiglia di industriali. Tale impiego prevedeva una disponibilità totale. L’orario di lavoro comprendeva l’intera giornata, sette giorni su sette.

Paolo Carmelo Lanzafame (nato a Viagrande, il 16 luglio del 1929), durante una festa a Piazza Armerina in cui suonava nella banda, nota Lucia, ma senza avere la possibilità di parlarle. Paolo lavorava come panettiere e consegnava il pane nella zona in cui Lucia viveva e lavorava. A casa dei Torrisi, rivede Lucia ed ha, così, l’opportunità di chiedere ai “padroni” informazioni sulla ragazza, nonché di “mettere buona parola” raccomandandolo e presentandolo alla fanciulla. Dopo una lunga frequentazione, il 4 gennaio del 1956, i due si sposano.

La ricca famiglia siciliana dei Torrisi, dopo diversi anni, offre un’occupazione a Lucia nell’industria di torrefazione del caffè di loro proprietà – lavoro che svolgerà sino alla pensione.

I due sposi si trasferiscono a Catania, dove prendono in adozione, nel 1968, una bambina di nome Concetta Zagami – la quale acquisirà, più tardi, anche il cognome del padre adottivo. Concetta, che fino a quel momento viveva a Belpasso con i nonni biologici e trascorreva numerose giornate in strada a chiedere l’elemosina, rimane con i suoi nuovi genitori fino ai suoi diciassette anni, quando si sposa con Salvatore Asero – giovane con cui ha una prima figlia, Elisabetta, nel 1980 e Katuska due anni più tardi. Separatasi dal marito, nel 1983, Concetta torna dai suoi genitori adottivi. La ragazza, fin dalla prima adolescenza, aveva mostrato i sintomi di alcune patologie mentali ignote a Lucia che, ciononostante, aveva sempre cercato di prendersene cura. Nel 1983-84, in un periodo di crisi psicologica profonda, Concetta viene ricoverata al policlinico di Catania.

Anche dopo la pensione, Lucia continuò a lavorare, purché a sua figlia non mancasse nulla, ma rimanesse tuttavia in casa. Le ragioni di questa decisione risiedevano nelle difficoltà psicologiche della figlia e, altresì, nella vergogna provocata dall’antiquato precetto religioso concernente il dovere di non separarsi mai dal consorte. Concetta, infatti, non era semplicemente nubile, ma una donna reduce da un divorzio che, agli occhi dei suoi genitori, la rendeva portatrice di uno stigma da nascondere. Una volta impressa la mera categoria mentale di “divorziata” su una persona, questa persona viene talvolta identificata con quella stessa categoria, cosicché i genitori di Concetta si sentivano in dovere di tutelarla – credendo di tenerla in salvo dallo sgomento perbenista e dai giudizi bigotti conseguenti – nascondendo in casa, insieme allo stigma, anche la figlia. Grazie a Maria, sorella di Lucia, Concetta si trasferisce a Cunardo, nel 1990, dove trova un lavoro regolare e viene raggiunta, l’anno seguente, dai suoi genitori.

Nel 1997, dopo la nascita della sua bambina, Margherita, Concetta sposa il suo secondo marito, Rosario Russo. Durante quello stesso anno, Concetta viene ricoverata nuovamente – questa volta al reparto psichiatrico dell’ospedale San Raffaele di Milano –, lasciando Margherita alle cure dei suoi nonni. Al secondo figlio col nuovo coniuge, Concetto, nato nel 1999, toccherà la stessa sorte. La figlia di Lucia, infatti, viene presa di nuovo in carico dalla psichiatria milanese. L’ultimo figlio è il sottoscritto, nato nel 2001 1. La prole, in ragione di tali difficoltà, cresce con l’accudimento dei nonni, i quali diedero un apporto determinante per educarla e curarla, anche durante la separazione tra Concetta e Rosario. Fatta eccezione per la lunga permanenza a Inarzo, fra i numerosi traslochi di sua figlia e il suo secondo marito – con cui, poi, convivrà nonostante il divorzio –, Lucia abiterà sempre vicino alla famiglia, rappresentando un costante punto di riferimento per tutti i suoi componenti. Insieme alle notevoli capacità culinarie, la cura e il gusto per la cucina erano dei segni della sua volontà di diffondere gioia e unione nella semplice quotidianità. La sua integrità è ciò che ha permesso anche a persone non provenienti dalla stessa famiglia di considerarla come una nonna. Un esempio significativo, in tal senso, è Rodolfo Sofrà, marito di Katuska, che la ricorda come la nonna che non ha mai avuto e per i suoi “detti siciliani” citati, puntualmente, allo scopo di rivelare i reconditi insegnamenti retrostanti alle variopinte – e, talvolta, scomode – contingenze vissute da ognuno dei suoi cari. Insegnamenti che, tuttavia, non erano certo insiti nelle situazioni stesse, ma rappresentavano il frutto del tentativo di Lucia di dare un senso alle esperienze trascorse – spesso stemperando la difficoltà di un determinato momento o abituando i familiari a vedere sempre quel che accade come qualcosa di utile in una prospettiva futura – e di garantirsi l’opportunità di tramandare i suoi valori morali. La fedeltà di Lucia, la sua laboriosità – che mostrava col suo esempio, raccomandando diligenza attraverso il suo indelebile e puntuale aforisma: “il pane sta in mezzo alle spine” – e la sua premura instancabile e affettuosa, facevano sì che divenisse una catalizzatrice naturale di affetto e rispetto altrui, conquistando, con una semplicità sconvolgente, l’ammirazione di chi l’ha conosciuta. Tutto ciò costituisce una serie di elementi che hanno portato stabilità nella vita delle persone che aveva attorno, valori che li hanno guidati nelle scelte importanti e che hanno condotto lo scrivente a decidere di firmarsi con lo stesso cognome di Lucia.

Anche Concetta – che ha avuto, alle volte, un rapporto sofferto con le sue figure genitoriali adottive – è la stessa che, rispondendo a una serrata concatenazione di domande somministrate dallo scrivente sulla vita di Lucia, con la spontaneità che le appartiene – e chissà con quale carico d’inconsapevolezza inconscia –, afferma: “io sono nata con i miei genitori adottivi”.

La camminata claudicante di Lucia, che ad ogni passo la obbligava a dondolare come un pinguino, è la ragione per cui era chiamata dai nipoti “Pingu”. Un affettuoso nomignolo che riflette l’unicità della dolcezza di una donna che è stata l’incarnazione dell’accoglienza, che sorridendo portava luce in una giornata uggiosa e scambiando uno sguardo regalava la fiducia nel prossimo e la certezza d’essere amati.

Lucia – dal significato etimologico di “colei che porta la luce” – si spegne il 9 ottobre 2023.

Note


1 Come si può desumere facilmente, i nomi sono stati dati secondando la tradizione siciliana che prevede di consegnare ai figli i nomi dei nonni, ma cominciando da quelli paterni! Il che mostra il condizionamento della longa manus del patriarcato, che giunge fino alla contemporaneità più stringente. Infatti, la primogenita di Rosario prende il nome da sua madre (Margherita Murabito), mentre il secondo dal padre (Concetto Russo). Il sottoscritto, invece, arresta inconsapevolmente l’egemonia della famiglia paterna.




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026