Elena Virginia Balletti nasce a Ferrara nel 1686 in una famiglia di comici girovaghi. Questa particolare categoria di attori utilizza il nome d’arte, che fa riferimento al tipo di personaggio interpretato e che spesso viene tramandato di generazione in generazione. Così, Elena è conosciuta come Flaminia, nome ereditato dalla nonna paterna, Agata Vitaliani, capocomica e a sua volta nipote del grande attore Flaminione Marco Napolioni. Nonostante debba viaggiare molto per seguire i genitori nelle tournée, Elena riceve un’educazione letteraria di valore, che le fa guadagnare l’ammirazione degli eruditi del tempo. Conosce il greco e il latino, parla francese e spagnolo e compone versi poetici.

Fin dall’infanzia Elena dunque vive immersa nel mondo dello spettacolo, ma mostra una preferenza spiccata anche per la letteratura, che la porta a scrivere sonetti di ispirazione arcadica all’età di vent’anni. In quel periodo lavora già con alcune compagnie teatrali ed è conosciuta come Mirtinda Parasside, primo nome d’arte che abbandonerà una volta acquisita maggiore fama. Gli spettacoli in cui recita la portano a girare di città in città. A Modena conosce Lelio, l’attore Luigi Riccoboni, e lo sposa nel 1706, anno in cui si trasferiscono a Venezia, dove condividono il palco. Nel 1707, a Mantova, nasce il primo e unico figlio della coppia, Francesco Antonio, che seguirà i genitori nei loro spostamenti e diventerà a sua volta attore.

Con il passare degli anni, l’importanza di Elena è a poco a poco ridotta a quella conferitale dal ruolo di moglie del capocomico Luigi Riccoboni, ma questa donna è molto di più. Se da un lato Elena, ormai Flaminia, percorre tappe importanti della sua carriera di comica diventando “prima Amorosa”, ovvero prima attrice della Commedia dell’arte, dall’altro lato ambisce a un riconoscimento nella letteratura e a una rivoluzione del teatro verso opere più nobili.

Scrive altri componimenti poetici nel corso di tutta la vita, ma le sue aspirazioni hanno più fortuna in teatro grazie a un progetto iniziato nel 1707 con il marito. Si impegnano infatti a mettere in scena opere di ispirazione classica, adattate o tradotte, come Andromaca di Racine o Edipo di Sofocle. Elena interpreta diversi ruoli che accrescono la sua fama, ma il più importante è quello nella Merope di Scipione Maffei, rappresentata per la prima volta a Modena nel 1713. Il fisico esile e flessuoso e la bravura dell’attrice la portano a fare strage di cuori tra i drammaturghi più in voga, tra cui lo stesso Maffei, dando molto da parlare nei circoli letterari dell’epoca.

La compagnia di Lelio e Flaminia continua ad avere successo fino al 1716, quando viene messa in scena la Scolastica di Ludovico Ariosto. Quest’ultima commedia si rivela però un fiasco e la compagnia si vede costretta a trasferirsi a Parigi. Nella capitale francese, i coniugi sono ricevuti da un pubblico incuriosito e debuttano alla presenza di Filippo II duca d’Orléans e della duchessa de Berry. Elena piace talmente tanto che il drammaturgo Antoine Houdar de La Motte, pilastro della Comédie Française, è tra i principali autori di un canovaccio scritto apposta per lei. Nella capitale francese il salotto di Elena diventa noto e frequentato, permettendole di accrescere il proprio prestigio mondano e di circondarsi di letterati. Nel frattempo, però, la carriera di Elena inizia ad andare incontro al declino, anche per via della comparsa sulle scene della cugina Giovanna Rosa Benozzi, conosciuta con il nome d’arte di Silvia.

Nel 1721 e nel 1722 Elena inaugura una nuova fase della sua carriera, che la vede indirizzata alla critica. Di rilievo è il discorso tenuto in apertura della stagione teatrale del 1722: il pubblico è sorpreso perché è la primadonna della compagnia del Théâtre Italien a prendere la parola, in difesa degli attori italiani. Piccata, perché in terra francese viene loro chiesta solo la farsa, afferma: “Componimenti che frottole ponno chiamarsi, e non Comedie […] Questo fa che l’auditorio della Comedia Italiana, non conosciuta, che dal lato del ridicolo, dimanda solo di ridere, e chi nel nostro Teatro si riduce, solo alle risa disposto ne viene”.1

Nel 1725 scrive una commedia che riscuote un discreto successo, ma il fallimento della seconda, nel 1729, la costringe a tornare in Italia, dove tra l’altro è stato richiamato il marito. Elena rientra a Parigi insieme a Lelio nel 1731, dove interpreta ruoli minori, ed è lì che, nel 1750, conosce Casanova. Tra i due c’è un’antipatia reciproca che entrambi non hanno interesse a dissimulare.

L’attrice si ritira dalle scene nel 1752 e un anno dopo il marito Lelio viene a mancare. Rimasta vedova, Elena resta a Parigi in compagnia di una cameriera. Non si sa molto del periodo che Elena trascorre senza Lelio, uomo con il quale ha avuto un rapporto fatto di complicità, rispetto e stima reciproci. Come confida in alcune lettere, è molto addolorata per la morte del marito: “[…] ho vissuto quarantotto anni col mio sempre con buona intelligenza lode a Dio: otto mesi non me lo fanno dimenticare non ho conforto che nelle lagrime che pure sono inutili”2, ma non perde il suo carisma e le grandi doti di intrattenitrice. Muore una notte di settembre del 1771, lasciando tutti i beni in eredità al figlio.

Note

1 Compliment de la Demoiselle Flaminia de rentrée de la Comédie Italienne après Pâques, «Mercure de France», mai 1722, pp. 142-145.
1 Lettera di Elena Balletti Riccoboni alla marchesa Geltrude Rangoni Gonzaga, da Parigi, 28 luglio 1754, in Biblioteca Estense Universitaria di Modena, Autografoteca Campori 11, cc. 20-21.



Fonti, risorse bibliografiche, siti su Elena Balletti

Bonetti Caterina, Flaminia, Mirtinda, Elena: i tre volti di una donna, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2014.

Treccani, Dizionario biografico degli Italiani - Volume 5 (1963), di Ada Zapperi, voce Balletti, Elena Virginia.

Zaccaria Michela Maria, Elena Balletti Riccoboni Flaminia (1686-1771) e Giovanna Benozzi Balletti Silvia (1701-1758): primedonne dalla Commedia dell’Arte a Marivaux, tesi di dottorato di ricerca in storia delle arti e dello spettacolo, Università degli Studi di Firenze, 2015.

Zaccaria Michela Maria, Primedonne. Flaminia e Silvia dalla Commedia dell’Arte a Marivaux, Bulzoni Editore, Roma 2019.




Voce pubblicata nel: 2023

Ultimo aggiornamento: 2026