Bona Tibertelli de Pisis de Mandiargues (Roma 1926 - Parigi 2000), in arte Bona, è stata un’artista surrealista. La scelta di firmarsi semplicemente “Bona” è un atto liberatorio dalle etichette di nipote (di Filippo de Pisis), moglie (di André Pieyre de Mandiargues), amica (di André Breton, Henri Cartier Bresson, Hans Bellmer, Meret Oppenheim).

Dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte “Adolfo Venturi” di Modena, nel 1947 si trasferisce a Parigi dallo zio, il noto pittore Filippo De Pisis. Lì conosce lo scrittore André Pieyre de Mandiargues, che la introduce nella cerchia dei surrealisti. I due si sposeranno nel 1950.

Bona esordisce con una personale nel 1952 alla Galerie Berggruen & Cie di Parigi, presentata da Francis Ponge, e in Italia nel 1953, alla Galleria del Milione di Milano e alla Saletta degli Amici dell’Arte di Modena, presentata da Giuseppe Ungaretti. Fin dalle prime mostre, Bona dimostra di essersi affrancata dalla riproduzione delle nature morte di Filippo de Pisis, che avevano contrassegnato i suoi primi passi nella pittura dal 1939,1 per unirsi agli epigoni del Surrealismo figurativo.
Realizza dipinti di piccole dimensioni, che hanno come protagonista la radice antropomorfa di una mandragora, parola assonante con Mandiargues.

La Voûte, del 1951, è la citazione di una wunderkammer, con il coccodrillo sul soffitto come nel Musaeum septalianum di Manfredo Settala (1600-1680). Bona è attratta dagli oggetti di storia naturale — fossili, animali, vegetali — e dai reperti delle collezioni etnografiche, incuriosita e ispirata dagli oggetti rari, strani ed esotici. Il suo lavoro spesso scaturisce dallo straniamento provocato dall’intreccio tra elementi naturali e deformazioni artificiali, ma anche dalla risultanza di un’archeologia interiore che si connette a culture lontane, in particolare quelle dei popoli allo stato di natura,2 alla cui indagine Bona dedica parte della propria vita, nei numerosi viaggi in Messico, India, Afghanistan, Ceylon e Nepal.3

Nelle avventure della mandragola, l’irrazionale irrompe nella quotidianità, insieme ai temi dello spaesamento e del mistero nascosto dietro l’apparente normalità. In Casa Mandragora compare per la prima volta, in primo piano, una lumaca, che diventerà per Bona l’incarnazione del suo mondo interiore e istintivo, il suo animale totemico. Negli stessi anni, Bona dipinge anche oggetti biomorfi come tronchi «abbandonati sulla sabbia dalle maree, minuscoli relitti, occhiute radici macerate, levigate, inasprite dal permanere nei silenzi dell'acqua, detriti di conchiglia, con buchi, col vuoto da cui si scopre la realtà», scrive Giuseppe Ungaretti nella presentazione alla mostra milanese del Milione.4

È in corso la terza stagione del Surrealismo (1945 - 1966)5 e l’artista ne sperimenta inizialmente la linea onirica figurativa per poi dedicarsi a quella informale biomorfa.6 Per sua stessa ammissione, deve al gruppo dei surrealisti l’evoluzione della sua capacità introspettiva e l’espressione di quello che le è intimamente connesso. Quando arriva a Parigi, ha come retaggio la pittura senese e ferrarese, l’influenza di Giorgio de Chirico e dello zio Filippo de Pisis. L’incontro con Breton, Ernst, Bellmer, Matta, Lam, Masson e Brauner le svela il legame profondo tra l’arte, il gioco e la poesia, ma anche la considerazione del ruolo della donna rispetto al maschilismo imperante nella società italiana da cui proviene (e anche di talune avanguardie). Bona nota che le donne, Elisa Breton, Dorothea Tanning, Marie Čermínová (Toyen), Leonora Carrington, Meret Oppenheim, Nora Mitrani non sono oggettivizzate dalla componente maschile del gruppo, anzi, «per la prima volta l’essere donna, artista, pittrice, poetessa, diventa una possibilità, la promessa di un futuro meraviglioso», scrive Bona nella sua autobiografia.7 Il «futuro meraviglioso» di cui parla, unito all’eclettismo della sua incontenibile attività creativa, la spinge a ricercare nuove tecniche e mezzi espressivi, improntati all’esplorazione di materiali da trasformare in forme inedite, schiudendole più percorsi di ricerca, che percorre in parallelo.

Dal 1954, la sua carriera artistica prende nuove direzioni: realizza paesaggi antropomorfi che fondono Arcimboldo con le vedute di Hercules Seghers, olandese del Secolo d’Oro, per sperimentare, dal 1958, l’Informale materico, attraverso l’uso combinato di stucchi, colla, sabbia, ghiaia, mescolati a pigmenti (la serie Séparations).
Negli stessi anni, con Le Vague à l'âme (1958),8 Bona inaugura la serie dei primi collages tessili (detti anche ragarts), che nascono un po’ per serendipità un po’ per l’influsso costante delle attività commerciali del Marais, dove abita. Nel quartiere sono numerose le sartorie e le botteghe che vendono tessuti:

questo mi ha dato l'idea di utilizzare ritagli di vestiti vecchi, come quelle fodere strappate, quelle spalline lacerate, quelle imbottiture che vedo ogni sera nei cassonetti del sarto, che peraltro sistematicamente saccheggio.9

Nel primo collage tessile,10 Le Vague à l'âme (1958), Bona ha l’intuizione di utilizzare gli scarti di tessuto mentre scuce la giacca di un vecchio abito del marito. Scopre, tra il tessuto esterno e la fodera, la parte che viene inserita per dare struttura alla giacca, che i sarti chiamano “anima”, dell'abito ma anche di chi lo ha indossato.11 Amante delle contraddizioni e della loro simpatetica convivenza, Bona taglia e scuce per ricomporre, libera l’anima per re-imprigionarla nella fitta rete delle cuciture della tela.

Da quel momento, per tutto il decennio successivo fino ai primi anni settanta, Bona lavorerà ai collages tessili, che hanno soggetti e titoli in cui mette in risalto uno dei caratteri distintivi del movimento surrealista: il ricorso provocatorio allo humor noir, di Sade, Lautréamont, Jarry e Vaché.

I surrealisti e le surrealiste vogliono scardinare il mondo e intuiscono che sia necessario in primo luogo cambiare loro stessi. Bona è consapevole che non può trasformare il mondo se prima non esplora il proprio inconscio. Da qui deriva l’interesse per ogni fenomeno che traduca le sue esperienze di vita in immagini: il suo percorso artistico è un lungo racconto autobiografico.

Bona continuerà a realizzare i collages con tessuti di risulta, cuciti con la sua macchina Singer a pedali, una tecnica a lei congeniale, negli anni ottanta e novanta — con le serie delle escargots, i ritratti di personaggi celebri, i numeri della cabala, le città — fino alla sua scomparsa, a Parigi, nel 2000.

Note



1 Alessandra Lanzoni, in Surrealisti italiani attraverso le collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Milano, Electa, 2005, p.45; catalogo della mostra a cura di M. Ursino e M. Cossu, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, 15 dicembre 2005 - 12 febbraio 2006.
2 Les hommes qui vivent dans la nature, au contact de la terre, sont plus beaux que le citadins, in Bona de Mandiargues, Bonaventure, Paris, 1977, p.116
3 Caterina Ghisu, Il complesso di Diana e la macchina da cucire, in “Bona de Mandiargues. Rifare il mondo”, Torino, Allemandi, 2023.
4 Giuseppe Ungaretti, Bona, presentazione in catalogo, Saletta degli Amici dell’Arte, Modena, 1953.
5 Arturo Schwarz divide il Surrealismo in tre distinte stagioni: 1924 - 1928, nascita e formazione del movimento; 1928 - 1945, diffusione; 1945 - 1966, I Surrealisti, catalogo della mostra (Milano, Palazzo Reale), a cura di Arturo Schwarz, Milano, 1989, pp. 152-154.
6 Renato Barilli, I Surrealismi, Bologna, 1982, p.12.
7 Bona de Mandiargues, Bonaventure, cit., pp. 257-259.
8 Bona Tibertelli de Pisis de Mandiargues, Les Chattes, 1956, collage tessile, 44 x 62 cm, IMEC, PRB 25 è indicato sul retro della foto in B/N con la data 1956, dovrebbe essere un errore, l’opera è del 1965.
9 Ibidem, p. 268
10 I collages tessili verranno chiamati anche "Foderografie", cfr. Bona. Foderografie, Galleria del Cavallino, Venezia, 20 settembre - 9 ottobre, 1967; Bona. Foderografie, Galleria L’Argentario, Trento, 28 ottobre - 13 novembre 1967; o "Agopitture", Stefano Ghiberti, La nipote di De Pisis ha inventato l’agopittura, in Gente, 27 marzo 1972.
11 Morwena Novion, Serafino e trama ordito, in “Sous le signe de l’escargot”, testo critico per la mostra Bona. Assemblages et peintures, Centre Culturel Le Quartz, Best, 1990, s.p.


Fonti, risorse bibliografiche, siti su Bona De Mandiargues

Bona, Bonaventure, Paris, Stock, 1977.

Georgiana Colvile, Scandaleusement d'elles. Trente-quatre femmes surréalistes, Paris, Jean-Michel Place, Paris, 1999.

Giuliana Altea, Antonella Camarda, Caterina Ghisu, Bona de Mandiargues. Rifare il mondo, Torino, Allemandi, 2023.


Voce pubblicata nel: 2026