Un esempio particolarmente emblematico della produzione miniata femminile in ambito beghinale è costituito dal Libro d’Ore noto con la sigla W173, oggi conservato presso il Walters Art Museum di Baltimora. Realizzato a Bruges negli anni Quaranta del Quattrocento, il manoscritto si distingue non solo per l’elevata qualità artistica, ma anche per il suo valore documentario, in quanto testimonianza delle pratiche devozionali di uno specifico gruppo di mulieres religiosæ.
Come emerge dal commentario all’edizione facsimilare del codice (Carla Rossi, Miniatrici Fiamminghe: Il Libro d’Ore miniato da Babekin e Tannekin Boems, Commentario al manoscritto W.173 di Baltimora, Rimini, Imago, 2025), le caratteristiche del calendario, dei suffragi e delle litanie consentono di collocarne l’uso nel contesto del beghinaggio di Santa Caterina ad Anversa. La presenza di commemorazioni legate tanto all’ambiente francescano quanto a quello beghinale, insieme alla struttura complessiva del libro, indica una destinazione interna, comunitaria, e non un uso generico o commerciale. Il manoscritto era pensato per un gruppo preciso di donne devote, inserite in una rete spirituale femminile autonoma.
La ricorrenza del monogramma “A. S.” in nove miniature superstiti suggerisce che il Libro d’Ore fosse destinato, almeno in origine, ad Agnese Stroybiers, nipote della beghina Heilwijch van Huelt. Si tratta di un dettaglio rilevante, perché conferma come queste tipologie di codici non fossero prodotti anonimi, ma oggetti profondamente radicati in relazioni familiari e comunitarie interne ai beghinaggi.
Nel quadro degli studi comparativi sui manoscritti prodotti a Bruges, è possibile avanzare un’ipotesi attributiva per le miniature del W173. L’analisi stilistica di opere affini consente infatti di supporre che almeno una parte dell’apparato figurativo sia opera delle sorelle Babekin e Tannekin Boems, appartenenti a una famiglia di miniatori ben documentata nei registri della Gilda di Bruges. Il padre, Pieter Boems, è regolarmente menzionato come maester; la figlia maggiore, Babekin, è ricordata per l’illustrazione di due processionali destinati al beghinaggio cittadino; la minore, Tannekin, anch’ella beghina, risulta iscritta alla Gilda fin dalla giovane età, sempre indicata con l’appellativo Zuster.
La documentazione relativa all’attività delle due sorelle è insolitamente ricca. Registri di pagamento, elenchi di iscrizione e atti fiscali attestano la loro presenza continuativa nella vita corporativa cittadina, secondo un modello di impresa familiare ampiamente diffuso nella produzione libraria tardo-medievale. Babekin risulta iscritta alla Gilda almeno dal 1458; entrambe compaiono in documenti tra gli anni Sessanta e Settanta del Quattrocento; l’ultima menzione di Tannekin risale al 1493. Le due sorelle risultano inoltre affiliate alla Confraternita dei Librai e degli Stampatori e parteciparono a una donazione collettiva destinata alla realizzazione di un importante trittico pittorico.
Alle Boems sono attribuite le miniature di due processionali destinati all’uso del beghinaggio di Bruges, oggi conservati rispettivamente a Bruxelles e a Bruges. In entrambi i manoscritti ricorre una medesima soluzione iconografica: la figura di santa Margherita d’Antiochia che trafigge il drago con una piccola croce. Questo motivo, insieme a tratti stilistici ricorrenti nei volti femminili, trova strette corrispondenze con le miniature del W173, rafforzando l’ipotesi di una medesima mano o, quanto meno, di un medesimo ambito produttivo.
Il caso del Libro d’Ore W173 e delle sorelle Boems consente di mettere a fuoco un elemento strutturale della miniatura femminile tardomedievale: anche quando le donne sono pienamente integrate nei meccanismi economici e corporativi della città, la loro produzione libraria resta destinata a spazi chiusi, come i beghinaggi, e a una fruizione interna. I begijnhof, con la loro struttura a corte delimitata, un solo accesso controllato e un’organizzazione autonoma della vita quotidiana, costituivano ambienti ideali per lo sviluppo di competenze scrittorie e artistiche femminili.
In questi contesti, la produzione di manoscritti rispondeva alle esigenze liturgiche e devozionali della comunità e si fondava su reti di collaborazione interne. I codici venivano copiati, decorati e miniati per l’uso delle beghine stesse. Dal punto di vista iconografico, questi manoscritti mostrano spesso soluzioni adattate a una spiritualità femminile quotidiana, con accenti che possono divergere dai modelli ecclesiastici ufficiali.
Il W173, pur realizzato in una città che era uno dei massimi centri europei della miniatura, non nasce per la visibilità esterna, ma per un uso circoscritto e identitario. In questo senso, esso conferma una costante che attraversa l’intera storia della miniatura femminile: l’eccellenza artistica delle donne si sviluppa prevalentemente in spazi separati, comunitari, regolati, che garantiscono continuità di pratica e trasmissione del sapere, ma che proprio per questo hanno a lungo sottratto queste opere e queste autrici allo sguardo della storiografia.
Fonti, risorse bibliografiche, siti su Babekin e Tannekin Boems
Carla Rossi, Oltre i margini: il linguaggio artistico delle miniatrici europee, Libreria Universitaria Editrice, 2025.
Carla Rossi, Beyond the Margins, Female Illuminators in Medieval and Renaissance Europe, Ethics International Press, Cambridge 2024.
Carla Rossi, Miniatrici Fiamminghe: Il Libro d’Ore miniato da Babekin e Tannekin Boems, Commentario al manoscritto W.173 di Baltimora, Rimini, Imago, 2025.
Mappa interattiva dell’Europa (a cura di C. Rossi per l’Organisation pour la Protection des Manuscrits Médiévaux), che segnala le regioni in cui le miniatrici furono attive nei secoli.