Scrittrice francese, poetessa e libraia, Adrienne Monnier nasce a Parigi il 26 aprile 1892, primogenita di Gustave Clovis Monnier (1859-1944), impiegato delle poste, e Philiberte Solliet (1873-1944), originaria dell’alta Savoia. La sua formazione è regolare fino al conseguimento del brevet supérieur, l’esame conclusivo che sostiene a diciotto anni, prima di partire con la compagna, Suzanne Bonnière, alla volta di Londra. Per nove mesi, nel 1909, Adrienne Monnier vive con lei nella capitale inglese; insieme ritornano a Parigi con un sogno: aprire una libreria.
Monnier lavora per tre anni, dal 1912 al 1915, come segretaria di Yvonne Sarcey, celebre giornalista della rivista di Les Annales politiques et littéraires (1883-1971). In seguito alla tragica collisione di due treni sulla tratta di Melun in cui rimane ferito il padre di Adrienne, grazie al risarcimento è possibile l’apertura della libreria il 15 novembre 1915 al n. 7 di rue de l’Odéon, con il nome “A. Monnier. Librairie. Société de lecture”.
È la prima libreria a Parigi a offrire un servizio di prestito come una biblioteca, al quale i lettori possono abbonarsi per leggere liberamente i classici e i contemporanei. L’attenzione di Adrienne Monnier nella scelta dei volumi segue i suoi gusti per la poesia simbolista e neoclassica, con una particolare predilezione per Jules Romains e Paul Valéry. L’adesione alla filosofia unanimista di Romains guida la sua volontà nella creazione di una comunità di lettori pacifisti aperti al mondo e ai valori di solidarietà universale.
Le letture pubbliche dei primi anni vedono la partecipazione di celebri scrittori e attori, drammaturghi e musicisti, da Paul Claudel a Léon-Paul Fargue, Gertrude Stein, Alice B. Toklas, André Gide, Ernest Hemingway, James Joyce, Jean Cocteau, Erik Satie, Gustave Mahler, e Pablo Picasso. La società degli artisti è entusiasta, la libreria cambia nome nel 1918 diventando “La Maison des amis des livres” (“La casa degli amici dei libri”). I potassons, così sono chiamati, si distinguono “per gentilezza e senso della vita”, per il loro “buon appetito e buon umore”1. Nel 1920, Adrienne Monnier pubblica il manifesto della libreria, La Maison des amis des livres, nel quale spiega lo spirito della comunità di lettori che si recano a comprare o a chiedere in prestito i libri, instaurando una relazione personale con i testi. Lo scambio umano e intellettuale è posto al centro di tutte le attività promosse nell’“Odéonie”, il nome scelto da Monnier per indicare il reame di bibliofili creatosi attorno a rue de l’Odéon grazie alla sua libreria e a quella di Sylvia Beach, “Shakespeare and Company”, la sua corrispettiva anglofona. Le due libraie mantengono una relazione stretta nel corso di tutta la loro vita, tra amore, amicizia e lavoro condiviso.
La produzione letteraria di Adrienne Monnier inizia con una raccolta di ritratti in poesia, La Figure (1923), a cui segue un poema in tre canti incompleto, Les Vertus (1926), sul simbolismo delle virtù. Il suo contributo alla redazione del primo numero della rivista Commerce, nell’estate del 1924, la vede in collaborazione con Paul Valéry, Léon-Paul Fargue e Valery Larbaud, nel salotto letterario della principessa di Bassiano, Marguerite Caetani. Gli oneri amministrativi si rivelano troppo impegnativi e Adrienne Monnier preferisce fondare una rivista indipendente con l’aiuto di Jean Prévost e Sylvia Beach, Le Navire d’Argent (1925-1926). I dodici numeri del periodico si distinguono per le prime traduzioni francesi di numerosi testi, tra cui La coscienza di Zeno (1923) di Italo Svevo, scritta da Benjamin Crémieux.
Negli anni Trenta sono pubblicate su rivista alcune delle operette moraleggianti di Adrienne Monnier firmate con lo pseudonimo J.-M. Sollier (ispirato dal cognome della madre), poi raccolte in Fableaux. Nouvelles (1932). Nello stesso anno appare anche il Catalogue Critique de la Bibliothèque de prêt composé entre 1915 et 1932 (1932), il catalogo della sua biblioteca ideale a cui ha dedicato diciassette anni di lavoro.
La fama di Adrienne Monnier, tuttavia, cresce soprattutto grazie al successo dei suoi articoli di cronaca letteraria sulla Nouvelle Revue Française e su altre grandi testate. Dal 1935 al 1937 dirige, in collaborazione con Jean Paulhan, la rivista Mesures, sulla quale i maggiori scrittori dell’epoca pubblicano estratti dalle loro opere, creando uno straordinario canone internazionale modernista. Il volume di Les Gazettes d’Adrienne Monnier, 1925-1945 (1953; 1961) racchiude quasi tutti i suoi contributi giornalistici, che raccontano il vivace dibattito sulla letteratura e sulle arti che attraversava l’Odéonie in quegli anni.
Adrienne Monnier si suicida, dopo la diagnosi della malattia di Menière, il 19 giugno 1955. I suoi amici più stretti, tra cui Rachilde e Marianne Moore, raccolgono delle poesie e dei saggi in suo onore in Le Souvenir d’Adrienne Monnier (1956), celebrando il suo lavoro e le sue opere letterarie.
Alcuni volumi postumi, voluti dal suo segretario Maurice Saillet, racchiudono le memorie autobiografiche di Londra, in Souvenirs de Londres (1957), della libreria in Rue de l’Odéon (1960) e gli ultimi scritti in Dernières Gazettes et Ecrits divers (1961). L’unica raccolta comprensiva delle sue poesie appare per Mercure de France con il titolo Les Poésies d’Adrienne Monnier, nel 1962.
Note
1 Adrienne Monnier, Ricordi dell’altra guerra, in Rue de l’Odéon. Storia di una libreria che ha fatto il Novecento, traduzione di Elena Paul, Messina, bordolibero, 2022, p. 19.
Fonti, risorse bibliografiche, siti su Adrienne Monnier
Adrienne Monnier, Rue de l’Odéon, Paris, Albin Michel, 1960. Traduzione italiana: Rue de l’Odéon. Storia di una libreria che ha fatto il Novecento, traduzione di Elena Paul, Messina, bordolibero, 2022.
Laure Murat, Passage de l’Odéon. Sylvia Beach, Adrienne Monnier et la vie littéraire à Paris dans l’entre-deux-guerres, Paris, fayard, 2003.
Le Souvenir d’Adrienne Monnier, in Mercure de France, n. 1109, gennaio-aprile 1956, Paris.