Adelasia o Adelaide o Azalais (Monferrato 1075 - Patti 1118 ) è ormai ignota ai più, oscurata dalla fama del consorte, il Gran Conte Ruggero, detto Ruggero il Normanno.
Nell’arco di quarantatré anni è regina per ben due volte, reggente della Gran Contea di Sicilia per i figli Simone e Ruggero (il futuro Ruggero II), donna di potere e fondatrice di monasteri, madre di Matilde e Maximilla. Ma Adelasia merita di essere sottratta all’oblio per il buongoverno quando, dopo la morte di Ruggero I, diviene reggente della Gran Contea di Sicilia.
Adelasia, figlia di Manfredi del Vasto marchese di Savona, appartiene alla stirpe franca degli Aleramici. Dopo la morte paterna, l’ingombrante zio Bonifacio tutela i nipoti e decide i loro matrimoni. Secondo alcune cronache, sarebbe stata spogliata dei beni dallo zio, ma questa ipotesi non regge; verosimile invece che Bonifacio abbia ideato l’unione di Adelasia con Ruggero I in uno scacchiere di alleanze.
Nel gioco degli accordi questo matrimonio non è l’unico: seguono quelli dei figli di primo letto di Ruggero con le sorelle di Adelasia — che è la sua terza moglie — e quello della figlia Flandina di Altavilla con il fratello di Adelasia, Enrico. Una catena coniugale in linea con le politiche dei regnanti, una ragnatela strategica dove nozze, contese e alleanze, che paiono garbugli, sono mosse di prammatica.
Le fonti storiche che la riguardano non sono molto numerose e, se anche si può considerare una delle figure più famose della Storia siciliana medievale, è anche una delle più denigrate dai suoi cronisti.
È importante notare, a questo proposito, che l’origine straniera della maggior parte delle mogli dei principi siciliani ha sicuramente pesato sulla percezione negativa della loro figura, il che spiega la frequenza di temi come quello dell’avvelenamento nelle cronache italo-normanne.
Adelasia non scampa a questa fama, anzi: le fonti dell’epoca, generalmente piuttosto critiche nei confronti del potere politico esercitato dal sovrano, presentano l’immagine stereotipata di una virago assetata di potere, pronta a tutto, persino a uccidere. Racconta lo storico Orderico Vitale nella sua Historia ecclesiastica:
Dunque Roberto di Borgogna prese in moglie la figlia di Ruggero il Normanno [...]. Nel frattempo la suocera [Adelaida] educò il figlio Ruggero [il futuro Ruggero II, ndt], ancora fanciullo, e lo riconobbe come un giovane idoneo a esercitare le armi e a governare in nome del diritto paterno. Così, ahimé, avvelenò il proprio genero [Roberto di Borgogna], un eccellente francese e valoroso cavaliere.
Ruggero I vuole legare il ceppo franco-normanno all’affine elemento italico per bilanciare arabi e greci-bizantini insediati da tempo nell’isola. Il matrimonio si celebra a Mileto, in Calabria. Lui, che dopo trent’anni di conflitti è ormai il dominus della Sicilia, ha sessant’anni, lei quattordici.
Adelasia giunge a Messina con dote, scorta di armati e un seguito di liguri-piemontesi che avrebbero dovuto popolare la parte centro-orientale del territorio.
Morto Ruggero, Adelasia, forte della lectio magistralis e dell’apprendistato al suo fianco è a capo del più potente e ricco stato meridionale. Si affida a consiglieri di fiducia come il fratello Enrico e il dignitario Cristodulo, tiene saldamente il timone del regno, sventa, talora in maniera spietata, alcune ribellioni, placa i torbidi dei baroni, quando muore il Guiscardo, fratello di Ruggero, schiva una crisi normanna nelle Puglie. Prosegue, nelle relazioni con gli arabi e i greco-bizantini, una linea di bilanciamento delle forze in gioco. Nonostante la predominanza del clero cattolico e del rito latino, Adelasia comprende l’importanza di rispettare monaci basiliani e clero greco. Protegge Bartolomeo da Simeri, creatore del Pathirion di Rossano, e Luca di Melicuccà, eloquente erudito; dirime le controversie fra gli abati. Adelasia pratica la tolleranza e la coesistenza pacifica sia come instrumentum regni, sia perché convinta della necessità di una koinè culturale.
Nel 1109, mentre è in carica, viene redatto il documento cartaceo più antico di Europa, il Diploma o Mandato di Adelasia, scritto in greco e in arabo, ove si ingiunge ai conti di proteggere, dopo la morte di Ruggero I, il monastero di S. Filippo di Demenna nei Nebrodi — costruito per volontà e favori concessi dai reali all’igumeno Gregorio —, i cui monaci pregavano ed elevavano “incessanti lodi” ai benefattori.
Questa “stele di Rosetta” impone la tutela del luogo sacro e dimostra, attraverso l’innovazione araba (l’uso della carta e non della pergamena), gli incroci culturali che contrassegnano il fare di Adelasia.
Mar 25- Ind. II - Adelasia contessa di Calabria e di Sicilia, trovandosi a Messina, ordina ai Vicecomiti, Gaiti ed altri ufficiali delle terre di Castrogiovanni, di sua pertinenza, di non molestare, si bene di proteggere i monaci del Monastero di S. Filippo di Demenna, sito nella Valle di S. Marco.
Dal Diploma di Adelasia
Nel 1112, Adelasia depone la reggenza a favore del figlio Ruggero. L’anno successivo sposa Baldovino I di Fiandra a S. Giovanni di Acri, chiamata “chiave della Palestina” e conquistata dai crociati qualche anno prima, divenendo così regina di Gerusalemme. Undici tra navi da guerra e mercantili, cinquecento arcieri saraceni costituiscono la flotta che l’accompagna da Palermo verso oriente. La nave su cui viaggia ha prora, poppa e antenne di oro, argento e gemme. Come tutte le svolte apicali della sua vita, anche questa è siglata da un viaggio per mare.
Le nozze si rivelano un passo falso e corrono il rischio di essere annullate per bigamia: Baldovino sembra essere ancora sposato con Arda di Armenia. Il re di Gerusalemme aspira alle ricchezze normanne: è indebitato, deve pagare il soldo arretrato ai crociati. Adelasia invece spera, se non nasceranno figli dall’unione, che Ruggero divenga re anche della Terra Santa.
Avvezza al potere e al fasto della corte di Palermo, Adelasia morde il freno e cerca di ridimensionare il proprio ruolo. Intuisce che il regno non sarà mai del figlio. Interviene il legato pontificio Arnolfo per strappare al re il consenso per l’annullamento delle nozze, nonostante Baldovino sia riluttante a rompere il patto con i Normanni. Un’altra ipotesi insinua che sia stato Baldovino a ripudiarla. Le molteplici cause si combinano traducendosi in uno scacco per Adelasia, che è costretta a rientrare in Sicilia.
Il momento è ancipite: il venticinque aprile 1117 Adelasia fa ritorno sull'isola, portando con sé i carmelitani, ordine religioso nato in Terra Santa al quale si era legata dopo l’allontanamento da Baldovino. Ruggero vorrebbe vendicare l’affronto subito, ma non può per motivi politici. Indice festeggiamenti in onore del ritorno della madre, ma quest’ultima rifiuta di prendervi parte.
Si apre così una fase in cui colei che non è più regina arretra in una zona d’ombra non priva di alacre operosità. A Palermo Adelasia si ritira nel monastero di S. Bartolomeo, fonda conventi a Trapani, Marsala, Palermo, Messina.
Trascorre il resto della vita in un convento benedettino a Patti, pur senza mai prendere i voti.
È sepolta nella Cattedrale in un mausoleo rinascimentale che la raffigura dormiente con una mano sotto la nuca, severa e solenne, come se meditasse il suo memento mori, la fine sopraggiunta; “quindi Adelasia, regina di alabastro, ferme le trine sullo sbuffo, impassibile attese che il convento si sfacesse” scrive Vincenzo Consolo.
È stata definita callida mater, nutrice esperta e astuta, mulier prudentissima, donna accorta e provvista di buon senso, malikah, che in arabo significa regina.
«Juvencula honestae admodum faciei», fanciulla di aspetto gradevole, scrive Goffredo Malaterra, e quel diminutivo, juvencula, ricorda le mulierculae cui Boccaccio dedica il Decameron con l’augurio che, leggendo le novelle, le donne si distraggano dalle pene amorose.
Ma oltre la figura ritagliata a fatica dalle cronache del tempo e dalle fonti, di Adelasia restano incise tracce di ingegno e volontà di amalgamare le popolazioni, abilità diplomatiche che ora chiameremmo mediazione, conciliazione, l’essere mecenate medievale, artefice di spazi sacri. Attitudini queste, tranne l’ultima, che Adelasia del Vasto tramanderà al pronipote Federico II, figlio di Costanza di Altavilla.
Fonti, risorse bibliografiche, siti su Adelasia o Adelaida del Vasto
Pasquale Hamel, Adelaide del Vasto regina di Gerusalemme, Sellerio, 1997.
Bérangère Soustre de Condat-Rabourdin, Feminea fraus. Adélaïde del Vasto (ca. 1075-1118), une princesse empoisonneuse sicilienne du XIIe siècle, in «Le Poison et ses usages au Moyen Âge», Cahiers de Recherches Médiévales. A Journal of Medieval Studies, 2009.
Salvatore Cusa, I Diplomi greci ed arabi di Sicilia, in «Archivio Storico Siciliano», pubblicazione periodica della Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica, organo della Società siciliana per la Storia Patria, a. II, 1874, Ristampa anastatica, Palermo 1985.
Leda Melluso, La Contessa Adelasia, Nuova Ipsa Editore, 2023.
Liliane Juillerat Ferrara, La Contessa Adelasia. Malikah di Sicilia e Calabria, Torri del Vento Edizioni, 2024.
Sara Favarò, Adelasia. Madre del regno di Sicilia e Regina di Gerusalemme, Balzano Editore, 2024.
Esther Celiberti, Adelasia del Vasto non più regina, Scuola del Viaggio