Nedda Falzolgher, nota anche con l’evocativo pseudonimo Nil, nasce a Trento il 26 febbraio 1906. Il padre Mario è impiegato; l’agiata famiglia della madre, Maria Dal Lago, è originaria di Cles, Val di Non. All'età di cinque anni Nedda contrae la poliomielite, una malattia che le paralizza le gambe e il braccio destro, costringendola su una sedia a rotelle per tutta la vita. Questa limitazione fisica, all’epoca quasi una condanna a una vita di esilio e immobilità, pur avendo un impatto profondo, non definirà l'ampiezza della vita intellettuale e creativa di Nedda; al contrario, questa condizione la costringerà a rivolgere una particolare attenzione verso il proprio mondo interiore, incanalando le energie verso una ricerca intellettuale che nel tempo si farà anche ricerca spirituale.
Nedda non frequenta le scuole, ma viene istruita in casa dalla madre, la quale, grazie alla propria solida cultura, svolge un ruolo fondamentale nella crescita intellettuale della figlia, dedicandosi a tempo pieno alla sua formazione. L’eccezionale impegno materno crea un ambiente educativo unico e intensivo, che compenserà l'istruzione tradizionale e fornirà a Nedda l'accesso a un vasto mondo di letteratura classica e moderna che altrimenti le sarebbe stato precluso.
Il suo rigoroso studio autonomo le dà modo di immergersi nei classici latini e nelle opere di influenti poeti simbolisti francesi come Baudelaire, Verlaine e Rimbaud, giganti della letteratura che influenzeranno profondamente lo sviluppo del suo stile poetico. La straordinaria resilienza e la prospettiva filosofica di Nedda sono racchiuse in un passo dell’autobiografico Il Libro di Nil:
Un uomo che era medico disse: - La creatura non morirà perché ha il cuore troppo fondo e resiste. Ma questo male improvviso le taglierà le strade della terra. La madre somigliava a un albero folgorato ma guardò lontano e disse: - Non importa. Muterà il cammino.
Lo spirito indomito della madre e il suo rifiuto di vedere la vita della figlia definita o limitata da una condizione di svantaggio fisico forgiano la tempra di Nedda, che comincerà molto presto a scrivere versi.
Quando non è intenta nello studio, la giovane trascorre ore sulla terrazza della sua casa affacciata sull’Adige, «la casa a specchio sul fiume», in cui «come una barca protesa sul filo del vento / l’acqua vi porta a rilento / le nuvole fin dall’aurora»: osserva le piante, i fiori, ascolta la voce del vento tra le fronde degli alberi («Nei giorni che nulla avviene / felicità è nel vento») e lo sciabordio dell’acqua del fiume e del suo affluente («E la gioia passa con l’onda / che la riva larga ribeve»).
Sempre ne Il libro di Nil si legge:
Nil non poteva andare verso le cose, ma le cose venivano a lei a cimentare la sua forza e la sua gioia.
Questa prospettiva sulla vita, in cui «le cose venivano a lei» lasciando «segni di grazia sulla sua anima», riflette la profonda accettazione spirituale e il modo introspettivo con cui Nedda vive il mondo, trasformando la costrizione fisica in una modalità di percezione dove l'esperienza interna diventa preminente e si fa poesia. Altri piccoli dettagli simbolici illuminano il carattere e la dedizione di Nedda: è nota per scrivere con inchiostro verde, un colore spesso associato alla natura, uno dei suoi temi poetici. Inoltre, utilizza la mano sinistra a causa del braccio destro paralizzato, segno di una incrollabile determinazione a perseguire la propria arte creativa nonostante le sfide fisiche.
Nel 1930 la madre di Nedda prende a servizio Adele Frainer, una ragazza che accudirà Nedda e la sua famiglia con tale devozione da essere insignita negli anni della “Stella di bontà”, premio ideato dal Cavaliere del lavoro Angelo Motta per coloro che si distinguono per fedeltà al dovere e abnegazione. Nedda considerò sempre Adele come la sua più cara amica, e Adele le sarà vicina fino alla morte, e ne custodirà i ricordi finché ella stessa non si spegnerà nel 1989. Nedda era solita dire di Adele:
È le mie gambe e il mio braccio destro e, qualche volta, qualcosa di più: mi aiuta anche a pensare, qualche volta.
A partire dal 1933 la casa di Nedda Falzolgher si trasforma in un luogo di incontro vivace per numerosi poeti e scrittori trentini, un vero e proprio circolo intellettuale, dedicato a discussioni rigorose, in cui i partecipanti si confrontano su letteratura, filosofia, cultura e società, e, soprattutto, discutono della comune passione per la poesia.
Nedda non è solo l'ospite, ma una forza magnetica, capace di attrarre e stimolare il dibattito intellettuale. Tra le figure di spicco che frequentano questo cenacolo, il suo coetaneo Marco Pola, all'epoca non ancora ampiamente riconosciuto per la sua attività poetica, insieme ad Augusto Goio, Raffaele Gadotti, Diego Gadler, Arcadio Borgogno, i fratelli Franco Bertoldi (che divenne pedagogista e docente universitario) e Luigi Bertoldi (futuro leader socialista), l’attrice di teatro Edda Albertini. Questi incontri favoriscono un ricco ambiente intellettuale che nutre i talenti e il dibattito locale.
Franco Bertoldi sarà una figura importante nella vita di Nedda, e anche Raffaele Gadotti giocherà un ruolo fondamentale: quest'ultimo infatti, offrendosi di accompagnare Nedda nelle sue uscite, riuscirà a sottrarre la giovane dal percorso obbligato cui la premura eccessiva dei genitori aveva costretto la governante. Spingendo la carrozzina di Nedda si avventura su percorsi inconsueti, con grande stupore e gioia di Nedda, che osserva ammirata la vita movimentata delle persone nelle loro attività quotidiane. Raffaele Gadotti racconterà una Nedda avida di vita e osservatrice di ogni cosa del mondo, lontana dalla propria terrazza sul fiume: non solo la natura — gli insetti, le piante, le nuvole, ma anche la quotidianità — le strade, i bambini che vanno a scuola, le persone che lavorano la terra — trasformando in versi delicati tutte le emozioni suscitate da questo «amore per il creato e l’increato, per il visibile e l’invisibile, per tutte le vibrazioni che palpitano nel cosmo, dai grandi astri al cuore trafitto dell’uomo all’ultimo fremere di uno stelo».
Nedda è consapevole della diversità del suo percorso rispetto a quello di molte sue coetanee, che non ci saranno matrimonio o figli nel suo futuro:
Devo avere il coraggio di vivere sola, di pensare sola, di soffrire sola.
Nel 1934 Nedda pubblica l’opuscolo “En piaza del Littorio”, con sei poesie, delle quali due in dialetto trentino e una dedicata al padre, ma presto la stabilità del suo rifugio intellettuale viene infranta dallo scoppio della guerra.
Gli eventi drammatici le fanno sentire estraneo quel Dio che in altre occasioni era stata la sua fonte di conforto:
L'impassibilità di Dio mi stringe la carne fino a farmi silenziosamente gridare.
Nel 1943 la sua casa viene bombardata: Nedda è trovata impaurita e infreddolita, ma miracolosamente viva, da un giovane volontario, Domenico. Nedda diviene sua amica: spesso i due si confronteranno su argomenti di spiritualità.
Le circostanze portano inevitabilmente allo scioglimento del circolo letterario di Nedda e la costringono a trasferirsi temporaneamente altrove. Nonostante tutto, continua a scrivere: il padre raccoglierà le liriche di questo periodo e quelle scritte da Nedda fino al 1952 in un volume antologico nel 1957. Uscito un anno dopo la morte di Nedda, Il libro di Nil include anche dieci racconti in prosa, offrendo una visione più ampia delle sue capacità letterarie, mentre i titoli delle tre sillogi poetiche comprese nella raccolta — “Sulla terra piena di rose”, “Ritmi dell’infinito”, “L’ora del tramonto” — raccontano dello sguardo di Nedda sul mondo.
Dopo la fine della Guerra, Nedda torna a vivere nella casa sul fiume, ma il mondo è inevitabilmente cambiato e non è semplice ricostruire le consuetudini e i legami di un tempo. Nedda cerca un lavoro, che non trova; legge i giornali, ascolta la radio, va al cinema e segue le vicende culturali e politiche, ma sicuramente si sente più sola di un tempo. Per questo si convince a lasciare Trento per la prima volta nella sua vita e accettare l’invito della cara amica Edda Albertini a recarsi a Roma, dove l’attrice vive e lavora. Qui conosce il critico teatrale Silvio D’Amico, che sosterrà la pubblicazione della seconda silloge di Nedda. Fin dove il polline cade è pubblicato nel 1949 a Roma da Ubaldini, a dimostrazione di una qualità artistica in grado di trascendere i confini regionali.
Nel 1950, provata anche dalle ferite riportate dal bombardamento, muore la madre di Nedda, quella madre così amata a cui Nedda a soli 11 anni aveva dedicato Le parole dei figli: Fammi ponte alla vita col tuo vivido corpo d’amore, madre che sei l’isola in fiore (...) se il tuo cuore fosse pane dal petto ancora te lo coglierei per i giorni miei desiderosi.
E poi anche Nedda si ammala. Confida a un’amica di aver tanto desiderato una impossibile maternità e di avere sviluppato un cancro uterino, che sente paradossalmente crescerle dentro “come un figlio” e di cui morirà il 2 marzo 1956, a soli 50 anni.
Nedda non è stata dimenticata. Il suo impatto duraturo sul paesaggio letterario e culturale del Trentino è evidente nello studio e celebrazione della sua opera, testimoniato da convegni, tesi di laurea, saggi critici, un documentario (“L’ora azzurra”, 2006) e, infine, una targa a memoria sulla sua casa e una non comune intitolazione stradale.
*voce a cura di Maria Barbone Nata a L'Aquila nel 1964, da sempre interessata a valorizzare il contributo femminile alla storia dell'Umanità, è stata parte attiva e tuttora collabora con associazioni e gruppi di studio o ricerca impegnati a dare rilievo al pensiero e alle opere delle donne. Responsabile della BUD - Biblioteca Universitaria Digitale presso l’Università degli Studi di Trento, ha fondato con Lucia Rodler il gruppo ScriBUnT: (Gruppo di) Scrittura e Ricerca di Biografie - Università di Trento (referenti Maria Barbone; Susanna Pedrotti; Lucia Rodler).
Trento. Servizio cultura, e Biblioteca comunale (cur.). (1990). Nedda Falzolgher: poesia e spiritualità. Comune di Trento. Esposito, V. (1981). Il caso letterario di Nedda Falzolgher. Edizioni dell’Urbe.
Maddaleni, E. (1990). Nedda Falzolgher: il cuore, la poesia. Comune di Trento.
Voce pubblicata nel: 2026