Lillian Florence Hellman è stata una scrittrice, sceneggiatrice e una tra le più significative drammaturghe del panorama statunitense del Novecento. Le sue opere, improntate sulla denuncia sociale, hanno affrontato temi scottanti con inedita spregiudicatezza, profonda intuizione della psiche umana, attenzione al ruolo e ai limiti imposti alle donne nella società nordamericana. È stata un’attivista politica e per le sue posizioni negli anni Cinquanta fu vittima del maccartismo.

Nata da una famiglia di commercianti ebrei di origine tedesca, a causa del lavoro del padre trascorse buona parte dell’infanzia tra New York e New Orleans, dove soggiornava presso la casa delle sagaci zie paterne, Jenny e Hannah, che ispirarono una delle sue tante opere adattate per il grande schermo nel film Toy in the attic di George Roy Hill. Di carattere ribelle e solitario, da bambina trascorreva il tempo divorando romanzi e osservando con perspicacia il mondo adulto che la circondava. Le esperienze di quegli anni influenzeranno tutta la sua produzione artistica, spesso incentrata sulle meschine dinamiche sociali e familiari caratteristiche del profondo sud degli Stati Uniti d’America.

Tornata stabilmente a New York, nel 1924 si laureò alla Columbia University e successivamente si sposò con lo sceneggiatore Arthur Kober, con il quale si trasferì a Hollywood. Il matrimonio ebbe breve durata e Lillian, dopo la separazione, iniziò una tormentata ma duratura relazione con Dashiell Hammett, scrittore di polizieschi e antesignano del genere letterario dell’hard-boiled.

Nel 1934 raggiunse il successo con la pièce teatrale The Children’s Hour, storia di una calunnia che si instaura nell’ipocrita società borghese devastando la vita di due donne. Tema di fondo è l’omosessualità femminile, che Hellman affronta senza filtri, nonostante le reticenze dell’epoca. Da questo copione nel 1961 fu tratta la sceneggiatura del film Quelle due, con Audrey Hepburn e Shirley MacLaine. Durante gli anni Venti e Trenta compì diversi viaggi in Europa, che contribuirono ad accrescere la sua consapevolezza politica. In patria cercò di sensibilizzare l’opinione pubblica contro i pericoli del franchismo e del nazismo, realizzando tra l’altro insieme ad altri intellettuali un documentario sulla guerra civile spagnola e raccogliendo fondi per sostenere la causa repubblicana. Continuò a lavorare come sceneggiatrice e autrice teatrale con estro innovativo, ben attestato dal suo secondo dramma di successo, Piccole volpi (1939), un’esplicita denuncia della nuova classe industriale e finanziaria americana, ispirata ai capostipiti della famiglia materna.

Nel 1952 finì nel mirino della HUAC (Commissione per le attività antiamericane - House Un-American Activities Committee), presieduta da Joseph McCarthy, che in quegli anni perpetrava una “caccia alle streghe” contro chiunque – ad arbitrario parere dei membri della commissione – fosse sospettato di attività comunista. Esercitando un potere spesso anche intimidatorio, la Commissione aveva innescato una rete di delazioni portando sul banco degli imputati personalità del panorama intellettuale statunitense, tra cui lo stesso Dashiell Hammett, condannato a scontare sei mesi di carcere per essersi rifiutato di denunciare persone che riteneva estranee alle accuse. Quando fu il suo turno, Lillian, benché terrorizzata all’idea di affrontare il carcere, rilasciò una dichiarazione nella quale smontò lucidamente la tecnica utilizzata dal senatore McCarthy per le sue incriminazioni:

“Non amo la sovversione e la slealtà sotto nessuna forma, e se ne fossi stata testimone avrei considerato mio dovere denunciarle alle autorità competenti. Ma danneggiare persone innocenti, conosciute molti anni fa, per salvare me stessa è una cosa che considero disumana, incivile e disonorevole. […] Sono pronta a rinunciare al diritto di non parlare per evitare l’autoincriminazione e sono pronta a dirvi tutto quello che volete sapere sulle mie idee e sulle mie azioni se la vostra Commissione si asterrà dal chiedermi di fare dei nomi”.


La sua testimonianza fu considerata uno dei primi atti di ribellione al maccartismo, che vedrà la sua fine pochi anni dopo. Tuttavia, sia Dashiell Hammett sia Lillian Hellman furono iscritti in quella “lista nera” che impedì loro di lavorare negli Stati Uniti, di riscuotere i propri diritti d’autore e li costrinse a versare ingenti tasse pregresse comparse dal nulla. Quando ad Hammett fu diagnosticato un tumore ai polmoni, Lillian per pagargli le cure dovette vendere la fattoria nella quale la coppia amava soggiornare, trovare lavori saltuari in Europa e risiedere per un periodo a Roma. Qui però, temendo di essere pedinata da agenti della CIA e di rischiare l’arresto in un Paese straniero, fu costretta a fuggire di nascosto con l’essenziale stipato in una piccola borsa.

Dopo la morte di Dashiell Hammett e la fine delle persecuzioni politiche, Lillian Hellman continuò la sua carriera artistica negli Stati Uniti senza tralasciare il suo attivismo. Nel 1977 pubblicò il romanzo Pentimento, una serie di racconti verosimilmente autobiografici, tra i quali Julia, arrivato al grande schermo con l’omonimo e memorabile film premio Oscar di Fred Zinnemann, con Jane Fonda e Vanessa Redgrave. L’uscita del film provocò una serie di scomposte polemiche e accuse nei confronti dell’autrice, del tutto irrilevanti dal punto di vista artistico e letterario.


Fonti, risorse bibliografiche, siti su Lillian Hellman

L. Hellman, Pentimento e Il tempo dei furfanti, Adelphi, Milano 1978.

Voce Lillian Hellman in Enciclopedia Treccani.

Voce Lillian Hellman in The Shalvi/Hyman Encyclopedia of Jewish Women.




Voce pubblicata nel: 2025

Ultimo aggiornamento: 2026