“Fra le donne compositrici – ‘rara avis’, ché alla creazione musicale vera e propria la femminilità sembra negata – Iditta Parpagliolo mostra senza dubbio, per certi segni facilmente reperibili, di essere non soltanto un’eccezione, ma una buona e utile eccezione; buona, perché invita d’un subito alla simpatia e alla cordialità; utile, per l’intrinseco suo valore estetico. Intanto alla Parpagliolo non manca davvero una solida e organica preparazione e quel tanto di esperienza scolastica – attraverso lo studio intenso e assiduo – assolutamente necessaria per evitare le improvvisazioni e per aspirare a un giusto e meritato posto nell’agone artistico. Così, ad esaminare l’opera di questa giovanissima compositrice – opera non eccessivamente vasta ma scelta, e ciò per il lodevole scrupolo di eliminare tutto quanto abbia carattere di pura e semplice esercitazione – è facile notare sensibilità ed equilibrio”. Con queste parole, la rivista Rassegna dorica del dicembre 1931 presenta la musicista inserendola tra i giovani musicisti emergenti, delineandone un esaustivo profilo biografico.
Pianista, compositrice e didatta, Iditta (Ida) nacque a Roma, il 7 novembre 1904, da una famiglia di intellettuali. Il padre Luigi Parpagliolo (Palmi, 1862 - Roma, 1953) è stato uno scrittore e naturalista la cui fama è legata principalmente all’attività svolta presso la Direzione per le Antichità e Belle Arti del Ministero della pubblica istruzione, mentre la madre Bianca Manara (1872-1952) fu un’insegnante di lingua e letteratura francese nel Liceo Mamiani di Roma. Fu sorella di Maria Teresa Parpagliolo (Roma, 1903 - 1974), noto architetto paesaggistico, e di Clara.
Compì i suoi studi musicali presso il Regio Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Si diplomò in pianoforte nel 1924 sotto la guida di Francesco Bajardi e in composizione nel 1927 nella classe di Ottorino Respighi. Parallelamente, seguì il corso di armonia, contrappunto e fuga con Giacomo Setaccioli e i corsi di perfezionamento in pianoforte con Alfredo Casella, oltre al corso superiore di perfezionamento con Respighi, grazie al quale ottenne il premio annuale di L. 3000. Entrò a far parte di un circolo di giovani compositori romani che era solito riunirsi a Capri per studiare, suonare e discutere di musica. Il gruppo includeva Goffredo Petrassi, Luigi Dallapiccola, Ildebrando Pizzetti, Carlo Alberto Pizzini e Giovanni Salviucci, che sposò nel 1932. Frequentavano il circolo anche maestri affermati come Alfredo Casella, Ottorino Respighi e Francesco Cilea.
La sua produzione comprende diverse liriche e molta musica da camera. Tra i suoi lavori orchestrali, si distinsero il poemetto sinfonico La rivolta dei fiori, che diresse lei stessa durante la stagione concertistica di Santa Cecilia nel 1925, e il Poema mistico per orchestra e coro, che eseguì nel 1929, affermandosi così tra le prime donne a dirigere un’orchestra in Italia. Altri lavori composti tra il 1925 e il 1929 vennero eseguiti in diverse città. In particolare, il suo Tema con Variazioni, selezionato dalla Commissione permanente di Lettura, debuttò all’Augusteo di Roma il 30 novembre 1930, diretto da Ferruccio Calusio, con la Parpagliolo al pianoforte.
Ottorino Respighi l’aiutò a trovare un editore; ma in seguito si rese conto che, a parte la stampa delle sue musiche, l’editore non fece nulla per la loro diffusione. Il 1931 fu l’anno di diverse pubblicazioni con editori differenti: con Bongiovanni diede alle stampe la Sonata per violino e pianoforte, mentre per le edizioni Fratelli De Santis pubblicò un gruppo di composizioni per voce e pianoforte, tra cui Fides (su versi di Giovanni Pascoli), Canzone popolare, La buona parola e Che dice la pioggerellina di marzo? L’anno seguente vennero pubblicati i Tre canti d’amore, su tre liriche di Fukuko. Il 1932 fu anche l’anno delle nozze con Giovanni Salviucci, compositore tra i più promettenti della sua generazione. Per l’occasione, il critico d’arte Peleo Bacci fece pubblicare la monografia L’avventura giovanile di Lorenzo di Matteo da Siena, maestro di musica, a Lucca nel 1415 (di cui la Biblioteca civica Andrea della Corte di Torino custodisce un esemplare).
Dal matrimonio con Salviucci nacquero i tre figli Pierluigi, Stefano e Giovanna: quest’ultima (nata nel 1937, coniugata Marini) è divenuta poi notissima cantautrice ed etnomusicologa. Iditta decise, così, di dedicarsi alla famiglia e al lavoro del marito. Tra il 1933 ed il 1934 fu presente nelle vesti di pianista e compositrice nelle stagioni concertistiche organizzate dal Sindacato Nazionale Fascista dei Musicisti e attuate in collaborazione con la Real Accademia di Santa Cecilia. Nel 1933 fu tra i compositori delle musiche del film Camicia nera, pellicola di propaganda, girata in occasione del decennale del fascismo, a cui contribuì con il brano Littoria.
Il marito Giovanni Salviucci morì improvvisamente a Roma il 4 settembre 1937, a causa di una meningite. Iditta Parpagliolo si ritrovò così sola con i tre figli ancora piccoli (la figlia Giovanna era nata solo pochi mesi prima, il 19 gennaio 1937). La prematura scomparsa del marito la gettò in uno stato depressivo e la necessità di badare alla famiglia le impedì di riprendere l’attività compositiva. I figli furono cresciuti con l’aiuto di una “signorina tedesca”. Non riprese mai a comporre, non ebbe tempo per farlo. Non ha avuto registrazioni, né dischi, soltanto un’esecuzione radiofonica della sua Sonata per violino e pianoforte il venerdì 5 maggio 1939, sulla stazione radiofonica dell’EIAR, con la violinista Giacomina Protto.
Iditta Parpagliolo è stata una delle prime donne ammesse all’insegnamento al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, in primis come docente di pianoforte complementare (1939) e successivamente come docente per l’insegnamento di cultura musicale generale che, a parte l’annullamento della nomina senza concorso a decorrere dal 20 aprile 1945, manterrà fino al 1975. Per le edizioni romane De Santis, nel 1954 viene pubblicato il testo didattico Lezioni per il corso di armonia complementare in collaborazione con la collega Nerina Poltronieri, anch’essa docente al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Si spegnerà il 3 febbraio 1994 a Monte Porzio Catone, vicino a Roma.
L’8 novembre 2013 viene firmato l’atto con cui i due figli Stefano e Giovanna Salviucci hanno donato all’Istituto per la Musica della Fondazione Giorgio Cini l’archivio personale del padre, il compositore Giovanni Salviucci (1907-1937), contenente anche i materiali della moglie. Il Sub-fondo Ida Parpagliolo contiene i materiali autografi della moglie di Salviucci: ne fanno parte abbozzi e stesure, anche delle parti staccate (in totale circa 1200 pagine); 7 partiture a stampa, 45 pagine con appunti manoscritti e dattiloscritti oltre a lettere, partiture, testi e appunti.
Rassegna dorica, I, n. 6, 20 aprile 1930, p. 92.
Musica d’oggi, XV, n. 4, aprile 1933, p. 162.
Brutium, X, nn. 11-12, 20 dicembre 1930, p. 2.
Patricia Adkins Chiti, Donne in musica, Armando, Roma 1996, pp. 310-311.
Silvia Bemporad, Donne italiane. Almanacco annuario 1938, Giannini e Giovannelli, Firenze 1937.
Domenico Carboni, Storia del Conservatorio di musica S. Cecilia di Roma, Zecchini Editore, Varese 2017.
Carlo Schmidl, Dizionario universale dei musicisti: A-L, supplemento, Sonzogno, Milano 1937, p. 592.
Voce pubblicata nel: 2025
Ultimo aggiornamento: 2026