Nascere in una famiglia di pittori celebri ha dato a Emma Ciardi la possibilità di esprimere il suo talento, coltivarlo sin dalla fanciullezza e sfruttare al massimo le possibilità di realizzarsi come pittrice professionista. Dal padre Guglielmo, professore all’Accademia di Belle Arti di Venezia, apprende la formazione artistica tradizionale abbinata all’entusiasmo per la pittura en plein air, coltivata in parallelo all’osservazione della bellezza del quotidiano. Le malghe e i prati dell’altipiano di Asiago, dove i Ciardi trascorrono le estati, e le verdeggianti colline trevigiane sono i primi soggetti trattati dalla pittrice negli anni della formazione. Sin dalla giovinezza probabilmente s’innesca una rivalità con il fratello Beppe, anch’egli pittore, che si affermerà con uno stile autonomo. Ben presto Emma Ciardi sceglie di differenziarsi dai suoi familiari concentrandosi sulle vedute di Venezia e delle varie città che visita nei suoi numerosi viaggi. In particolare ritrae i grandi giardini pubblici che sono la sua passione. Sorretta da un’infaticabile determinazione, si distingue per il suo carattere taciturno, quasi schivo, in contrasto con la figura imponente, il bel portamento e il fascino un po’ misterioso. Tutti la pensano più giovane della sua età, notano gli occhi grigi e lo sguardo profondo. Single, la sua vita sentimentale ci rimane sconosciuta, pressoché nulli i pettegolezzi.
A ventun anni, nel 1900, debutta ottenendo una medaglia all’Esposizione di Monaco. Da quel momento la pittrice raccoglie consensi sia alle esposizioni ufficiali sia nel mercato collezionistico internazionale. È una donna moderna e indipendente, che viaggia in treno per tutta l’Europa, da Praga a Bruxelles, da Londra (1910) a Parigi (1914) e Vienna. Partecipa a quasi tutte le Biennali Internazionali d’Arte di Venezia distinguendosi sempre per gli elogi della critica.
Emma Ciardi, figlia d’arte, “è alta, valida, semplice e virile” (U. Ojetti, 1909).
L’artista interpreta in modo personale lo stile neo-rococò: prende spunto dalle vedute fragranti di colore di Francesco Guardi e dalle feste galanti dipinte dal pittore francese Antoine Watteau, e le rielabora con una sensibilità ludica e moderna, usando una tecnica libera, fatta di pennellate pastose, sicure e minute.
Per ritrarre le sue vedute veneziane, fa ormeggiare la sua barca in un punto favorevole e stila bozzetti direttamente sulle acque della laguna.
“… alle sonore e piene musiche del padre e del fratello, Emma risponde con arie di gavotte e di minuetti (U. Ojetti)”
Con lo scoppio della prima guerra mondiale la vita, a Venezia, diventa molto dura. La famiglia Ciardi si divide tra l’Emilia e Milano. Questi anni angosciosi non intaccano la produzione della pittrice, che continua a dipingere le sue vedute chiare. Soltanto poche opere scure, e tenute private, registrano i bombardamenti notturni degli anni 1917-18. Per l’artista la pittura rappresenta un rifugio, una porta che conduce in un altrove ovattato di bellezza e pace, lontano dall’orrore di quei giorni.
La sua casa è frequentata dall’élite dei pittori che espongono alle Biennali d’Arte. Stringe una fraterna amicizia con altre donne che si impegnano nella carriera e nel sociale, come Lina Rosso, ritrattista di talento e crocerossina durante le due guerre mondiali, e Maria Pascolato Pezzé, scrittrice, traduttrice e pedagogista.
Gli anni Venti fanno volare le ambizioni e le quotazioni della pittrice veneziana. Desiderosa di indipendenza, apre uno studio tutto suo, nel rione di San Barnaba. Approda in America e ottiene un vigoroso successo proprio con la produzione neosettecentesca. Le sue tele incontrano il favore della clientela più conservatrice, quella che non rimane affascinata dalle nuove tensioni artistiche delle avanguardie. Come le impressioniste mezzo secolo prima, Emma Ciardi ama trascorre il tempo in parchi e giardini delle varie città; dipinge, raccoglie idee, pensieri e ispirazioni.
Sposta il suo atelier in un palazzetto a San Polo, uno studio arredato con mobili antichi, broccati pregiati e quadri ovunque. La prassi di lavoro della pittrice è ben consolidata: inizia a dipingere il paesaggio di sfondo en plein air, usa le fotografie come supporto per la memoria, poi rientra in atelier per inscenare le sue feste veneziane mettendo in posa manichini alti due spanne, vestiti secondo le nuances in tono con il paesaggio.
Indefessa lavoratrice, dipinge in modo compulsivo, fino allo stordimento, come scrive: “un quadro dopo l’altro, roba da perdere la testa”.
Il suo soggiorno tra Roma e Frascati del 1927 è un momento particolarmente felice: dipinge in poco tempo tutte le tele che aveva portato con sé, s’innamora dei giardini romani, pieni di sole e velati di nuvole classicheggianti. Rientrata a Venezia, apprende che a New York le sue mostre riscuotono sempre maggior consenso.
Nel frattempo, un amico di famiglia, sir Edmund Davis, la introduce nel mercato inglese e nel 1928 viene ospitata nel castello a Chilham, nel Kent. Conquistata dalla campagna inglese, ritrae antichi manieri e vasti prati lussureggianti in quadri pieni d’ispirazione. La Fine Arts Society di Londra le dedica una mostra personale che è un successo di pubblico e di critica.
Nei primi anni Trenta Emma Ciardi è una cinquantenne che purtroppo deve fare i conti con la salute malferma. Trascorre lunghi periodi a Refrontolo, sulle colline trevigiane, alla ricerca di paesaggi montani più introspettivi e di una pittura più sintetica rispetto alla produzione giovanile. “Ho finito otto quadri, ne avrei fatti di più se fossi stata meglio di salute. Ora sono stanca e dovrei riposarmi”.
Nonostante la salute debilitata, lo spirito non demorde: invia opere alle esposizioni di Atene e Londra, ma è costretta a rinunciare a partecipare alla XI Biennale di Venezia dell’estate 1933. Sono gli ultimi momenti di attività. Qualche mese dopo, a novembre, muore a Venezia. Con Emma Ciardi si estingue una dinastia di pittori veneziani che ha segnato il passaggio tra Ottocento e Novecento. L’incendio che ha funestato il suo ultimo atelier veneziano ci ha privato di molte preziose testimonianze sulla sua vita e sul suo lavoro.
“pittrice fecondissima […] contare i suoi quadri […] sarebbe impresa disperata” (A. Pompeati, 1934).
Riscoperta dalla critica negli ultimi decenni, finalmente alcune mostre monografiche hanno valorizzato una delle più celebri pittrici veneziane del primo Novecento.
Atelier ritrovati: Emma Ciardi, et alia, mostra a Bassano del Grappa, Palazzo Agostinelli, 2 ottobre-15 novembre 1998, a cura di Vittoria Surian, Eidos, Mirano 1998.
G. Bigaglia, Una gentile pittrice veneziana: Emma Ciardi, in “La Festa”, luglio 1930.
Emma Ciardi, a cura di M. Zerbi, Serie Poker d’arte, Eidos, Mirano 2004.
Emma Ciardi (1879-1933). Il giardino dell’amore: la vita e le opere di una pittrice veneziana, a cura di M. Zerbi, Allemandi, Torino 2009.
M. Zerbi, Emma Ciardi, in Le tele svelate. Antologia di pittrici venete dal Cinquecento al Novecento, a cura di C. Limentani Virdis, Eidos, Mirano 1996.
M. Zerbi - M. Esposito - I. Reale (a cura di), Emma Ciardi, pittrice veneziana tra ’800 e ’900. Paesaggi tra ombra e sole, catalogo mostra, Mirano, Barchessa di Villa Morosini, 12 aprile - 22 giugno, Treviso 2003.
Voce pubblicata nel: 2024
Ultimo aggiornamento: 2026