Anna Franchi, giornalista e scrittrice, nasce nel gennaio 1867 a Livorno da una famiglia benestante. Trascorre i primi anni nell’amata città natale, dove il padre Cesare, fedele ai valori risorgimentali, si preoccupa della sua educazione. Nell’autobiografia, infatti, scrive che “sua preoccupazione fu quella di farmi crescere sana, pronta a guardare di fronte alla vita, e in un periodo in cui ancora le donne, in provincia specialmente, si allevavano come bambole, egli mi volle addestrata a quegli esercizi che oggi ogni ragazzo impara alla scuola”1.

Nel 1883, all’età di sedici anni, sposa il musicista Ettore Martini, dal quale ha quattro figli. Il matrimonio, però, non è felice e Anna chiede la separazione. L’affido dei due figli maggiori va al marito, anche se Anna continuerà a mantenerli a causa della disastrosa situazione economica del musicista, che si trasferisce in America. Nel 1896, a matrimonio ormai finito, Anna vende la casa di Livorno e comincia a lavorare per necessità grazie soprattutto all’editore Salani che le offre delle traduzioni. Negli anni, traduce dal francese autori come Octave Mirabeau, Guy de Maupassant e Sophie de Ségur, ma anche dal latino per un’edizione italiana delle Favole di Fedro. Nel 1899 arriva la sua grande occasione: Salani le commissiona il primo libro per ragazzi, I viaggi di un soldatino di piombo (1901), che riscuote grande successo e l’autrice dedica “al mio Ivo”, il figlio minore.

In questo periodo Anna va a Roma per la prima volta, dove viene ospitata da Luigi Capuana e sua moglie Adelaide Bernardini, con la quale stringe un’affettuosa amicizia. In seguito, trascorre un po’ di tempo a Firenze, dove vivevano anche i suoi figli.

Il fallimento del matrimonio la porta a sviluppare e affermare le proprie idee progressiste di stampo femminista. Al tema del divorzio dedica articoli di giornale, conferenze, un romanzo, Avanti il divorzio (1902), e un breve saggio intitolato Il divorzio e la donna (1902). Nel 1903, sessantasette anni prima che il divorzio diventi legge in Italia, in una conferenza che tiene all’Università popolare di Parma, con grande enfasi e parole illuminate dice: “Eppoi? sarà il divorzio tanto bene? No, forse: lo so. Ma il primo passo sarà fatto; ma chi avrà l’anima rifuggente dalla menzogna potrà salvarsi; ma chi non avrà in sè (sic) la predisposizione alla delinquenza potrà sfuggire a quella vertigine di delitto, che la ribellione, stretta nella cerchia del dolore continuo, dà inevitabilmente; ma chi non ha nel sangue la prostituzione potrà sfuggire all’attrattiva della colpa d’amore; ma l’adulterio potrà essere vera colpa, allorchè (sic) un mezzo sarà offerto per sciogliere le unioni insopportabili”2.

All’inizio del nuovo secolo si trasferisce a Milano e diventa giornalista professionista, è accettata come socia nell’Associazione dei giornalisti milanesi, seconda dopo Anna Kuliscioff, anche lei attiva femminista di quegli anni. Scrive su varie testate della stampa periodica occupandosi di temi vari legati all’arte, di problemi sociali, soprattutto delle donne, di pittura e di teatro.

In quegli anni è attiva anche in ambito artistico, frequenta i macchiaioli e su di loro scrive Arte e artisti toscani dal 1850 a oggi (1902), che dedica alla memoria dell’amico Telemaco Signorini, scomparso poco prima, il quale l’aveva amorevolmente incoraggiata dicendole: “si mantenga sempre serena come oggi” 3. Sullo stesso tema nel 1910 pubblica anche Giovanni Fattori: studio biografico, uno dei testi più importanti sul pittore livornese.

Cresciuta con idee risorgimentali, allo scoppio della prima guerra mondiale ha istinto interventista e i suoi figli partono volontari. La morte del figlio Gino al fronte, però, cambia tutto: Anna fonda la Lega d’assistenza tra le madri dei caduti con l’obiettivo di tutelare le donne che, nel caso in cui il figlio morto in guerra fosse sposato, non potevano beneficiare di alcuna forma di pensione. Su questo tema pubblica per Treves Il figlio alla guerra (1917).

Negli anni del fascismo si allontana dalla politica, ma continua a operare come giornalista per riviste femminili e il Corriere dei piccoli. Vi ritorna solo nel 1946, anno in cui le donne italiane ottengono il diritto di voto, con Cose d’ieri dette alle donne d’oggi. La scrittura letteraria, invece, non la abbandona mai. Tra le sue opere ci sono novelle, libri per bambini, romanzi su donne e famiglia, saggi su problemi sociali, sull’arte e qualche testo teatrale. In particolare, sulla fine degli anni Trenta, sente la necessità di tracciare un bilancio della sua esperienza, così scrive La mia vita (1940), libro che dedica all’amica Norina Monico Biasioli per ringraziarla del suo sostegno in anni bui. Il testo può essere inquadrato nella produzione autobiografica femminile di inizio Novecento. Anna Franchi intrattiene anche un fitto scambio di lettere con alcune da lei stimate scrittrici della sua epoca, tra le quali si ricordano Ada Negri, Milly Dandolo e Annie Vivanti.

Muore nel dicembre 1954 in solitudine a Milano, ma la salma, come da sua volontà, viene riportata nella città natale, dove vengono fatte le esequie.

Note

1 Anna Franchi, La mia vita, Milano, Garzanti, 1940, p. 13.

2 Id., Divorzio, Parma, Stabilimento tipografico Luigi Battei, 1903, p. 7-8.

3 Id., Divorzio, Parma, Stabilimento tipografico Luigi Battei, 1903, p. 7-8.



Fonti, risorse bibliografiche, siti su Anna Franchi

Berni Maria Chiara, Anna Franchi. Ritratto di una signora del nostro secolo, Firenze, Le Monnier, 1997.

Opere di Anna Franchi:

La mia vita, Milano, Garzanti, 1940.
Divorzio, Parma, Stabilimento tipografico Luigi Battei, 1903.
Arte e artisti toscani dal 1850 ad oggi, Firenze, Fratelli Alinari editori, 1902.




Voce pubblicata nel: 2016

Ultimo aggiornamento: 2026