Nel panorama della partecipazione femminile alla vita culturale della Cina contemporanea, Zheng Xiaoying si distingue come figura paradigmatica della trasformazione dei ruoli di genere nel Novecento in quanto prima direttrice d’orchestra della Repubblica Popolare Cinese.

Nata a Shanghai nel 1929 da padre Hakka del Fujian e madre Hui, Zheng cresce in un contesto familiare segnato da pluralità culturale e tensione riformista. La sua genealogia illumina, in controluce, alcune delle principali trasformazioni sociali della Cina moderna. Il padre, Zheng Wei, formatosi negli Stati Uniti grazie al sostegno di una borsa di studio elargita come risarcimento dei danni arrecati dalla rivolta dei boxer (1900), rappresentava un modello di mobilità sociale fondata sull’istruzione e sull’apertura internazionale. La madre, Wen Ziying, proveniente da una famiglia musulmana, incarna una soggettività femminile nuova, all’interno della cornice del Movimento di Nuova Cultura (1915-1921), attivo in quegli anni nella lotta contro la fasciatura dei piedi, il concubinato e i matrimoni combinati. La loro unione, osteggiata dalle rispettive famiglie, testimonia la portata sovversiva delle scelte individuali in un periodo di transizione culturale.

In questo ambiente, Zheng Xiaoying riceve un’educazione aperta alle influenze globali: studia pianoforte su repertori occidentali ed è esposta a una visione della cultura come strumento di trasformazione sociale. Dopo gli studi al Jinling Women’s College di Nanchino, entra in contatto con ambienti studenteschi progressisti e partecipa alle mobilitazioni del 1948, distinguendosi per il suo impegno attivo.

Nel 1948, di nascosto dalla famiglia, si unisce alle forze comuniste nelle zone liberate, lavorando in una troupe artistica impegnata nella diffusione di contenuti rivoluzionari. L’esperienza contribuisce a definire il suo rapporto con la musica come pratica collettiva e sociale. Nel 1951 e nel 1958 partecipa a missioni di ricerca sulle minoranze etniche, raccogliendo canti e tradizioni musicali nel Guangxi e nel Fujian nord-occidentale: un’esperienza che segna in modo duraturo la sua sensibilità artistica, orientandola verso un dialogo costante tra cultura popolare e forme colte.

Nel 1952 entra al Conservatorio Centrale di Pechino, dove intraprende un percorso formativo in composizione e direzione. La sua formazione si sviluppa in un contesto fortemente influenzato dal modello sovietico. L’incontro con insegnanti russi, tra cui il Maestro Lev N. Domashev, contribuisce a consolidare le sue competenze.
Il momento decisivo della sua formazione avviene nel 1960, quando viene selezionata per studiare al Conservatorio Čajkovskij di Mosca sotto la guida del Maestro Nikolaj Anosov. Qui Zheng si trova a confrontarsi con un ambiente quasi esclusivamente maschile. La sua testimonianza sottolinea l’intensità di quel periodo: ogni sera assiste a rappresentazioni teatrali, annotando meticolosamente movimenti scenici, timbri e dinamiche di scena e di orchestra. Questa pratica di autoformazione rivela una straordinaria determinazione e una capacità di apprendimento autonoma.

Nel 1961, a seguito della rottura dei rapporti sino-sovietici, Zheng perde il sostegno ufficiale sovietico alla sua attività artistica; tuttavia, nel 1962, per aiutarla a inserirsi in un ambiente professionale non semplice, viene invitata a dirigere Tosca al Teatro Nazionale di Mosca: un evento di grande rilievo, che segna la sua affermazione internazionale. Il fatto che dirigesse basandosi su una partitura pianistica con annotazioni di orchestrazione scritte a mano, senza poter effettuare ulteriori prove, portando a termine la direzione dell’intera opera in rappresentazione pubblica, evidenzia non solo il suo talento, ma anche la capacità di superare ostacoli materiali e simbolici.

Rientrata in Cina nel 1963, Zheng tenta di introdurre l’opera occidentale attraverso la messa in scena di Tosca in lingua cinese. Tuttavia, la rappresentazione viene bloccata per motivi ideologici, evidenziando le tensioni tra apertura culturale e controllo politico. Con l’inizio della Rivoluzione culturale nel 1966, il repertorio occidentale viene completamente silenziato nel Conservatorio Centrale. Zheng continua a insegnare direzione d’orchestra, contribuendo alla trasmissione delle competenze musicali e al ridirezionamento della produzione artistica in altri ambiti.

Negli anni Settanta partecipa alle attività artistiche nelle campagne, lavorando a stretto contatto con contadini, operai e militari. Questa esperienza rafforza la dimensione sociale della sua pratica musicale: non solo performance, ma strumento di comunicazione, trasmissione culturale e condivisione.
Questa la sua testimonianza, raccolta nelle numerose interviste che ho avuto l’onore di raccogliere durante gli ultimi 8 anni:

Di giorno, piegata nelle risaie, smuovevo con le dita la terra attorno alle piantine; la sera, con le stesse dita dirigevo ed eseguivo spettacoli per i soldati; trasportavamo il pianoforte sui monti Taihang (tra le province dello Shanxi e dello Hebei e tra l'altopiano dello Shanxi, nel Nord della Cina n.d.t.) per eseguire per gli operai il concerto per pianoforte Inno all’Internazionale e una suite sinfonica su poesie di Mao Zedong.

Il tutto viaggiando su un camion insieme al pianoforte, per raggiungere i villaggi arroccati sulle cime delle montagne. Con la fine della Rivoluzione culturale, nel 1978 le viene assegnata la direzione artistica della China National Opera House a Pechino, e da quel momento assume un ruolo centrale nella reintroduzione della musica operistica nel suo paese. Consapevole delle difficoltà di ricezione, sviluppa un approccio pedagogico innovativo: prima di ogni rappresentazione, introduce l’opera spiegandone trama, contesto storico, strumenti e linguaggio. Introduce nel repertorio molte opere occidentali in lingua cinese, in modo da renderle maggiormente fruibili al suo pubblico. Questo lavoro di mediazione culturale rappresenta uno dei contributi più originali della sua carriera.

Contemporaneamente, prosegue l’attività di docenza presso il Dipartimento di Direzione d’Orchestra del Conservatorio Centrale di Musica; numerosi suoi allievi occupano oggi ruoli di primo piano in importanti teatri d’opera, orchestre sinfoniche e istituzioni musicali, in Cina e all’estero. Negli anni Duemila, il suo impegno si orienta sempre più verso la traduzione e l’adattamento del repertorio operistico in lingua cinese. Il progetto, Yang xi Zhong chang (lett: “Cantiamo in cinese le opere straniere), che coinvolge numerose opere italiane come La traviata, Rigoletto, Il Barbiere di Siviglia, Le nozze di Figaro e Don Pasquale, mira a rendere il melodramma accessibile senza comprometterne la qualità artistica.

Nel 1990, insieme ad altri colleghi, fonda il primo ensemble cameristico femminile filarmonico di Pechino, che si esibisce gratuitamente per gli studenti; nell’arco di sei anni tengono 241 concerti. Il suo impegno per l’emancipazione delle donne nel mondo della musica si esprime anche nella partecipazione alla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne delle Nazioni Unite del 1995, dove dirige un grande ensemble interamente composto da 108 musiciste all’interno dello Stadio Olimpico di Pechino davanti a trentamila delegate. L’evento assume un alto valore simbolico, in cui la musica diventa strumento di affermazione della presenza femminile nello spazio pubblico globale.

Queste sue iniziative sfidano direttamente la divisione nel mondo musicale, secondo cui «le donne non possono suonare gli ottoni». Oggi, a trent’anni di distanza, la presenza di donne tra gli ottoni nelle orchestre sinfoniche cinesi è divenuta la norma. Parallelamente, Maestro Zheng sviluppa un repertorio che integra tradizione cinese e linguaggi internazionali.

Nel 1998 viene invitata a partecipare, nella città meridionale di Xiamen, alla fondazione del primo complesso sinfonico cinese a gestione privata con sostegno pubblico; nell’arco di quindici anni realizza oltre 1200 concerti, contribuendo ad animare Xiamen di una spiccata vitalità sinfonica. Opere come Echoes of the Tulou, composta insieme a Liu Yuan, e ispirata alla cultura Hakka, dimostrano la sua capacità di trasformare patrimoni locali in espressioni artistiche globali. L’opera sinfonica viene portata in tournée internazionali in dodici paesi, inclusa l’Italia, per un totale di 77 esecuzioni.

Nel 2022 fonda a Xiamen il Zheng Xiaoying Opera Center, dedicato alla formazione e alla divulgazione musicale. Anche in età avanzata, oggi ha 96 anni, continua a dirigere opere cinesi e internazionali, con l’entusiasmo di sempre, e a tenere corsi di formazione per la direzione d’orchestra (“Mani che Parlano”), conferenze, attirando un pubblico giovane e contribuendo alla formazione di nuove generazioni di musicisti e spettatori.

Figura complessa e liminale, Maestro Zheng Xiaoying attraversa epoche e sistemi culturali diversi mantenendo una coerenza profonda tra pratica artistica e impegno sociale, perseguendo il suo ideale di vita di condivisione della bellezza della musica con il grande pubblico. Il suo percorso si inserisce in una genealogia di donne che, a partire dal Movimento di Nuova Cultura, hanno progressivamente ridefinito i confini della soggettività femminile in Cina. In questo senso, la sua esperienza non è solo individuale, ma rappresenta una trasformazione collettiva.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Zheng Xiaoying

Ardizzoni, S. (2022) Hakka Women in Tulou Villages. Social and Cultural Constructs of Hakka Identity in Modern and Contemporary Fujian, China. Leiden: Brill, pp. 211-215.

Wu, N. 吴楠. (2026). Shàngchǎng: On Stage—Nǚ yìshùjiā fǎngtán lù [On Stage: Interviews with Women Artists]. Shanghai: Shanghai Wenyi Chubanshe.

Yang, L. 杨荔. (2007). Zhèng Xiǎoyīng zhuàn [Biography of Zheng Xiaoying]. Beijing: Wenhua Yishu Chubanshe.

Zheng, X. 郑小瑛 (2025) Pīn “bó”, Zhèng Xiǎoyīng [Striving with determination: Zheng Xiaoying]. (2025). Guiyang: Guizhou Daxue Chubanshe




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026