Silvina Inocencia Maria Ocampo è stata una scrittrice, poetessa e pittrice argentina. Le sue opere l’hanno resa una delle autrici più importanti dell’Argentina, anche se solo di recente ha ricevuto il meritato riconoscimento. Per molto tempo, infatti, la sua rilevanza è stata sottovalutata, quasi nascosta dalle figure più importanti che l’hanno circondata, come la sorella maggiore Victoria Ocampo, scrittrice e editrice della rivista letteraria SUR, il marito scrittore Adolfo Bioy Casares e l’amico Jorge Luis Borges.

Ultima di sei sorelle, Silvina crebbe all’interno di una delle famiglie più ricche dell’Argentina. Non andò a scuola, la sua istruzione fu infatti affidata a istitutrici inglesi e francesi, tanto che imparò a parlare e scrivere prima in inglese e francese che in castigliano, la cui grammatica era per lei “impossibile”. Nonostante le origini aristocratiche, da bambina Silvina trascorreva molto tempo con la servitù ed era attratta dai lavori domestici. Non è un caso che i suoi racconti siano popolati da parrucchiere, stiratrici, istitutrici e domestiche. Anche i poveri e i mendicanti che incontrava fuori dalla villa in cui viveva erano motivo di fascino e interesse. Le piaceva parlare con loro, scoprire come vivevano, era affascinata dalle loro avventure.

In un’intervista del 1987 con il giornalista Hugo Beccacece, a proposito dei mendicanti che frequentava, dichiarò:“Mi sembravano così superiori a quelli che venivano a trovarci, molto più divertenti delle mie cugine. Le mie cugine erano ingenue, inutili. Non sapevano rubare nulla (...), erano sempre impeccabili, non volevano sporcarsi, non si muovevano per non spettinarsi. I mendicanti, invece, avevano chiome splendide. Perché a me non piacciono le persone troppo pettinate”1.
L’infanzia tormentata rappresenta il tema centrale nelle opere di Silvina, i cui protagonisti sono spesso bambine o bambini, a volte crudeli assassini, a volte vittime di tremendi abusi. La sua infanzia, per quanto ricca e agiata, fu turbata da un evento traumatico che la segnò per la vita: quando aveva sei anni, la sorella più vicina a lei, Clara, morì di diabete infantile a soli undici anni.

Prima di avvicinarsi alla scrittura, Silvina si dedicò alla pittura, che studiò a Parigi. Lì si unì al Grupo de París, giovani pittori argentini che vivevano nella capitale francese. Tra questi c’era Norah Borges (sorella di Jorge Luis), di cui Silvina resterà amica tutta la vita e con la quale, nel 1985, scriverà una raccolta di poesie, Breve Santoral. Norah Borges si occuperà delle illustrazioni.

A trent’anni decise di lasciare la pittura per dedicarsi completamente alla scrittura. Nel 1937 scrisse la sua prima raccolta di racconti, Viaje Olvidado, una sorta di rilettura inventata della sua infanzia. Il libro venne pubblicato sulla rivista SUR, a cura della sorella maggiore Victoria, che ne scrisse anche una recensione in cui definiva Silvina una “persona travestita da sé stessa”, per via dei ricordi distorti sulla sua infanzia. Silvina ritenne che la recensione fosse negativa e si allontanò ancora di più dalla sorella, con cui aveva già rapporti controversi a causa delle differenze di carattere e stile di vita.

Nel 1940 Silvina sposò uno scrittore di undici anni più giovane, Adolfo Bioy Casares. Nonostante i ripetuti tradimenti di lui e le presunte relazioni omosessuali di lei, rimasero uniti fino alla morte. Da una delle relazioni extraconiugali di Bioy nacque Marta, e Silvina, che non poteva avere figli, la adottò e la crebbe come se fosse sua figlia.

Bioy era grande amico di Jorge Luis Borges. Lo scrittore trascorreva moltissimo tempo con la coppia e diventò amico stretto anche di Silvina. La sua amicizia influenzò lo stile di scrittura dell’autrice: la sua seconda raccolta di racconti, Autobiografia de Irene, pubblicata nel 1948, presenta infatti uno stile più lineare, pulito, meno stravagante rispetto al primo libro.

Silvina continuò a scrivere per tutta la vita, anche quando, quasi novantenne, si ammalò di Alzheimer. Scrisse diversi libri di racconti, tra cui La furia (1959), considerato il più “ocampiano” dei suoi libri, Las Invitadas (1961) e Los días de la noche (1970). Il suo stile originale ed eccentrico, a volte crudele, spesso ironico e carico di umorismo nero, in cui le voci femminili sono predominanti, è caratteristico di tutte le sue opere. Ha spaziato tra generi molto diversi, tra cui poesia, noir, dramma e anche racconti per bambini, spesso sconvolgendo per la crudezza delle sue storie.

Silvina Ocampo morì a novant’anni nella sua casa di Buenos Aires. Oggi i suoi libri sono considerati classici della letteratura argentina e la sua eredità letteraria continua a essere studiata.

Note


1 Mariana Enriquez, La hermana menor. Un retrato de Silvina Ocampo, Barcellona, Anagrama, 2018, p. 6.


Fonti, risorse bibliografiche, siti su Silvina Ocampo

Mariana Enriquez, La hermana menor. Un retrato de Silvina Ocampo, Barcellona, Anagrama, 2018.
Fantástica y misteriosa Silvina, Secretaría de Cultura, 28 luglio 2021.
Dino Villatico, Otto poesie di Silvina Ocampo, Gli Stati Generali, 21 settembre 2018.




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026