Piera Ricci Menichetti nasce a Milano in una famiglia agiata. La madre, Gina Martini, è valdostana; il padre, Carlo Ricci Menichetti, un ingegnere toscano. La famiglia si stabilisce a Milano dove Piera e la sorella Carla, nata nel 1935, frequenteranno le scuole elementari. Quando Piera è in classe quarta la guerra entra con prepotenza nella sua vita: è costretta a sfollare con la famiglia a Siena dalla sorella del padre, zia Bianca, che abita in una grande casa, parte di un ex monastero fuori città. Nel 1943 anche Siena diventa pericolosa e Piera si rifugia con i familiari sopra a Stresa, sul lago Maggiore. Affittano una casa all’Alpino, da Camillo Olivetti, amico del padre, ma la scuola è troppo lontana, così Piera frequenta la prima e la seconda media prendendo lezioni private da un’amica di famiglia: Cini Boeri, di dieci anni più grande di lei. I compiti in classe e gli esami li sosterrà in un collegio a nove chilometri di distanza.

Quando, con l’arrivo degli americani, la guerra finisce e fa ritorno con la famiglia a Milano, scopre che la sua casa è stata bombardata, tutto è andato perduto a eccezione di un paio di mobili. Bisogna ricominciare tutto da capo, trasferirsi in una casa in affitto e trovare una nuova scuola.

Gli studi d’arte per cui Piera si sente portata non convincono il padre, che insiste per il liceo classico. Viene così scelto l’istituto delle Marcelline. Le due sorelle iniziano a frequentarlo. Carla alle medie e Piera al ginnasio, ma poco dopo l’inizio dell’anno Carla si ammala gravemente. “In autunno eravamo a Siena per la vendemmia, Carla scende dal letto e cade. Paralisi infantile salita poi fino ai polmoni. Avevo quattordici anni, è cambiata tutta la mia via”.

Piera prosegue gli studi, mentre Carla deve lasciare la scuola; sarà seguita a casa da un istitutore privato. È un periodo difficile: le cure sono molto costose, la famiglia compie grandi sacrifici e Piera è costretta a crescere in fretta. Dopo il liceo sceglie di studiare architettura ed entra al Politecnico di Milano. Questa volta nessuno le fa cambiare idea. “Eravamo pochissime ragazze – racconta – dieci su settanta. Allora non usava, era l’inizio del periodo in cui le donne andavano a fare lavori da uomini”.

Piera studia con maestri del Novecento italiano come Piero Portaluppi, Gio Ponti ed Ernesto Nathan Rogers. È una studentessa seria, brillante. Con i compagni condivide la passione per la montagna: la domenica partono e si cimentano in salite sempre più complesse. Piera aveva imparato l’alpinismo in famiglia e nulla la spaventa: anzi, la montagna, a suo dire, la salva dai grandi dolori della vita, primo fra tutti la perdita di Carla, che viene a mancare quando lei è al secondo anno di architettura. Il dolore è grande, ne avvertirà la mancanza per sempre. Segnata ma forte, Piera si concentra sullo studio con grande impegno. Nel tempo libero si dedica al volontariato. “Milano era una città vivacissima, era il dopoguerra e dal Sud arrivavano centinaia di famiglie in cerca di lavoro nelle industrie, ma molti non avevano fatto nemmeno le elementari, così tutti noi studenti andavamo a insegnare loro perché potessero passare l’esame ed essere assunti”.

Piera dà un esame dopo l’altro, ma quando è all’ultimo anno inizia ad agitarsi: “avevo paura del vuoto”, pensa al futuro, cerca consigli attorno a sé. Uno dei suoi più importanti interlocutori è lo zio Mario Radice, padrino di battesimo. Lo zio Mario era amico di Terragni, aveva lavorato alla fontana di Camerlata a Como, di Carlo Cattaneo. Piera con lui parla di architettura, mentre in casa se ne parla poco. Gli interessi culturali in casa Ricci Menichetti sono infatti molteplici – prima fra tutti la musica – ma l’architettura non riveste un ruolo centrale.

Nel 1958 dopo la laurea l’amica e architetta Cini Boeri, che lavora già da Zanuso, le suggerisce di occuparsi di arredamento e la presenta a Gio Ponti, il cui studio però è troppo grande per imparare. Andrà invece a lavorare da Ignazio Gardella, in uno studio quindi più piccolo, nel quale le vengono affidati progetti interessanti. Quando, con il passare del tempo, Ignazio Gardella vede Piera procedere in autonomia, le propone di fargli da assistente all’Università di Venezia, dove insegna composizione architettonica. Il padre di Piera (che lei chiama “babbo”) è contrario, ma Piera, che mostra già una spiccata personalità, fa di testa sua e accetta di seguire Gardella a Venezia. Ed è proprio a Venezia che incontra Gino Valle, che sposerà nel 1961. Gino Valle è, nelle parole di Gardella a Piera, “un promettente giovane architetto”.

Piera si trasferisce con Gino a Udine ed entra nello Studio Valle, dove all’epoca lavorava anche la sorella di Gino, Nani Valle. “Il mio ruolo all’interno dello studio era di progettista. Non ho mai fatto altro. Non ho mai scritto a macchina o avuto ruoli di disegnatrice ed ero una figura di riferimento perché ero l’unica, in fondo, che sapeva cosa pensava Gino”.

La famiglia intanto cresce: nel 1962 nasce il primo figlio, Pietro, e nel 1964 Carla. Piera è dedita alla famiglia tanto quanto al lavoro. E non è facile per l’epoca: “Sono gli anni Sessanta, sono cambiati i tempi, le donne sono la prima generazione ad essere indipendente e gli uomini non tollerano che la moglie non faccia quello che faceva nei secoli precedenti. È importante che una donna abbia il suo lavoro, però deve trovare un equilibrio tra famiglia e lavoro. Se una è intelligente, sta bene ed è in salute, lo trova”.

L’armonia tra famiglia e lavoro trova espressione concreta nel 1970 nella ristrutturazione di un complesso in piazza Primo maggio a Udine, in cui studio e abitazione convivono, separati da un giardino. L’amico artista Carlo Cussi decora la facciata sulla piazza con un arco di colori che si ripete anche sotto il portico e diventa in un certo senso il simbolo di Casa Studio Valle. Giorno dopo giorno Piera è riuscita a costruire un equilibrio difficile per l’epoca.

Scrive di lei sua figlia Carla Valle Painter: “Come architetto ha lavorato moltissimo finché le è stato possibile, contribuendo con grande sostanza a una lunga lista di opere, molte co-firmate, con suo marito e socio professionale, mio padre Gino Valle, per poi, dopo la morte di Gino, fungere da generosa traghettatrice per passare gradualmente il timone dello Studio a mio fratello Pietro. Lei all’esterno appariva come moglie, bella, seria e intensa, ma dietro le quinte, lei faceva, irrefrenabile, esigente, impegnata, preziosa interlocutrice e critica, l’architetto con piglio alpinista, passo dopo passo, pronta alle salite più ripide, senza mai fermarsi, senza troppo preoccuparsi di lasciare le sue note sul libro delle ascese”.

Dei tantissimi progetti dello studio molti sono in Italia, ma anche a Chicago, New York e a Parigi, città nella quale lo studio avrà una sede per alcuni anni. Per diversi progetti, e in particolare il progetto della Giudecca (1980-1986), viene aperto uno studio a Venezia, nonché uno a Milano per la nuova Rinascente, che poi non verrà realizzata. Il progetto dell’area Portello di Milano verrà terminato dal figlio Pietro Valle, che dirige, ad oggi, lo Studio Valle.

Nel 2023 Piera riceve il Premio alla carriera Friuli Venezia Giulia da “In/Architettura”. Queste le motivazioni: “Piera Valle Ricci Menichetti è una personalità eccellente nel mondo dell’architettura e non solo in ambito regionale. Ha contribuito alla ricerca dell’architettura contemporanea, alla costruzione immaginaria di spazi per abitare e pensare, a dimostrare che l’architettura è intesa come una testimonianza piuttosto che una professione, poiché la vita privata inevitabilmente si intreccia costantemente con quella professionale. I suoi presupposti per sviluppare la buona architettura sono rivolti a imparare a guardare, a leggere il territorio, a coltivare la sensibilità per ciò che ci circonda: la lezione di Piera Ricci Menichetti è non accontentarsi mai, tenere accesa la propria passione e ascoltare”.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Piera Valle Ricci Menichetti

Francesca Albani, Lo Studio Valle. Famiglia e architettura. Colloqui con Piera Ricci Menichetti, in Gino Valle. La professione come sperimentazione continua, Milano, Politecnico di Milano - pubblicazioni di ricerca, 2024.
Elia Falaschi, Ritratti 50.2. Cinquant’anni di architettura, 2016.
I vincitori dei Premi In/Architettura 2023 - Triveneto.
T. Michieli - F. Saponaro (a cura di), Casa-Studio Valle, la cultura nell’abitare, “VistaCasa”, n. 101.
Carla Valle Painter, Piera e la montagna emblematica, “In Alto. Cronaca della Società Alpina Friulana”, Serie V, Vol. CIV, anno CXLIV, 2024.
Luisa Valle Painter, Interviste alla nonna - Registrazioni, 2023.




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026