Matilde Perrino
Napoli 1760 - Napoli 1850
Nel maggio del 1786 una giovane nobildonna napoletana lascia la capitale del Regno per raggiungere la Terra di Bari. Viaggia insieme ai fratelli al seguito del padre Filippo Perrino, consigliere regio inviato in Puglia per una missione amministrativa e di osservazione. Da quell'esperienza nascerà un piccolo libro destinato a conservarne il nome: la Lettera ad un suo amico nella quale si contengono alcune sue riflessioni fatte in occasione del suo breve viaggio per alcuni luoghi della Puglia, pubblicata a Napoli nel 1787 nella stamperia Simoniana.
Matilde Carlotta Anna Antonia Eleonora Perrino nasce a Napoli nel 1760 da Filippo Perrino e da Olimpia Colinet. Cresce in un ambiente agiato e colto che favorisce la sua formazione intellettuale e le offre opportunità non comuni per una giovane donna del suo tempo. Appartiene a quel ristretto gruppo di donne che, nel tardo Settecento, riescono a trasformare l'esperienza del viaggio in scrittura. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il soggiorno pugliese potesse rappresentare anche un momento di allontanamento da una delusione sentimentale giovanile, ma le fonti non consentono di ricostruire con certezza questa vicenda. Ciò che resta è il viaggio e soprattutto il racconto che ne scaturisce.
La sua prospettiva è particolare. Non osserva il Mezzogiorno come una viaggiatrice straniera alla ricerca di paesaggi pittoreschi o di antiche rovine. Guarda invece una parte del proprio paese, poco conosciuta perfino agli abitanti della capitale, e cerca di comprenderne la realtà concreta. La sua attenzione si posa sui campi, sui commerci, sui modi di vivere, sulle strade, sulle difficoltà degli spostamenti, ma soprattutto sulle persone.
La Lettera nasce come risposta a un amico che le aveva chiesto di raccontare quanto aveva visto durante il viaggio. Con garbata modestia, Matilde presenta il testo come una «giovanil produzione», quasi a prevenire il giudizio dei lettori. Eppure dalle sue pagine emerge una donna colta, curiosa e consapevole delle proprie capacità di osservazione. Il viaggio diventa occasione per interrogarsi sul rapporto tra natura e società, sulle condizioni delle popolazioni locali e sulle possibilità di miglioramento del Regno. L'opera fu apprezzata dai contemporanei e continuò a essere ricordata e citata negli anni successivi, segno che la sua voce non passò inosservata nel panorama culturale del tardo Settecento.
A colpirla non sono soltanto i paesaggi. Nelle sue descrizioni trovano spazio donne, contadini, bambini, intere famiglie incontrate lungo il percorso. A differenza di molti viaggiatori del suo tempo, più interessati ai monumenti o alle élite locali, Matilde guarda con attenzione il mondo quotidiano. Osserva i gesti del lavoro, le relazioni familiari, le abitudini e i comportamenti. In queste pagine emerge una sensibilità che unisce l'interesse illuministico per l'osservazione della realtà a una partecipazione umana tutt'altro che distante.
Particolarmente significativo è il suo sguardo sulle donne. Durante il viaggio incontra donne appartenenti a ceti diversi e ne apprezza la dignità, la compostezza e il senso della misura. Da queste osservazioni prende avvio una riflessione più ampia sulla condizione femminile. Matilde guarda con spirito critico alle donne delle grandi città che dedicano tempo ed energie esclusivamente all'apparenza e si domanda perché alle donne non debba essere riconosciuto un ruolo più attivo nella vita culturale.
«Forse una Donna non è di quel talento ancor fornita sì che possa delle ore del giorno qualche parte alle scienze, almeno le più utili, consacrare?», scrive. Dietro questa domanda vi è la convinzione che le donne possano studiare, pensare e contribuire alla società al pari degli uomini. Non si tratta di una rivendicazione politica nel senso moderno del termine, ma di una presa di posizione significativa nel contesto del tardo Settecento.
Della sua vita conosciamo solo alcuni frammenti. Nel 1792 sposò il nobile spagnolo Fortunato Salzano de Luna, dal quale ebbe una figlia, Cecilia. Il matrimonio non durò e Matilde scelse successivamente di dedicarsi alla gestione delle proprie proprietà e all'educazione della figlia. È un aspetto che restituisce l'immagine di una donna concreta e autonoma, capace di assumersi responsabilità economiche e familiari in un'epoca in cui tali compiti erano generalmente attribuiti agli uomini.
Sappiamo inoltre che scrisse un romanzo, andato perduto durante i moti del 1799. La scomparsa di quell'opera lascia intravedere una produzione letteraria più ampia di quella oggi conservata e rappresenta una delle molte zone d'ombra che ancora caratterizzano la sua biografia. Come accade per numerose donne del passato, parte della sua storia è andata dispersa insieme ai suoi scritti.
La sua eredità si misura però anche nelle donne che contribuì a formare. La figlia Cecilia Salzano de Luna (1793-1870), poetessa e saggista nota con il nome arcade di Calliroe Sebezia, ne condivise l'amore per la scrittura e l'interesse per l'educazione femminile. La nipote Aurelia Folliero Cimino (1824/27-1895), scrittrice e viaggiatrice, pubblicò opere nelle quali tornavano i temi dell'istruzione, dell'autonomia intellettuale e del ruolo sociale delle donne. Anche la pronipote Emilia Cimino (1854-1944), artista, sviluppò una sensibilità attenta all'emancipazione femminile. Attraverso queste figure si delinea una piccola ma significativa genealogia di donne che scrivono, viaggiano, studiano e partecipano alla vita culturale del loro tempo.
Molto della vita di Matilde Perrino resta ancora nell'ombra. Rimangono però le pagine della sua Lettera, nelle quali una giovane donna del Settecento osserva il mondo con curiosità e intelligenza, e rimane la traccia lasciata nelle generazioni successive della sua famiglia. Non soltanto una viaggiatrice o una scrittrice, dunque, ma una donna che affidò alla cultura, all'educazione e alla parola scritta una parte importante della propria eredità.
Fonti, risorse bibliografiche, siti su Matilde Perrino
Guida, Patrizia, L’altro Risorgimento nella letteratura dei Folliero De Luna, Milella, Lecce, 2011.
Guida, Patrizia, Scrittrici con la valigia. Capitoli e censimento dell’odeporica femminile italiana dall’Antichità al Primo Novecento, Congedo Editore, Galatina, 2019.
La Puglia del ’700. Lettera di una viaggiatrice (1787), a cura di I. Palasciano, Capone, Cavallino di Lecce, 1983.
Lettera di Matilde Perrino ad un suo amico nella quale si contengono alcune sue riflessioni fatte in occasione del suo breve viaggio per alcuni luoghi della Puglia, a cura di G. Cantalice, Edizioni digitali del CISVA, 2006.
Matilde Perrino e il suo viaggio per alcuni luoghi della Puglia (1787), a cura di G. Malcangi, Tipografia Vecchi & C., Trani, 1964.
Nigro, Paola, “Genealogia di donne scrittrici e viaggiatrici tra XVIII e XIX sec.: Matilde Perrino, Cecilia De Luna e Aurelia Folliero Cimino tra progressismo ed emancipazione”, in A. Rella, J. D. Sánchez, D. Cerrato (a cura di), Querelle des femmes: Thoughts, Voices and Actions, Benilde Editorial, Sevilla, 2019, pp. 31-42.
Perrino, Matilde, Lettera ad un suo amico nella quale si contengono alcune sue riflessioni fatte in occasione del suo breve viaggio per alcuni luoghi della Puglia, Stamperia Simoniana, Napoli, 1787.
Sabato, Milena, “A Vision of the Migrating Self: Image, Writing, and Internal Migrancy in Matilde Perrino’s Apulian Letter (1786)”, Chronica Mundi, numero speciale a cura di Sara Delmedico e Loreta Gandolfi, di prossima pubblicazione (2026).
Sabato, Milena, “Il Sud Italia nello sguardo di due viaggiatrici settecentesche. Un approccio storico”, Mediterranea – Ricerche Storiche, XX, 58, agosto 2023, pp. 341-362.
Voce pubblicata nel: 2026