Maria Mancini fu molto di più di quello per cui viene ricordata oggi: essere stata il primo grande amore di Luigi XIV – sul trono di Francia dal 1643 al 1715 – e la più famosa fra le mazarinettes, le sette nipoti del cardinal Mazzarino, Primo Ministro alla corte del Re Sole nonché uomo più ricco d’Europa.
Nata a Roma, il 28 agosto 1639, da Michele Lorenzo Mancini e Girolama Mazzarino, sorella del celebre porporato, trascorse parte dell’infanzia nel Monastero di Campo Marzio, dove fu inviata perché i genitori volevano diventasse monaca. Il padre, di “mestiere” negromante, aveva decretato un avvenire di sventura per la famiglia a causa sua. Era dunque necessario che la piccola Maria venisse rinchiusa, desiderio auspicato in seguito anche da altri e contro cui avrebbe lottato quasi tutta la vita. Per sua fortuna, una salute cagionevole le permise di tornare a Palazzo Mancini dopo tre anni.
Conclusasi la Fronda in Francia, il cardinal Mazarin si portò oltralpe buona parte della famiglia. Maria arrivò con la seconda “ondata”, nel 1653. Visse i primi mesi con la sorella Laura, ad Aix-en-Provence, poi, fino al 1655, nel convento parigino della Visitazione. Lì si dedicò allo studio del francese e della letteratura, con risultati che, pochi anni dopo, avrebbero impressionato re Luigi, suo coetaneo.
Maria trascorse il primo anno a corte appartata, a stretto contatto con una madre ancora preoccupata che la profezia del marito, deceduto nel luglio 1656, si avverasse. A fine anno, però, anche Girolama Mazzarino morì e la vita di Maria cambiò radicalmente. Nel 1657 entrò a far parte attivamente della corte di Sua Maestà, il quale allora non vedeva che sua sorella Olimpia. Tuttavia, l’intelligenza espressa dalla “pecora nera” della famiglia presto fece concentrare tutta la sua attenzione – a partire da una grande ammirazione – verso Marie.
La stima reciproca divenne, in poco tempo, qualcosa di più intenso, soprattutto da quando, nel 1658, il giovane monarca, ingerita dell’acqua infetta, rimase per giorni fra la vita e la morte. Maria gli stette accanto. Ristabilitosi, il loro rapporto cambiò e fu evidente a tutti che i pensieri del futuro Louis Le Grand erano solo per lei.
La loro relazione fu accettata dallo zio cardinale e dalla regina madre Anna d’Austria solo fino a che Maria non divenne un ostacolo per la politica matrimoniale della Corona. Si vociferava che fosse stata lei a influenzare la decisione dell’amato nel rifiutare Margherita di Savoia quale futura consorte. In realtà, a Mazarin le uniche nozze che interessavano erano quelle con l’Infanta Maria Teresa per mettere fine alla lunga guerra contro la Spagna.
Quando il futuro Roi Soleil promise la corona di Francia all’amata, Mazzarino allontanò la nipote, prima a La Rochelle e poi a Brouage. Nel congedarsi da quello che fu, per entrambi, il primo grande amore, Maria avrebbe detto una frase rimasta famosa: “Sire, voi, che siete re, piangete”. Malgrado i divieti, i due innamorati continuarono a scriversi, finché, nel 1660 Luigi, per la “ragion di Stato”, sposò Maria Teresa.
Prima di morire, Mazzarino riuscì a far maritare tutte le nipoti. Dopo aver rifiutato più volte, Maria accettò di sposare Lorenzo Onofrio Colonna, giovane rampollo della famiglia più potente di Roma e Contestabile del Regno di Napoli. La nuova Contestabilessa arrivò nella Città Eterna nel giugno 1661. Dopo un primo aborto quello stesso anno, ebbe il suo primo figlio, Filippo, nel 1663, a cui, dopo un secondo aborto, seguirono Marcantonio e Carlo nei due anni successivi.
Nonostante le restrizioni pontificie, Maria fece di Palazzo Colonna uno dei principali centri della vita mondana di Roma, con spettacoli in cui lei stessa recitava, come faceva alla corte di Francia e rinnovò il modo di vestire, anch’esso sul modello parigino. Alle feste si alternavano i viaggi, soprattutto a Venezia in occasione del Carnevale, durante il quale veniva spesso raggiunta dal fratello Filippo e dalla sorella Ortensia, in fuga da un marito oppressivo.
Furono loro – con la complicità di Filippo d’Orleans, fratello del re, e di Luigi XIV stesso – ad aiutare Maria a fuggire da Roma nel maggio 1672. Travestitesi da uomo, Maria e Ortensia si imbarcarono a Civitavecchia per arrivare a La Ciotat, Marsiglia e poi Grenoble. Maria arrivò infine da sola alle porte della capitale, ma il re si rifiutò di incontrarla e le propose di ritirarsi in un convento fuori Parigi.
Malgrado i ripetuti tentativi di convincerla a tornare a Roma, Maria proseguì la ricerca di un luogo in cui vivere liberamente. Si recò a Torino, alla corte di Carlo Emanuele II, dove trascorse cinque mesi. Inviata anche dal Duca di Savoia a riappacificarsi con il consorte, si diresse ad Anversa e Bruxelles. Dopo quasi un anno nei Paesi Bassi, nel 1678 le fu permesso di trasferirsi in Spagna.
A Madrid dovette ripetutamente resistere perché la Corona, d’accordo con il marito, avrebbe preferito per lei, ancora una volta, una vita appartata fra le mura di un convento. A ciò rispose con la fuga in svariate occasioni, creando sempre un certo scandalo. Nel 1680, all’ennesimo rifiuto di tornare a Roma – avrebbe accettato di vivere a Venezia – o di restarsene buona in un monastero, Lorenzo Onofrio la fece rinchiudere nell’Alcazar di Segovia per oltre tre mesi.
Due anni dopo la morte del marito, nel 1691 Maria tornò momentaneamente a Roma. Il cambio di dinastia – diventò re Filippo V di Borbone, nipote del Re Sole – la portò a lasciare la Spagna nel 1702. Si ipotizza che abbia trascorso i suoi ultimi tredici anni di vita viaggiando fra Italia e Francia, ancora con il permesso di Luigi XIV, a cui rifiutò un invito a recarsi a corte. Re e “quasi regina” morirono nel 1715, a pochi mesi di distanza: l’8 maggio lei, il 1° settembre lui. La sua ultima tappa era stata Pisa, dove ancora oggi, nella Chiesa del Santo Sepolcro, sulla sua tomba si legge: “Maria Mancina Colonna. Pulvis et cinis.”.
Le ragioni della sua fuga non sono ancora del tutto chiare. Avuto il terzo figlio, Maria chiese al marito di non averne più perché un altro parto avrebbe messo a repentaglio la sua vita. Non si sa se ciò sia dovuto al fatto che l’ultimo fu particolarmente difficile o perché avesse scelto di seguire una sua interpretazione degli astri, di cui era a tal punto conoscitrice d’aver scritto due trattati di “astrosofia”. Il marito reagì trovandosi delle amanti, cosa di cui la più nota mazarinette era ben a conoscenza. Forse credeva che lui volesse toglierla di mezzo, dato che, settimane prima della fuga, si ammalò tanto gravemente da pensare a un avvelenamento.
Nelle lettere al Re Sole – a conoscenza del piano e, da allora, sua principale fonte di protezione e sostentamento – Maria esprime la volontà di parlare del motivo della fuga solo di persona. Nemmeno dalle epistole al marito – tutte con un tono assai pacato e di grande rispetto – si comprende la vera ragione di quel cambio di vita, se non quella di voler proteggere se stessa.
Maria passò tutta la sua esistenza a proteggere se stessa da chi l’avrebbe voluta rinchiusa e obbediente: genitori, marito, re, corti, papi. Lei invece fece sentire sempre forte la sua voce; come quando, diffusasi una sua autobiografia falsa, rispose pubblicandone un’altra (1677) che chiarisse cosa fosse successo veramente nella sua vita fino all’arrivo in Spagna. E alla fine riuscì a ottenere quello che aveva sempre voluto: rimanere libera.