Occhi neri, lingua umida, organo sessuale piccolo e ben proporzionato. Questi sono alcuni dei 32 tratti della perfezione necessari per diventare Kumari, dea bambina venerata in Nepal.
È il 1952, quando, a soli due anni, Dhana è scelta come Kumari di Patan (Lalitpur), sua città d’origine. In quanto tale, da questo momento, è considerata una dea vivente.

La Kumari è l’incarnazione della dea Taleju, una dea hindu che racchiude in sé il sakti, la suprema energia femminile che governa l’universo. Il suo compito è proteggere la città ed estendere il suo terzo occhio, che vede passato, presente e futuro. Ha il potere di curare malattie, rimuovere gli ostacoli e donare felicità.

L’origine del culto delle Kumari in Nepal è ancora avvolta in leggende e mistero. La storia più diffusa attribuisce all’ultimo re Malla di Kathmandu, Jaya Prakash, che regnò nel XVII secolo, l’istituzione della prima Kumari.
Secondo la leggenda, il re era solito lasciare il palazzo nel cuore della notte per raggiungere la dea Taleju. Lontano dagli sguardi della corte, i due trascorrevano il tempo giocando a dadi. Per anni questi incontri rimasero segreti, finché una notte la regina, insospettita dalle frequenti assenze del marito, decise di seguirlo. Quando furono scoperti, la dea scomparve immediatamente. Tempo dopo, Taleju riapparve in sogno al re e gli annunciò che non sarebbe più tornata. Avrebbe continuato a proteggere il regno incarnandosi, di volta in volta, in una giovane vergine. Per questo il sovrano avrebbe dovuto costruirle un tempio, il Kumari Ghar, e venerarla in quella forma.
Nel corso dei secoli il culto si è esteso e oggi nella valle di Kathmandu esistono diverse Kumari viventi, tra cui quelle di Kathmandu, Patan, Bhaktapur.

Oltre a particolari tratti fisici, esistono altri criteri che, nel 1952, guidano il comitato di sacerdoti e astrologi reali nella scelta di Dhana come candidata. Tra queste, l’appartenenza alla casta Shakya della comunità Newar, composta storicamente da orafi e argentieri. La fase conclusiva della consacrazione a Kumari si svolge, come consuetudine, durante il Kalratri, o “notte nera”. In questo contesto rituale, a Dhana viene richiesto di muoversi in una stanza buia allestita con teste di bufalo, utilizzate nei sacrifici, illuminate da candele. La prova consiste nel dimostrare autocontrollo e assenza di paura, qualità ritenute essenziali. Dhana la supera.

Al contrario della Kumari di Kathmandu, che risiede in un tempio, il Kumari Ghar, quella di Patan continua a risiedere nella propria abitazione. La vita di una dea bambina è molto isolata. A Dhana non è permesso lasciare la sua abitazione, non viene istruita a leggere o scrivere. Le giornate si susseguono l’una simile alle altre, in una routine fissa. Si sveglia, indossa una gonna rossa ricamata, i capelli vengono raccolti in uno chignon. Poi le viene truccato il volto: gli occhi con una matita nera mentre la fronte è colorata di rosso con al centro il disegno del terzo occhio.
Una volta pronta, Dhana viene portata in braccio fino alla sala delle cerimonie, dove prende posto sul seggio a lei riservato. I suoi piedi non possono mai toccare terra, poiché anche il suolo, come lei, è considerato sacro.

Durante il Kumari Puja, l’“adorazione della vergine”, i devoti si avvicinano per offrire doni. In risposta, lei pone sulla loro fronte il tilaka di polvere, simbolo dell’unione tra la loro anima e quella della dea Taleju. Nel corso della cerimonia, le emozioni della bambina devono rimanere sotto controllo. Si dice che se la Kumari ti guarda negli occhi e sorride, morirai entro qualche giorno. Se non assaggia il cibo che le hai portato, avrai problemi finanziari. È di buon auspicio, invece, se resta impassibile.

Una Kumari, tradizionalmente, mantiene il proprio ruolo solo fino alla prima mestruazione, momento in cui la dea Taleju abbandona il suo corpo e il sakti, la suprema energia femminile, viene persa. La bambina smette così di essere l’incarnazione di una divinità femminile proprio nel momento in cui diviene donna.
Nel caso di Dhana, tuttavia, le mestruazioni non arriverrano mai. Per questo motivo, rimane la Kumari ufficiale di Patan fino a oltre i trent’anni. Solo nel 1984, Dhana viene sostituita, contro la sua volontà, su ordine del principe ereditario Dipendra. «Come può una ragazza così grande essere ancora Kumari?» avrebbe commentato il principe tredicenne.

Trent’anni dopo, in un’intervista Dhana dichiarerà:

Non aveva alcuna ragione per sostituirmi. Ero un po’ arrabbiata. Sentivo che la dea risiedeva ancora dentro di me.

Nel tentativo di giustificarne la destituzione, i sacerdoti la convocano al tempio per un’ispezione. Tuttavia, non emergono segni evidenti che possano squalificarla: nessun sanguinamento, nessuna traccia di mestruazioni. Viene riscontrato soltanto un lieve graffio sull’orecchio. È abbastanza. Si decide che non può più continuare a regnare. Una nuova dea bambina viene eletta per sostituirla formalmente.

Se è poco conosciuta la vita delle Kumari in quanto dee, ancora meno lo è quella una volta tornate comuni mortali. Per molto tempo, dopo la loro deposizione, venivano chiuse nelle loro case in solitudine. Raramente si sposavano perché si credeva portasse mala sorte allo sposo.

Oggi, si trovano alcune testimonianze sparse, rilasciate in qualche intervista, che raccontano il loro ritorno alla normalità. Molte lo vivono con disorientamento. In pochi giorni passano da essere dee viventi venerate a comuni ragazze, con tutte le responsabilità e i problemi che ne conseguono.

Quando sono tornata mortale e sono andata a scuola ho avuto uno shock. Non sopportavo di essere trattata come gli altri. Quando ero una dea, il mio insegnante mi diceva: “Sua santità gradirebbe onorarmi facendo qualche moltiplicazione?”
Preeti Shakya (Kumari di Kathmandu 2001-2008)

Anche se spesso sono proprio le cose più piccole e comuni a dare problemi.

Le auto, i motorini, non li avevo mai visti prima e mi terrorizzavano.
Matina Shayka (Kumari di Kathmandu 2008-2017)

Deposta dal ruolo di Kumari ufficiale, Dhana decide comunque di continuare a vivere la vita che ha sempre conosciuto e che le era stata imposta fin da bambina. Rifiutandosi di abbandonare i suoi doveri, continua a ricevere i devoti, in una stanza separata della sua casa. È proprio in questa stanza che trascorre gran parte dei suoi anni seguenti, senza mai uscire, se non per festività religiose a cui viene portata su una portantina di legno.
È il terremoto del 2015 l'unico a convincerla a camminare per le strade, per la prima volta sui suoi piedi, in 65 anni.

«Non avevo mai pensato di uscire fuori di casa» commenta Dhana in un'intervista per il The Guardian dello stesso anno, «probabilmente gli dei sono arrabbiati perché le persone non rispettano più le tradizioni come una volta».

Il terremoto del 25 aprile è devastante per il Nepal, ha una magnitudo di 7.8. Mentre la casa trema violentemente, la famiglia di Dhana rimane all’interno, aspettando di vedere se la Kumari romperà la tradizione e uscirà con loro.

Ad oggi, Dhana è la più longeva Dea vivente ed è venerata con lo stesso rispetto riservato alla Kumari ufficiale. La racconta così sua mamma: «Non è triste di non poter uscire, conosce già tutto di ciò che accade fuori. Vede tutto. Vede il futuro».
Il mondo esterno è molto cambiato, la routine di Dhana, invece, è rimasta la stessa. Continua a svolgersi secondo un rigido rituale di preparazione e culto. La sua unica concessione alla modernità è la sua passione per la televisione, in particolare, le soap opera e i drammi mitologici indiani. Nel 2001, sua nipote, Chanira, è stata scelta come Kumari. Dhana l’ha guidata nel processo. Oggi ha 31 anni e studia Business administration all’università di Kathmandu.

Sulle Kumari ci sono diversi documentari, materiali divulgativi. Trovare una biografia singola e completa è invece difficile. Questo mostra un dato significativo: collettivamente sono percepite come ruolo o, ancora peggio, come attrazione turistica, raramente come persone. Da qui l’esigenza di guardare alla vita vissuta, il corpo. Di dare una voce e costruire una biografia continua, di Kumari, ma prima ancora di bambina e poi donna.

Dhana è una delle poche ex Kumari di cui sia possibile delineare un percorso di vita relativamente completo. Di molte altre rimangono soltanto fotografie, brevi articoli o testimonianze risalenti agli anni in cui erano considerate dee viventi. Anche nel caso di Dhana, gran parte dell'attenzione mediatica si concentra su due eventi particolari: la sua decisione di abbandonare l'isolamento durante il terremoto del 2015 e il fatto di non aver mai avuto le mestruazioni.

Lista dei 32 tratti della perfezione:
- Collo come una conchiglia
- Corpo come un albero di banyan (albero tropicale)
- Ciglia come quelle di una mucca
- Cosce come quelle di un cervo
- Torace come quello di un leone
- Voce dolce e limpida come quella di un'anatra
- Pelle senza imperfezioni
- Un'unica dentatura completa
- Capelli neri e lucenti
- Mani e piedi morbidi e umidi
- Lingua piccola e ben proporzionata
- Denti allineati in modo uniforme
- Occhi grandi e neri
- Fronte liscia e senza rughe
- Vita sottile
- Quaranta denti integri e non spezzati
- Organo sessuale piccolo e ben proporzionato
- Corpo armonioso e perfettamente simmetrico
- Attaccatura dei capelli dritta e regolare
- Nessun segno, cicatrice o imperfezione sul corpo
- Temperamento calmo e impavido
- Non mostra mai paura, nemmeno alla vista del sangue
- Comportamento freddo e composto
- Pazienza anche sotto pressione
- Coraggio nelle situazioni difficili
- Personalità equilibrata e concentrata
- Cuore generoso e compassionevole
- Nessuna storia di malattie gravi
- Assenza di odore corporeo
- Capacità di rimanere immobile e composta durante il processo di selezione.
- Non ha ancora avuto le mestruazioni
- Vergine




Voce pubblicata nel: 2026

Ultimo aggiornamento: 2026