In una fredda mattina del gennaio 1942, la giovane scrittrice Carla Simons si trova nella casa di Noorder Amstellaan 181 ad Amsterdam. Siede a un tavolo e decide di affidare la sua vita a un diario. La stanza piena di libri è illuminata dal sole, un’oasi di pace nella sconfortante desolazione che dilaga intorno. E qui, in questa stanza per sé, comincia a scrivere quelli che sarebbero stati gli ultimi momenti della sua vita, prima di essere deportata e uccisa.

C’è un albero davanti alla finestra. Allungo la mano e tocco uno dei ramoscelli più alti. Mi aggrappo ad esso, sento il ramo bagnato, il suo nero bagliore. Percepisco la vita che esitante comincia a gonfiarsi. Non sono più sola, così legata all’albero a cui somiglio: i piedi radicati nella terra in attesa, le braccia desideranti protese alla primavera che si avvicina. Non è forse sbagliato misurare le cose in base alla loro durata, piuttosto che soppesarne l’intensità?”.1

Le sue parole giungono sino a noi grazie al Diario, scampato all’oblio, travolgendoci con la loro forza espressiva e con uno stile che abbraccia la poesia, diventando, al contempo, testimonianza di uno spaccato terribile della storia del Novecento e frammento di vita interiore toccante e prezioso. Attraverso le pagine, Carla Simons offre uno sguardo intimo e diretto di un’epoca e di un luogo: la Amsterdam occupata dai nazisti.
Caroline Josephine Sophie Simons nasce ad Amsterdam il 29 aprile 1903, figlia di Josephus Andries Simons e Sophia Christina Jacobs. Sua sorella, più grande di quattro anni, si chiama Rachel Carolina Emanuella, detta Ellie.

Carla trascorre l’infanzia ad Anversa; la famiglia si trasferisce in Olanda nel 1914, quando il padre ottiene un posto di lavoro come contabile in una fabbrica di abbigliamento. Ha undici anni e viene iscritta alla Scuola civica superiore, conclusa la quale si iscrive all’Università di Amsterdam, specializzandosi in Lingua e cultura italiana. Nel 1926, a soli ventitré anni, esordisce con il suo primo romanzo Preludio. Amori segreti; nel 1930 viene pubblicato il romanzo Lea. Episodi della vita di una donna. Scrive poi un racconto per bambini: Snip, Snap e Snavelmond viaggiarono per il mondo nel 1932 e Voglio vivere nel 1939.
Carla ama scrivere e si dedica anche alla traduzione letteraria dall’inglese, dal francese e dall’italiano. Nel 1930 traduce Verginità di Fausto Maria Martini, romanzo scritto dopo l’esperienza della Grande Guerra; nel 1939 cura Un’Olanda fra due orari e ritorno via Bruges di Lionello Fiumi, poeta e scrittore italiano. Nel 1945 esce postuma la sua traduzione di Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro.
Risale al 1925 l’incontro con il grande amore della sua vita, il professore di Lingua e Cultura italiana nelle Università di Amsterdam e Utrecht, Romano Nobile Guarnieri. Quest’ultimo, maggiore di lei di vent’anni, è stato un personaggio noto nell’ambiente culturale italiano del primo Novecento, amico di intellettuali come Palazzeschi, Rebora, Marinetti e Ungaretti.

L’amore di Carla per Romano è totalizzante. Nel 1927 lascia la dimora dove abita con la sua famiglia per andare a vivere con il carismatico professore nella casa in via Noorder Amstellaan. Lui vive separato dalla moglie: a quell’epoca non poteva divorziare, e di fatto conviveva da tempo con Carla. Da questo legame germoglia in lei un amore sconfinato per le bellezze paesaggistiche e artistiche italiane; tra il 1929 e il 1934 visita, accompagnata da Romano, la Costiera amalfitana, Venezia, Firenze e Perugia.

Intanto, gli anni volano e la vita degli ebrei olandesi cambia di giorno in giorno, l’occupazione nazista procede invasiva e opprimente. L’avanzata nazista è un’oscurità feroce che inghiottisce tutto.

Sto a casa da sola tutto il giorno, molti dei miei amici sono stati portati via, imprigionati, costretti a scomparire dalle loro esistenze. […] Tutto intorno a me si sta svuotando. Non sempre ho la forza di trarre ispirazione da me stessa. Intoccati giacciono i miei grossi libri. Il loro spirito non soffia sui miei stanchi pensieri, non c’è scintilla che riaccenda le cose in me latenti. […] Una depressione mortale schiaccia ogni cosa. L’oppressione, la reclusione, l’angoscia ci spingono in una disperazione dove qualsiasi normale rilassamento sembra irraggiungibile. Stanotte ho sognato di camminare tra i boschi. Splende il sole, gli alberi diventano verdi. Sono una persona libera e mi godo l’aria, l’alto cielo. Un sogno infantile.2

Lo sguardo di Carla si appella alla speranza e trova riparo nella gratitudine per le piccole cose e gli animali. Tale atteggiamento si sposa con un netto rifiuto dei “valori” del possesso e del denaro che per lei, come per Anna Maria Ortese, incarnano i mali del mondo. La scrittrice olandese si sofferma sui minuscoli dettagli capaci di destare ancora stupore, consegnando i suoi pensieri e quel che vive alla cura delle parole. Il conforto dell’arte, della natura e della letteratura sono per Carla lenimento alle atrocità che la circondano e nutrimento per l’anima, espediente per andare avanti quando la tristezza la assale.

Essere in grado di aspettare. Riuscire a essere pazienti. Saper sopportare la solitudine, come dice Rilke. È così che cambiamo, così maturiamo, così fa spazio in noi qualcosa di nuovo, che è necessario per dar forma a ciò che verrà. Non possiamo affrettare nulla. Questo periodo di inerzia passerà. È triste, estenuante e debilitante sentire il nostro dinamismo svanire. Ma la vita recupererà terreno. La vita è più forte di questa temporanea stagnazione. Saper acconsentire e accettare.3

In quei giorni di “calma ingannevole”, Carla sente che qualcosa si è rotto, ciò che c’era prima è stato travolto: è imminente un cambiamento. La sua angoscia difficilmente trova riparo e accudimento. Per fortuna ci sono i libri e la musica: Dostoevskij, Dante, Rilke e Shakespeare, Bach e Debussy, Beethoven e Chopin; c’è l’autobiografia da tradurre di Benvenuto Cellini, impulsi per desiderare e sognare ancora.

Ma la casa offre ancora sicurezza? Prima, per un bambino, i concetti di ‘padre’ e ‘madre’ erano simbolo di sicurezza. Ora sa che non c’è più ‘casa’. Che potrebbe essere travolto in qualsiasi momento, proprio tra le mura di casa. Che i genitori vengono deportati, i figli separati dal padre e dalla madre. Padre e madre non significano più sicurezza e fiducia. C’è solo violenza imminente da cui nessuno può proteggerci, per cui, sulla terra, per noi non c’è riparo. Cose inesorabili.4

Nel 1943, la scrittrice olandese è ormai a tutti nota come Carla Guarnieri. L’Italia è ben disposta ad accoglierla, nonostante sia ebrea, perché il professore Romano Guarnieri era riuscito, in un primo momento, a tenerla lontana dalla ferocia del regime nazista grazie ai rapporti che aveva intessuto con i diplomatici italiani. Con l’emanazione delle leggi razziali, a cui Gualtieri si oppose, gli eventi mutarono e la sua compagna fu arrestata, per la prima volta, il 3 agosto 1943, seppur liberata il giorno successivo. Un mese dopo, la Gestapo la preleva di nuovo con un ordine di cattura che reca la firma di Adolf Eichmann.

Il 28 ottobre 1943 Carla Simons viene deportata nel campo di Westerbork, un campo di transito, lo stesso dove nel dicembre del 1942 la scrittrice Etty Hillesum decise volontariamente di rimanere per aiutare la sua gente, in special modo i malati, rifiutando fino alla fine di salvarsi e fuggire da quell’orrore. Hillesum nel suo Diario scrive: “Se Dio decide che io abbia tanto da fare, bene, allora lo farò, dopo essere passata per tutte le esperienze per cui possono passare anche gli altri. (…) E se non potrò sopravvivere, allora si vedrà chi sono da come morirò.”5

Carla fu portata nella caserma penale, nella nota “Baracca 67”, e rimase rinchiusa in questo limbo per circa tre settimane. Fu poi ammassata sul vagone che la portò ad Auschwitz il 16 novembre 1943. Chissà se gli sguardi di Etty Hillesum e di Carla Simons si sono mai incrociati: morirono entrambe nel novembre 1943, nello stesso inferno, Auschwitz.

Il Dagboek 1942 (Diario 1942) di Carla Simons ha avuto una storia travagliata. Prima della deportazione di Carla, fu affidato a Romano Guarnieri (morto nel 1955 a Perugia) e ai suoi familiari. Arrivò alla casa editrice Contact di Amsterdam nel 1945, la stessa che nel 1947 pubblicò il Diario di Anne Frank, ma non fu pubblicato fino al 2014, per la casa editrice Noord-Holland Uitgeverij. Il Diario 1942 fu a lungo dimenticato, fino a quando una copia del dattiloscritto giunse, insieme ai discendenti della famiglia Simons, negli Stati Uniti, dove oggi è custodita da Olga Kan-Kok e sua figlia Mirjam Kan. Le due hanno affidato il volume allo storico Erik Schaap, curatore della prima pubblicazione olandese settant’anni dopo la sua stesura, nel 2014. Un’altra copia del dattiloscritto è giunta a Romana Guarnieri, figlia di Romano, storica e nederlandista, ed è conservata nel Fondo presso l’Istituto Veritas Splendor della Fondazione Lercaro di Bologna. Nel 2022 il Diario è stato pubblicato in Italia per la casa editrice Edizioni Storia e Letteratura, a cura di Francesca Barresi, con il titolo La luce danza irrequieta. Diario 1942-1943.

Alcune delle memorie di Carla Simons sono inoltre custodite presso il Museo Storico Ebraico di Amsterdam: tre romanzi, un dattiloscritto, tre poesie manoscritte, alcune foto di Carla e una lettera redatta dalla madre.6

Il diario si conclude nel maggio 1943. La scrittrice sente di doversi preparare, sente che il momento è ormai giunto. Pensa di fare le valigie e lasciare la sua casa. Persa in questi pensieri soffocanti, e nonostante i dubbi sul domani, con il cuore colmo di pace e di fiducia, termina il diario con un’ultima annotazione, dal Vangelo di Luca: “Ed Egli si separò da loro a circa un tiro di sasso, si inginocchiò e pregò, dicendo: ‘Padre, se vuoi, allontana da me questo calice, tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà’”.7

Note

1 Carla Simons, La luce danza irrequieta. Diario 1942-1943, a cura di Francesca Barresi (pag. 7); per la traduzione dall’olandese di Lisa Visani Bianchini, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2023.

2 Carla Simons, La luce danza irrequieta. Diario 1942-1943, a cura di Francesca Barresi (pag. 95); per la traduzione dall’olandese di Lisa Visani Bianchini, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2023.

3 Carla Simons, La luce danza irrequieta. Diario 1942-1943, a cura di Francesca Barresi (pag. 39); per la traduzione dall’olandese di Lisa Visani Bianchini, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2023.

4 Carla Simons, La luce danza irrequieta. Diario 1942-1943, a cura di Francesca Barresi (pag. 71); per la traduzione dall’olandese di Lisa Visani Bianchini, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2023.

5 Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, Milano 2004, pag. 168.

6 Vedi Postazione in Carla Simons, La luce danza irrequieta. Diario 1942-1943, a cura di Francesca Barresi per la traduzione dall’olandese di Lisa Visani Bianchini, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2023 e https://www.joodsmonument.nl/nl/page/355347/carla-simons-1903-1943

7 Carla Simons, La luce danza irrequieta. Diario 1942-1943, a cura di Francesca Barresi (pag. 105); per la traduzione dall’olandese di Lisa Visani Bianchini, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2023.





Voce pubblicata nel: 2023

Ultimo aggiornamento: 2026