Norma Parenti nasce il 1° giugno 1921 nei dintorni di Monterotondo Marittimo, in provincia di Grosseto, da Estewan, muratore originario di Volterra, e Roma Camerini di Suvereto (Livorno). La famiglia si trasferisce a Massa Marittima quando Norma ha due anni; lì apre una trattoria chiamata “Roma”, come la madre. Norma è la più giovane di cinque figli. L’ambiente familiare è caratterizzato da vivaci differenze ideologiche ma anche da una forte coesione: il padre è vicino agli ideali socialisti, la madre pratica una salda fede cattolica. Norma cresce nell’Azione Cattolica, insegna il catechismo ai ragazzi e partecipa alle attività della trattoria di famiglia. Coltiva interesse per il lavoro sartoriale, ha un'inclinazione naturale per la didattica, mostra fin da giovane una personalità vivace, curiosa e determinata.
Nel 1941 Norma si trasferisce a Siena per un periodo di probandato presso l’Istituto Santa Regina, diretto dalla contessa Bianca Maria Piccolomini Clementini. L’esperienza con le sorelle laiche la lascia profondamente segnata e le suscita il desiderio di entrare nel noviziato. Problemi di salute la costringono però a rientrare a Massa Marittima, interrompendo il percorso religioso formale. La sua spiritualità rimane un elemento centrale della sua vita e sarà strettamente collegata al successivo impegno civile.
All’inizio del 1942 Norma incontra Mario Pratelli, impiegato alla miniera di Niccioleta; i due si sposano il 31 marzo 1943 e si trasferiscono ad Agordo dove Mario è richiamato militare. Norma rimane incinta e rientra a Massa quando la situazione bellica precipita, dopo l’8 settembre 1943. Il disfacimento dell’esercito italiano e la presenza tedesca rendono la vita sempre più pericolosa per chi è ritenuto renitente o sospetto. Mario sceglie di unirsi ai partigiani e si rifugia nelle formazioni della zona mentre Norma dà alla luce il figlio Alberto Mario il 29 dicembre 1943.
A Massa Marittima si forma sin dall’autunno 1943 un nucleo del Comitato di Liberazione Nazionale e nasce una delle prime formazioni partigiane italiane, la Banda del Massetano, che nel gennaio 1944 diventerà la III Brigata Garibaldi “Camicia Rossa”. Norma partecipa attivamente alla Resistenza: offre rifugio, cura i feriti, svolge servizi di collegamento e aiuto logistico, trasporta messaggi e materiali, protegge renitenti e perseguitati e convince molti soldati dell’esercito tedesco a disertare; azioni che ricorrono nelle biografie di molte altre donne che hanno preso parte alla Resistenza. Il suo impegno si manifesta come espressione congiunta di fede, carità e forte senso di giustizia.
L’8 maggio 1944 il giovane partigiano Guido Radi, nome di battaglia “Boscaglia”, viene catturato, ucciso e vilipeso da una squadra fascista; il suo corpo viene esposto sulle scale del Duomo di Massa. Norma, con altre donne del paese, decide di dare degna sepoltura al ragazzo nonostante i divieti e i rischi. Insieme ad Assunta Filippi, Sara Sereni e Uliana Marliani, sue compagne di lotta al fascismo, insieme ad Anita Predieri, Siria Sereni e Maria Lippi (cfr. “Norma e le compagne. Norma, Anita, Assunta, Maria, Sara, Uliana, Aida, Fidelia” di Cocolli e Sozzi), veglia la salma e organizza in segreto il trasferimento dei familiari del partigiano perché possano partecipare ai funerali, assumendo un ruolo pubblico e coraggioso di contrasto alla violenza fascista.
Il 23 giugno 1944, mentre la repressione nella zona è intensa e poco dopo una serie di rastrellamenti e azioni che hanno già causato molte vittime civili (cfr. “Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia”), Norma viene vista muoversi in città presumibilmente al ritorno da un contatto con i partigiani. Avendo percezione di essere seguita, trova rifugio momentaneo presso l’abitazione di un’amica sarta ma qualche ora dopo un gruppo di soldati tedeschi e militi fascisti la preleva insieme alla madre per condurla verso un luogo di esecuzione. Durante il trasferimento una cannonata alleata li colpisce provocando vittime e feriti; Norma viene però catturata e portata al podere Coste Botrelli. Le testimonianze riferiscono che le sue ultime parole furono: «Comandante mi lasci, ho un bimbo al petto!». La perizia medica rivelò che la morte avvenne per un colpo d’arma da fuoco e una ferita da arma da taglio al cuore. L’omicidio non è stato oggetto di un successivo processo che accertasse responsabilità e giustizia.
A proposito del suo funerale, un documento riporta:
Tre giorni dopo la sua morte, Massa Liberata le tributò gli estremi onori. La sua bara, avvolta nel tricolore, sfilò per le vie cittadine seguita da una folla commossa. Le cannonate americane che inseguivano ancora gli ultimi assassini in fuga furono la sua marcia funebre. Era la marcia più bella; era l'espressione della sua volontà che noi udivamo ancora adesso. I nostri occhi piangevano libere lacrime.1
Il 22 settembre 1944 un gruppo di cittadine massetane vicine al Partito Comunista Italiano, fra le quali erano presenti le sue compagne di lotta, chiede ufficialmente la Medaglia d’Oro al Valor Militare per Norma Parenti per il coraggio dimostrato nella lotta per la libertà. La proposta, indirizzata a Mauro Scoccimarro del PCI nazionale e futuro ministro dell’Italia liberata, viene accolta e Norma entra nell’elenco delle 19 donne partigiane italiane insignite della massima onorificenza militare.
Nell’aprile 1945 per iniziativa dell’UDI si tenne a Massa Marittima una manifestazione commemorativa alla presenza dei genitori della giovane partigiana e di Rita Montagnana e Carmen Emiliani, autorevoli politiche — tra l'altro mogli, rispettivamente, di Togliatti e Nenni.
La sua storia documenta come molte donne abbiano agito attivamente nella lotta al nazifascismo spesso per mezzo di una rete di relazioni femminili, con atti di cura, protezione, collegamento e civile disobbedienza, a volte subendo rappresaglie senza che responsabilità e processi abbiano reso piena giustizia. La medaglia d’onore contribuisce così a recuperare la memoria collettiva della Liberazione.
La motivazione della Medaglia d'oro al Valor Militare recita:
Giovane sposa e madre, fra le stragi e le persecuzioni, mentre nel litorale maremmano infieriva la rabbia tedesca e fascista, non accordò riposo al suo corpo né piegò la sua volontà di soccorritrice, di animatrice, dì combattente e di martire. Diede alle vittime la sepoltura vietata, provvide ospitalità ai fuggiaschi, libertà e salvezza ai prigionieri, munizioni e viveri ai partigiani e nei giorni del terrore, quando la paura chiudeva tutte le porte e faceva deserte le strade, con l’esempio di una intrepida pietà donò coraggio ai timorosi e accrebbe la fiducia ai forti. Nella notte del 22[sic] giugno, tratta fuori dalla sua casa, martoriata dalla feroce bestialità dei suoi carnefici, spirò, sublime offerta alla Patria, l’anima generosa. Massa Marittima giugno 1944.
Cocolli, N. Pagni, A.R. Tiezzi, “Norma Parenti. Testimonianze e memorie”, Effigi, Arcidosso 2014. Cocolli, M. Sozzi, “Norma e le compagne”, Strade Bianche di Stampa Alternativa, Pitigliano 2023.
Groppi, “Un angelo a Massa Marittima… Norma Parenti (1.6.1921-23.6.1944 Medaglia d’oro al Valor Militare”, Peccioli 2004.
O. Negrini, S. Zanelli, “L’ultimo giorno insieme a Norma Parenti”, Siena 2023.
Vedi anche:
M. EMMANUELLI, “Il sole, il respiro, il colore dell’aria. 19 donne decorate con Medaglia d’Oro al Valor Militare (1943-1945)”, Biblion 2020.
T. FERRETTI (a cura di), “Gli scioperi del ‘43-’44. Attiviste e militanti dall’antifascismo alla Liberazione”, enciclopedia delle donne 2025.
Voce pubblicata nel: 2025