Luisa Nemez Bernardinello nasce a Trieste il 7 giugno 1925. Il padre, Dante Bernardinello, muore quando lei ha cinque anni, ed è la madre, Maria Bidoli, a crescere lei e suo fratello minore, Bruno. Maria lavora in una latteria, ed è proverbiale la sua estrema generosità verso i tanti clienti che versano in difficoltà economiche, nella Trieste a cavallo tra le due guerre. Per questa ragione, tra prodotti regalati e anticipi non restituiti, la latteria fallisce e chiude. Maria si risposa, ma rimane nuovamente vedova del secondo marito negli anni Quaranta.
Luisa, durante l’infanzia e l’adolescenza, vive in casa anche con due cugini più giovani, trasferitisi da loro in seguito alla morte di una sorella di Maria. A Trieste frequenta le scuole elementari, le medie e poi, durante la Seconda Guerra Mondiale, consegue il diploma di Magistero per materie tecniche con insegnamento presso scuole medie statali e private. Un rimpianto che sottolineerà per tutta la sua lunga vita è quello di non aver potuto proseguire gli studi come avrebbe desiderato.
Per contribuire alla difficile situazione economica familiare, Luisa svolge vari mestieri a partire dalla fine della guerra, da assistente alla poltrona presso uno studio dentistico a segretaria di un avvocato. Si diploma inoltre come Infermiera Volontaria della Croce Rossa Italiana.
Inizia poi la sua collaborazione con l’agenzia giornalistica “Astra”, dove conosce il futuro marito, il ragioniere Alfredo Nemez: lei lavora lì come segretaria, e lui come giornalista. Luisa e Alfredo si sposano nel 1955. Dopo un decennio in cui il lavoro le era stato fondamentale per vivere e per aiutare la famiglia, Alfredo le chiede di limitarsi al ruolo casalingo, venuta meno l’urgenza economica che aveva caratterizzato i precedenti anni. Luisa soffre questa costrizione, ma, com’era consueto per molte donne in quel periodo storico, la accetta.
Negli anni seguenti al matrimonio, nascono i due figli della coppia, Alessandro e Manuela.
Quando l’agenzia Astra chiude, è Alfredo a ritrovarsi senza fisso impiego, e a quel punto per Luisa è necessario tornare a lavorare. Alfredo avvia un’impresa di vendita di carta fotografica proveniente dalla Jugoslavia, che compra e poi rivende ai vari negozi di fotografia della regione. Luisa, guidando con dimestichezza l’automobile, lo aiuta effettuando per tutta la regione consegne di pacchi di carta fotografica.
Verso l’inizio degli anni Settanta, una sua cara amica si ammala di neoplasia della mammella, e Luisa si rende conto che, al di là del trattamento medico per risolvere la problematica, non c’era un’adeguata assistenza post ricovero. Insorgevano, nelle donne operate, vari problemi collaterali, tra cui il gonfiore al braccio. Per aiutare l’amica e per curiosità personale, Luisa inizia a lavorare presso il centro tumori della città in ambito riabilitativo, per risolvere il problema dell’edema post-intervento. A metà anni Settanta, già cinquantenne, si ritrova a studiare per approfondire la conoscenza della fisioterapia.
Arriva così all’ideazione e poi alla fondazione dell’ANDOS, Associazione Nazionale Donne Operate al Seno, nel 1976, con il nome di Centro Riabilitazione Mastectomizzate. Il Professor Piero Pietri, all’epoca primario della semeiotica chirurgica triestina, già impegnato nell’associazionismo in ambito oncologico, aderisce fin da subito all’iniziativa, e diventa il Presidente nazionale, mentre Luisa Nemez diventa Coordinatrice.
È solo l’inizio di un movimento che ha portato, da quel momento ad oggi, all’apertura di decine di centri ANDOS in tutta Italia. Luisa ha collaborato direttamente con la maggior parte di questi centri. Studiando la parte anatomica dei linfatici, Luisa vuole brevettare il suo sistema di linfodrenaggio per migliorare la riabilitazione post-intervento, e in questo viene aiutata dal marito Alfredo, che progetta e poi brevetta una macchina che svolge una funzione pratica per il linfodrenaggio.
Il Centro ANDOS non si limita ad un supporto fisico, per queste donne, ma anche emotivo. Luisa organizza corsi di ginnastica, di nuoto, crociere estive a buoni prezzi, cerca costumi da bagno che possano far sentire a proprio agio le donne operate. Molto spesso, queste tornano poi ad aiutare le nuove arrivate, che si trovano nella delicata situazione della malattia e del post-intervento a loro volta. Per tante di loro, nell’ambito di questo momento molto difficile, si apre così un mondo di nuove relazioni, anche fuori da casa.
Le volontarie realizzano anche vestiti, parrucche e costumi con cui poi sfilano, a ribadire l’orgoglio femminile anche di un corpo colpito dalla malattia. A dicembre, ogni anno, nella sede dell’associazione di Via Udine si tiene inoltre il mercatino natalizio con oggetti creati dalle volontarie, e i ricavati delle vendite vanno ad aiutare il bilancio annuale dell’associazione.
L’ANDOS si inserisce così in un filone di associazioni italiane nate con la stessa missione di assistenza alle malate, come “Attivecomeprima”. Il mutuo aiuto, un’ideale di sorellanza e comunità anima questi progetti che nascono spesso dal basso, e si fanno strada in un’Italia in costante cambiamento medico e sociale, tra gli anni Settanta ed Ottanta.
Per raccontare al meglio le diverse attività dell’associazione, Luisa fonda ad inizio anni Novanta “La voce”, il giornale dell’ANDOS di cui è direttrice responsabile. Si tengono inoltre, per diversi anni, le giornate “Nuova primavera di vita”, con incontri e conferenze inerenti all’associazione e alle tematiche collegate.
Tramite le attività dell’ANDOS (nomenclatura che in seguito, per la sede triestina, verrà modificata in ADOS), la popolarità di Luisa Nemez in città cresce, e per lei arriva anche una parentesi di impegno politico: le viene proposto di candidarsi alle elezioni comunali con la DC. Eletta in consiglio comunale nel 1988, ha avuto l’incarico di assessore all’anagrafe per il mandato del sindaco Franco Richetti. Diventa anche Consigliere della Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato di Trieste.
Nel 1990, costituisce l’associazione “Area Salute Donna”, un progetto finalizzato alla salute globale della donna.
Per colmare un vuoto di assistenza ai cittadini, di cui si rende conto lavorando a stretto contatto con le persone, nel 1991 Luisa istituisce l’OTC, Organizzazione Tutela Consumatori del Friuli-Venezia Giulia, di cui è la presidente. L’obiettivo è raccogliere dalla cittadinanza segnalazioni inerenti ad ingiustizie e soprusi di carattere economico, che arrivano a lei e alle sue collaboratrici. Il supporto legale e tecnico arriva da pool di avvocati e commercialisti che, gratuitamente, aiutano a risolvere queste problematiche. Viene aperta così anche una sede per l’OTC, sempre in Via Udine (si sposterà poi, per gli ultimi anni di attività, in Via Rittmeyer).
Dal 1993, e per circa venticinque anni, Luisa tiene una rubrica fissa sul quotidiano “Il Piccolo” di Trieste, sempre con l’obiettivo di informare consapevolmente i consumatori. Nello stesso anno, pubblica con Edizioni LINT Trieste il suo primo libro “Una donna… tante donne…”, che racconta l’esperienza di vita e di malattia di una donna, emblema di tante altre. L’oncologo Umberto Veronesi scrive la prefazione del libro. Nel 1995 è la volta di “S.O.S. Consumatori”, edito da Alessio Curto Editore, che racconta e spiega le attività dell’OTC.
Dopo il 2000, scrive altri tre libri. Uno con Edizioni Lint, “Ad un passo dalla meta. Il tumore della mammella attraverso 5000 anni di storia”; uno con la Tipografia Villaggio del Fanciullo, “S.O.S. Consumatori News”; e, con Edizioni Italo Svevo, “Zio Nini o la rivoluzione umana”. Quest’ultimo scritto racconta la storia poco nota di suo zio Giovanni, morto in un campo di concentramento.
Con la Tipografia Villaggio del Fanciullo, a fine 2005 pubblica anche “Riflessioni e fantasie”, una breve raccolta di alcuni racconti e temi scritti dal nipote Luca, di otto anni.
Per la sua opera in tutti i campi del sociale, nel 2002 Luisa viene insignita dell’onorificenza di Commendatore della Repubblica e, nel 2017, riceve il Sigillo trecentesco della Città di Trieste. La madre Maria muore nel 2001, il marito Alfredo invece nel 2011, entrambi ultranovantenni.
A ridosso della Pandemia di Covid-19, Luisa cessa progressivamente le sue attività, lasciando un ANDOS che è tuttora un’organizzazione presente e molto attiva su tutto il territorio italiano.
Un tratto che non la abbandona mai, dall’inizio delle sue attività fino alla fine, è il costante equilibrio tra il voler gestire tutto in prima persona e al meglio delle possibilità, ma allo stesso tempo con un’abnegazione e una solerzia che spesso hanno sfiorato lo sminuimento. Persino ricevendo il Sigillo Trecentesco, in una sala piena di istituzioni, amiche e colleghe, dice di non essere certa di meritare quel riconoscimento. Certezza che le restituisce, però, il calore della sala e il riconoscimento di una città che non l’ha dimenticata.
Luisa Nemez Bernardinello si spegne a Trieste il 20 dicembre 2024, a 99 anni.
La sua dedizione per l’aiuto verso il prossimo, la comunicazione e il dialogo hanno lasciato una forte impronta nella figlia e nella nipote Erica, entrambe dottoresse, e nel nipote, attivo nell’insegnamento della scrittura e attore.