Laura Visconti Ciceri è stata la cofondatrice dell’Ospedale Fatebenesorelle. Nasce a Milano, il 10 marzo 1768, da famiglia di origini nobili: il padre era il conte Francesco Antonio Visconti di Modrone e la madre la marchesa Marianna Fagnani.
A diciassette anni sposa il conte Filippo Ciceri; i due hanno una figlia, Maria, che presto affianca la madre nelle sue attività di beneficenza. A sua volta sposa un nobile, il marchese Daniele Ala Ponzone, la cui vita terminerà prematuramente nel 1833.
La Contessa vive nella Milano asburgica di inizio ‘800, caratterizzata da un fermento culturale ed intellettuale significativo. La città vede importanti operazioni di rinnovamento: vengono costruite la rete stradale e la linea ferroviaria tra Milano e Monza, vengono sviluppate delle vie d’acqua navigabili e viene istituita una nuova illuminazione notturna in città. In queste condizioni, cambiano anche i costumi e gli stili di vita: emerge il ceto mercantile, assumono rilevanza culturale i caffè milanesi, si diffondono le opere di beneficenza e riaprono molti degli edifici sacri chiusi nel periodo napoleonico, spesso in un processo di rifunzionalizzazione.
La vita di Laura Visconti Ciceri si lega, presto, con quella della donna che ha l’idea di aprire un Ospedale Fatebenesorelle: si tratta di Giovanna Lomeni, monaca di un ex convento di San Paolo soppresso nel 1810, tra le tante istituzioni religiose represse durante il periodo napoleonico. Da quel momento, da laica, inizia a pensare al progetto di un Ospedale Fatebenesorelle, sul modello del Fatebenefratelli per gli uomini, attivo a Milano già dal 1584. Un ospedale, quindi, che accogliesse donne malate povere, bisognose di cure e di assistenza gratuitamente fornite. Riscuotendo un discreto successo in parte della popolazione milanese – specie in quella femminile già attenta a queste tematiche -, Lomeni prosegue nella sua operazione presentando una richiesta al Viceré milanese per la costruzione dell’Ospedale e indicando anche due possibili siti di edificazione. Pur suscitando un grande interesse con la sua proposta, per quattro anni il progetto si arresta, a causa della mancanza di finanziamenti significativi.
È in questo periodo che viene coinvolta la Contessa. Dopo svariati tentativi di ricerca di finanziamenti, infatti, Lomeni si rivolge proprio a Laura Visconti Ciceri, già da tempo impegnata in opere di beneficenza, in particolare in veste di protettrice delle inferme presso l’Ospedale Maggiore di Milano. Ciceri Visconti si interessa immediatamente alla proposta e accetta di partecipare, accorgendosi, però, che, oltre alla dimensione finanziaria, a Lomeni e al suo progetto mancano anche delle vere e proprie nozioni organizzative e amministrative. Assumendosi, quindi, il compito di portare queste competenze al progetto, la Contessa cerca, in un primo tempo, di coinvolgere Lomeni all’interno di ogni processo decisionale, dimostrando grande delicatezza. Con il tempo, tuttavia, decide di assumere sia il ruolo di direttrice che di amministratrice dell’Ospedale.
La ricerca di una sede per l’Ospedale vede una svolta grazie all’ex convento di Sant’Ambrogio ad Nemus nel Borgo degli Ortolani nella zona di Porta Tenaglia, che diviene libero a seguito della soppressione dell’ordine dei Padri riformati che prima ci si trovava. Oltre alla disponibilità immediata, il complesso offre anche dei vantaggi nelle caratteristiche ambientali e igieniche che si rivelano particolarmente adatte per un ospedale. Mancando, però, altri elementi cruciali per la partenza del Fatebenesorelle, è Laura Visconti Ciceri a risolvere la situazione: grazie a sue ulteriori e cospicue donazioni, infatti, la Contessa è in grado di fornire all’Ospedale l’accoglienza e l’assistenza necessarie per le pazienti, oltre al fondamentale corpo di infermiere grazie al quale è possibile avviare l’attività.
Così, l’Ospedale Fatebenesorelle apre nel 1823, seppur presentandosi in questa prima fase come istituzione privata, date le piccole dimensioni: inizialmente, infatti, c’è posto per sole 24 pazienti e 12 infermiere. La prima donna a essere curata nel Fatebenesorelle è Angiola Ghezzi, una curatrice di 33 anni che venne ricoverata il 26 agosto del 1823, per febbre.
Nel 1825 l’Ospedale riesce finalmente ad assumere uno statuto pubblico ed è nello stesso periodo che viene organizzata una prima cerimonia di inaugurazione, alla quale partecipa persino l’Imperatrice d’Austria, in viaggio con il marito verso i territori del Lombardo-Veneto. Sorpresa positivamente dall’operato di Visconti Ciceri per l’Ospedale Fatebenesorelle, oltre che toccata dalla vita e dalle vicissitudini delle pazienti dell’istituto, l’Imperatrice decide di conferire alla Contessa la Croce stellata, un raro riconoscimento dell’Ordine cavalleresco femminile della Croce stellata, per rimarcare il suo impegno e l’importanza del suo operato come benefattrice.
Una seconda cerimonia di inaugurazione seguirà il mese dopo, alla presenza dell’Imperatore.
Alla morte di Giovanna Lomeni, avvenuta peraltro all’interno dello stesso Ospedale, Laura Visconti Ciceri si assume tutte le responsabilità del Fatebenesorelle: le due necessità più impellenti sono quelle di trovare nuovi finanziamenti e una nuova sede per l’istituto, al fine di poter curare più pazienti e di poter fornire un’assistenza e un’accoglienza più capillare. Grazie alle capacità della Contessa e alla sua rete sociale entrambi gli obiettivi vengono raggiunti: i finanziamenti e le donazioni cominciano ad arrivare e, di conseguenza, diventa possibile spostare il Fatebenesorelle in una nuova sede, anche questa volta una ex proprietà ecclesiastica, il cui ordine monastico precedente era stato espropriato dai provvedimenti prima giuseppini e poi napoleonici, nel 1810. Il complesso che Laura Visconti Ciceri individua si trova nell’attuale Via della Moscova ed era costituito dal Convento dei padri Carmelitani Scalzi, dalla Chiesa di San Carlo e dal romitaggio, vale a dire una zona centrale recintata, ideata per il ritiro spirituale e la preghiera. Come per la sede precedente, anche questo complesso si rivela particolarmente adatto per via della vicinanza e disponibilità di acqua – e, dunque, per l’idoneità sanitaria -, oltre che per la sua prossimità al centro principalmente frequentato dagli aristocratici per il passeggio quotidiano, vale a dire la zona compresa tra Porta Orientale (oggi Porta Venezia) e Porta Nuova.
Ancora una volta, la visione organizzativa e amministrativa di Laura Visconti Ciceri si rivela fondamentale per la sopravvivenza e l’espansione dell’Ospedale. Affida, infatti, il progetto e la costruzione della nuova sede al suo architetto di fiducia, Giulio Aluisetti, che progetta un complesso tanto esteticamente piacevole quanto adeguato alle necessità mediche e igieniche dell’Ospedale. Soprattutto, però, la rete sociale in cui la Contessa è inserita si rivela efficace ed essenziale per l’espansione dell’istituto. Diverse donne nobili milanesi, infatti, già attive nella beneficenza e interessate alla causa, iniziano a donare parte dei loro patrimoni al Fatebenesorelle, contribuendo, così, a rendere l’idea di Giovanna Lomeni e la gestione illuminata di Visconti Ciceri realtà concreta. Tra le numerose donne c’è, per esempio, Paola Agnesi sorella di Maria Gaetana, la famosa matematica settecentesca, che dona all’Ospedale, come lascito testamentario, un’ampia proprietà terriera, La Valera, e alcuni caseggiati, collocati in provincia di Monza e Brianza. Un’altra donazione significativa e importante arriva da Savina Alfieri vedova Nasoni, che destina il proprio lascito alla costruzione di strutture di degenza per pazienti affette da malattie croniche, come le numerose donne malate di tubercolosi.
Il 18 aprile del 1836 c’è la posa della prima pietra del nuovo ospedale, che verrà inaugurato quattro anni dopo: in quegli anni, il coinvolgimento di Laura Visconti Ciceri è costante e continuo ed è grazie al suo lavoro che l’Ospedale Fatebenesorelle nella sua nuova sede ampliata vede la luce, il 29 settembre del 1840. La Contessa morirà un anno dopo, il 29 ottobre del 1841, lasciando in testamento tutti i suoi beni al Fatebenesorelle, anziché destinarli al nipote, figlio di Maria, sapendolo già benestante.
In questo modo, Laura Visconti Ciceri prosegue, anche dopo la sua morte, il grande lavoro della sua vita: permettere anche alle donne povere e indigenti di essere assistite e curate, nel maggior numero possibile e nelle migliori condizioni possibili.
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