Era il 13 settembre 1900 quando, per la prima volta, una lettera inviata al presidente della locale commissione deputata all’istruzione recava la firma di Giovannina Pia Ciuti. La donna di 31 anni, originaria di Terni, avendo avuto notizia della nomina a “direttrice maestra” dell’asilo infantile bazzanese che doveva entrare in funzione proprio quell’anno, con tale lettera ringraziava, scrivendo:
“[…] ed è con animo riconoscente che, mentre com’è mio dovere, mi affretto ad assicurarle della mia accettazione, porgo all’intera commissione i miei più vivi ringraziamenti. Lunedì prossimo, circa alle ore 11, io sarò costà affine di prendere il posto, al quale la fiducia di cotesto onorevole comitato mi ha chiamato e a cui dedicherò ogni cura per corrispondervi degnamente […]”.

Aveva da poche settimane preso servizio, quando attraverso una dettagliata relazione, Pia metteva al corrente la commissione circa gli orari giornalieri da lei stabiliti e l’orientamento che intendeva dare all’insegnamento. In tale scritto, infatti, precisava che

nella formulazione degli orari ho tenuto conto soprattutto dell’istinto di attività e d’instabilità tanto vivi nella prima infanzia. Il bambino infatti non avrà l’ozio, ma nello stesso tempo non avrà a trattenersi a lungo sopra uno stesso oggetto; presto si stanca di ciò che in principio sembrava immensamente dilettarlo, quindi, affinché le occupazioni siano sempre di suo gradimento, è necessario variarle spesso ed ho creduto bene perciò di non prolungare oltre la mezz’ora i vari esercizi ed occupazioni giornaliere. Ho messo pure come materia d’insegnamento, per la seconda sezione, la lettura e scrittura, non intendendo adoperare in questo asilo un vero e puro metodo “fröbeliano”. Peraltro, siccome non si può pretendere da bambini, che non hanno ancora compiuti i sei anni, un’attenzione che non sia proporzionata alle loro energie fisiche e intellettuali, così non è mia intenzione sforzare la loro mente ad apprendere ciò che formerà principale materia d’insegnamento nella prima classe elementare, come non è mia intenzione d’impedirlo a quelli che vi possono giungere senza fatica. L’istituto infantile non deve che educare con le facoltà dei bambini […].

Questa lungimiranza e modernità di vedute resero Pia molto amata non solo all’interno dell’istituto da lei diretto, ma anche nell’intero paese.

Nata a Terni nel 1869 da Giovanni Clodomiro e Vittoria Masini, Giovannina Pia Ciuti si era trasferita con i genitori a Bologna, nella casa di via Nosadella, 55. Una volta assunta a Bazzano come direttrice dell’asilo, Pia aveva preso residenza in questo piccolo centro, dove sarebbe rimasta fino alla morte, avvenuta nel 1925. Scomparsa la maestra Ciuti all’età di 56 anni, il commissario prefettizio, alla guida del Comune di Bazzano, nel 1926 intitolò l’asilo comunale “all’amata e stimata direttrice”, accogliendo l’appello di molti cittadini. Nella deliberazione del 26 aprile si leggono infatti le seguenti motivazioni:
“[…] ad essa va attribuito il precipuo merito se l’asilo ben presto prosperò, perché al suo ministero di insegnante essa seppe prodigare tutte le sue doti di intelligenza e di cuore e tutta una esistenza di apostolato.

In concomitanza con l’intitolazione dell’asilo, veniva anche costituito un fondo, in memoria della maestra, i cui proventi annualmente dovevano essere impiegati per la distribuzione di premi scolastici agli alunni più meritevoli e più bisognosi, premi ovviamente intitolati a Pia Ciuti.

Il 7 giugno di quell’anno, in occasione del saggio annuale degli alunni dell’asilo, venne solennemente commemorata la figura della “compianta signorina Pia Ciuti”.

Morta il 14 giugno 1925 a Bologna, nella casa in cui aveva vissuto prima di trasferirsi a Bazzano, Pia non fece in tempo ad assistere alla chiusura dell’asilo comunale, perché ciò si verificò nel 1929, ossia 4 anni dopo la sua morte. Infatti questo istituto aveva sempre avuto problemi economici e nel 1928, quando in paese cominciò a funzionare l’asilo dell’Opera Minelli, voluto dalla signora Virginia Merighi Minelli, il podestà non esitò a chiudere l’asilo comunale e a far sì che la popolazione si avvalesse del nuovo istituto, che in un solo anno di funzionamento aveva avuto un numero di iscritti pari al doppio di quello avuto dall’asilo del Comune. In tal modo la scuola dell’infanzia, che con tanta passione era stata diretta dalla maestra Ciuti, scomparve pressoché con lei.

Giovannina Pia – o semplicemente Pia, come era solita firmarsi – è dunque parte di quella schiera di “maestre” che sono state pioniere di una rivoluzione tanto pedagogica, quanto femminista. Donne che, attraverso l’insegnamento, sono potute uscire dalla dimensione casalinga, rivendicando autonomia e diritti. La professione di insegnante, intesa come una sorta di prolungamento del ruolo materno, era stata infatti accettata dalla società dell’epoca, consentendo alle maestre di divenire il primo modello di figura femminile alfabetizzata, economicamente autonoma e dotata di libertà di movimento.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Giovannina Pia Ciuti

ARCHIVIO STORICO COMUNALE DI BAZZANO, Deliberazioni del commissario prefettizio, 1926, vol. 18 (delle Deliberazioni di Giunta in cui sono comprese)

Ibidem, Carteggio amministrativo, 1900, cat. IX, b. 381.

Ibidem, Atti di morte, 1925, reg. 60.


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