Nata a Napoli il 9 dicembre 1705, Faustina Pignatelli Carafa, principessa di Colubrano, cresce in una delle famiglie più influenti dell’aristocrazia meridionale. La Napoli del primo Settecento era una capitale culturalmente vivace: accanto alla tradizione aristotelica ancora dominante nelle università, si stavano diffondendo le nuove scienze matematiche e sperimentali ispirate a Isaac Newton. In questo contesto, per una giovane donna studiare matematica era raro. Eppure fu proprio in questo ambito che Faustina trovò il proprio spazio.
La sua formazione, sostenuta da maestri vicini agli ambienti del rinnovamento scientifico napoletano, si orientò verso la filosofia naturale e le matematiche. L’interesse per il newtonianesimo la inserisce idealmente in un dibattito europeo che era ancora in larga parte maschile, ma costellato di numerose studiose di valore, alcune delle quali acquisiranno larga fama (si veda ad esempio Gaetana Agnesi).
Nel 1723 sposa Francesco Domenico Carafa, principe di Colubrano. Il matrimonio non interrompe il suo percorso intellettuale. La residenza napoletana dei Carafa divenne un luogo di incontro per discutere di scienza e letteratura. In un’epoca in cui università e accademie erano difficilmente accessibili alle donne, il salotto aristocratico poteva trasformarsi in uno spazio alternativo di discussione e circolazione delle idee, e Faustina vi partecipava attivamente.
Il riconoscimento più significativo giunge nel 1732, quando è ammessa come socia onoraria all’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna. Dopo Laura Bassi, era tra le pochissime donne accolte in un’istituzione scientifica europea di primo piano. L’elezione la inserisce a pieno titolo nella rete internazionale degli studiosi, la cosiddetta “Repubblica delle Lettere”.
Nel 1734 pubblica, con lo pseudonimo di “anonima napolitana”, un contributo matematico sui Nova Acta Eruditorum di Lipsia. La scelta dell’anonimato può essere letta come una strategia prudente: in un ambito percepito come maschile, permetteva al testo di essere valutato prima del pregiudizio legato al nome dell’autrice.
La sua attività si sviluppa soprattutto attraverso la corrispondenza e il dialogo con studiosi italiani e stranieri. Una testimonianza significativa della sua posizione intellettuale si trova nel racconto del segretario dell’Accademia di Bologna, Francesco Maria Zanotti. In un dialogo da lui riferito, Faustina osserva che, se è vero che i fisici «non si arrischiano di disputare [sulla natura] di quella virtù che muove i corpi», è altrettanto vero che i metafisici sono «più oscuri e si perdono dietro a questioni inutili». La frase restituisce l’immagine di una studiosa incline al metodo sperimentale e poco interessata alle dispute astratte.
Non rimane di lei alcun un trattato sistematico, ma costruì la propria autorevolezza attraverso relazioni, scambi e riconoscimenti reciproci. In un sistema che escludeva le donne, se non legalmente almeno di fatto, le donne da posizioni accademiche, la partecipazione alle reti culturali rappresentava una forma concreta di presenza nella produzione del sapere.
La separazione dal marito nel 1731 e la successiva vedovanza le garantirono maggiore autonomia. Fino alla morte, avvenuta a Napoli nel dicembre 1769, Faustina rimase un punto di riferimento per gli ambienti scientifici cittadini.
La vicenda di Faustina Pignatelli illumina un momento storico in cui alcune donne, pur lasciate fuori dalle istituzioni universitarie, riuscirono a inserirsi nei processi di elaborazione e circolazione del sapere. Il suo nome compare accanto a quello di altre protagoniste del Settecento scientifico per competenza riconosciuta.
*Biografia a cura di Tommaso Fratton. Frequenta il terzo anno del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Trento. Ama leggere e stare in compagnia degli amici, ma soprattutto è curioso di conoscere sempre cose nuove, in particolare nell’ambito della storia culturale e della storia delle donne nella scienza. Partecipa al gruppo SCRIBUNT: gruppo di Ricerca e Scrittura di Biografie – Università di Trento (referenti: Lucia Rodler, Maria Barbone, Susanna Pedrotti).