Albertina Cortelloni nasce nel 1913 nella frazione di Renno, a sei chilometri da Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena. Conosciuta come “la tassista dal golfino rosso”, Albertina risulta essere la prima donna in Italia a ottenere la patente di taxi e a svolgere la professione di tassista.

Cresce nella sua città natale insieme ai genitori e, al compimento dei diciotto anni, sposa Mario Barbari. Con il marito condivide sia la vita quotidiana sia il mestiere. Mario infatti lavorava già come tassista e Albertina, che fin da giovane era sempre stata appassionata di motori grazie al padre che possedeva trebbiatrici, trattori, ingranaggi, pistoni e altre macchine agricole, è affascinata da questo mondo. L’amore per i motori e le auto la spinge – nel 1936, un anno dopo essersi trasferiti nel capoluogo – a fare richiesta per la licenza di terzo grado necessaria per guidare le auto destinate al servizio pubblico, i taxi. Era il periodo fascista e quindi le difficoltà, per una donna che voleva deviare dalla vita tipica da casalinga, non mancarono. Il giorno dell’esame Albertina ricorda la perplessità dell’esaminatore nel vederla presenziare tra i richiedenti e come si rivolgesse a lei quando gli altri non sapevano rispondere alle domande più difficili. Nonostante il superamento dell’esame, Albertina si scontra con il prefetto di Modena, perché questi si rifiuta di firmarle la patente di tassista poiché, a suo dire, una donna non poteva avere le capacità per guidare. Decisa nelle sue intenzioni, non si scoraggia e si rivolge direttamente al Ministero affinché intervenga per ultimare l’iter. A ventitré anni Albertina è ufficialmente al volante.

Negli anni successivi, e dopo l’obbligo di prendere la tessera del partito fascista per ottemperare alle disposizioni in vigore dal 1933, guida prima una Bianchina, poi una Topolino 500 nera; racconta che erano rimasti solo tre tassisti a Pavullo. I colleghi “mi guardavano male, dicevano che portavo loro via il lavoro”1. Lei stessa aveva spesso l’abitudine di non incontrare lo sguardo dei clienti che salivano sul taxi perché la guardavano di sbieco. Tuttavia non si scoraggia e anzi, in un’intervista per i suoi cento anni, ricorda che “mio marito andava piano, chi aveva fretta sceglieva me perché amavo correre” 2. E se proprio doveva scegliere tra le strade dell’Appennino montano o l’asfalto dell’autostrada, preferiva di gran lunga le prime perché meno noiose.

Il suo scopo era lavorare, mantenere l’auto e la famiglia. Per questo sul suo taxi salivano tutti: nazisti, fascisti, partigiani, malati, persone comuni. Durante gli anni della guerra Albertina era l’unica a offrire ancora il servizio taxi a Pavullo, in quanto gli uomini erano chiamati al fronte o tra le fila dei partigiani. Ma continuare a guidare significava anche entrare nel mirino di una delle due fazioni. Una volta rischiò di essere bombardata dai partigiani perché la sua Topolino era molto simile alle auto nere utilizzate dai tedeschi. “Qualche giorno dopo ho incontrato un partigiano che mi ha detto: ‘Sai che ti ho salvato per miracolo?’. [...] Pensava che ci fossero i tedeschi dentro e stava lanciando una bomba a mano sull’auto, poi ha visto all’ultimo minuto che ero io e ha alzato la mira”3. Dopo questo episodio, Albertina deve trovare un modo per distinguersi, per essere riconoscibile dai partigiani ma senza destare sospetti tra i nazisti e i fascisti che continuava a trasportare. Seguirà il consiglio che loro stessi le diedero: indosserà un maglioncino rosso, confezionatole dalla madre con degli scarti di lana trovati in casa.

Albertina guiderà il taxi fino all’età di ottantasei anni e riceverà una medaglia d’oro dal Ministero del Lavoro per la sua lunga carriera. Muore a centotré anni nel 2017, mentre la passione per le auto resta in eredità al figlio Paolo, anche lui tassista, e alla nipote Rita.

Note


1 Gabriele Farina, “I 100 anni di Albertina la prima taxista d’Italia”, Gazzetta di Modena, 27 novembre 2013.
2 Caterina Pasolini, “La ragazza col golfino rosso e i partigiani. La storia della prima donna tassista in Italia”, La Repubblica, 23 agosto 2017.
3 Gabriele Farina, Ivi.




Voce pubblicata nel: 2019

Ultimo aggiornamento: 2026